Gli infermieri, in Italia, partono da uno stipendio che è sulla soglia della povertà relativa. Non va meglio ad autisti-soccorritori, soccorritori dipendenti e tecnici. Ci possiamo permettere di valorizzare così poco il lavoro di chi “tiene in piedi la baracca” del servizio sanitario?

Lo sappiamo: non ci sono più infermieri. Possiamo stare qui a maledire il cielo. Possiamo aprire bandi per professionisti da Cuba, Tunisia o Marocco (come stanno facendo diverse Regioni). Oppure possiamo scegliere di valorizzare tutti quei lavoratori che rappresentano una categoria professionale essenziale nel sistema sanitario italiano. Non bastano infatti i medici (che hanno già iniziato a fuggire verso lidi molto più remunerativi da tempo) e gli infermieri per fare il sistema sanitario, almeno il pre-ospedaliero. Servono anche i tecnici, i soccorritori di base dipendenti (che assicurano il servizio di emergenza dal lunedì al venerdì). E servono anche i volontari, che non sono più i cittadini di trent’anni fa, con stipendi, tenori di vita, necessità totalmente diverse da quelle attuali.

La vita costa: Ma quanto mi costa?

Non è colpa dei cittadini che hanno perso la volontà, intendiamoci: oggi gli stipendi di tutti i lavoratori si sono compressi e la soglia di povertà si è alzata. Con 1.150 euro al mese di stipendio si ricade perfettamente nella soglia di povertà relativa: non sei tanto povero da dover andare a mangiare nella mensa della Caritas, ma non hai abbastanza soldi per garantire a te e alla tua famiglia spese mediche di base, vacanze, e tutti gli extra che erano “normali” fino a pochi anni fa. Per questo motivo oggi l’infermiere che entra con uno stipendio entry level in ospedale, non può sfuggire alla soglia di povertà relativa nel nostro Paese.

Stipendi da neoassunti e rischio povertà

Secondo i dati più recenti, lo stipendio medio di un infermiere in Italia è di circa 1.450€ netti al mese, pari a 26.400€ lordi annui. Tuttavia, per i neoassunti la retribuzione può scendere fino a un minimo di 1.150€ netti mensili, corrispondenti a 20.100€ lordi annui. Confrontando questa cifra con la soglia di povertà relativa per una famiglia di due componenti, pari a 1.150€ mensili nel 2022, è evidente che un infermiere neoassunto o part-time con questo stipendio entry level si troverebbe esattamente sulla linea di povertà relativa.

Povertà diffusa al Sud, ma vissuta al nord

La povertà relativa però è una linea frammentata nel nostro Paese. Con 1.150 euro, a Milano, non si può vivere dignitosamente. Un posto letto in stanza singola parte da 600 euro. Mentre uno stipendio simile, in un’area del sud Italia – non tutte – è sufficiente per vivere dignitosamente. Cambia molto anche lo stipendio relativo che si può portare a casa, a seconda della zona in cui si va a lavorare. Molti infermieri neoassunti o con poca esperienza in Regioni come Lombardia, Veneto od Emilia-Romagna rischiano concretamente di trovarsi in condizioni di povertà relativa, con un tenore di vita al di sotto degli standard medi nazionali.

Prospettive di crescita salariale e… di straordinari

Fortunatamente, con l’accumularsi di esperienza e l’assunzione di ruoli più specializzati, le retribuzioni degli infermieri migliorano sensibilmente. Gli stipendi massimi arrivano fino a 2.300€ netti al mese (46.800€ lordi annui) per figure come infermieri di pronto soccorso, strutture private o dirigenti infermieristici. E spesso sono gli straordinari ad arrotondare il salario professionale. Ma questo problema non è vissuto solo dagli infermieri. Pensiamo agli OSS, agli autisti-soccorritori o ai soccorritori dipendenti, che si trovano spesso con meno tutele sugli orari di lavoro, e con meno riconoscimenti rispetto alle attività usuranti che compiono. Un autista soccorritore – in media – riesce a portare a casa uno stipendio di 1.400 euro. Mentre è più valorizzato il tecnico di centrale operativa, che può aumentare il suo stipendio con le indennità per i turni notturni.

Su cosa risparmia un sanitario soccorritore?

Questa è la domanda cruciale, oggi, per capire la situazione del sistema sanitario e di emergenza. Di fronte a retribuzioni iniziali così basse, molti infermieri neoassunti, molti soccorritori, sono costretti ad adottare strategie di risparmio per arrivare a fine mese. In molti continuano a vivere come studenti universitari, quindi condividendo l’alloggio con altri inquilini per abbattere le spese. Moltissimi riducono le attività nella vita privata, concentrandosi su sport, o su uscite all’aperto che però devono costare poco. Tantissimi arrotondano con lavori part-time aggiuntivi. Ed è qui che iniziano i problemi. Come possiamo pensare che sia lucido un sanitario o un soccorritore che lavora 60 ore a settimana? Ma soprattutto – problema più grande – i soccorritori e gli infermieri risparmiano sulla formazione aggiuntiva, la simulazione, il training che permette di non commettere errori sul paziente.

Bisogna dare benefit ai soccorritori, agli infermieri e ai medici

Queste misure di contenimento della spesa possono avere un impatto negativo sulla qualità della vita e sul benessere psico-fisico degli infermieri e dei soccorritori. Ma ci sono potenziali ripercussioni su performance lavorativa e cura dei pazienti. Nonostante il ruolo cruciale che queste figure rivestono nel SSN, molti neoassunti o con poca esperienza rischiano di trovarsi in condizioni di povertà relativa, senza possibilità di formarsi per migliorare il proprio status, e profondamente frustrati. È fondamentale garantire retribuzioni dignitose fin dall’inizio della carriera, in modo che questi professionisti possano sentirsti appagati, avere maggiore capacità empatica con i pazienti, riducendo gli stress sulla loro stessa sopravvivenza economica, e concentrarsi pienamente sulla missione di cura e supporto ai pazienti.