Autori: Giorgetti L., Galmonte A., Segulin N. – S.O.G.IT Soccorso dell’Ordine di San Giovanni in Italia, Sezione Grado Psicologi. Fotografia Ph. Cristina Pasqua

La Cassetta degli Attrezzi dell’operatore dell’emergenza è un insieme efficace di strumenti psicologici, emotivi e tecnici che permettono di fronteggiare eventi critici, preservando al contempo il benessere psicologico del professionista. Si tratta di competenze e strategie, non tecniche ma psicologiche ed emotive, che consentono di mantenere il controllo, gestire lo stress e fornire un supporto adeguato alle vittime e ai colleghi.

L’obiettivo principale della Cassetta degli attrezzi è dunque quello di far sviluppare, implementare e quindi preparare il professionista dell’emergenze ad affrontare l’evento critico sia sul piano tecnico sia su quello emotivo e relazionale, riducendo il rischio di burnout e PTSD e aumentando la resilienza personale e di gruppo.

Le competenze psicologiche dell’operatore dell’emergenza

Gli operatori che si trovano ad agire in situazioni d’emergenza possono trarre notevole beneficio dallo sviluppare ed affinare una serie di competenze psicologiche fondamentali, che aiutino a garantire un intervento efficace e tutelino il loro benessere psicologico nel lungo periodo (OMS, 2011). Le competenze, nello specifico, sono le seguenti:

  • Professionalità sanitaria specifica

La professionalità sanitaria rappresenta il fondamento di ogni intervento emergenziale, implicando sia il possesso di competenze tecniche sia la capacità di instaurare relazioni empatiche con le persone coinvolte nell’emergenza (OMS, 2011; Sbattella, 2020). Al contempo, vi deve essere un equilibrio fra l’empatia e l’approccio professionale, così da preservare l’efficacia dell’intervento (Sbattella, 2020). Inoltre, l’operatore deve anche essere in grado di costruire un clima di collaborazione e supporto con i colleghi, elemento cruciale per il buon funzionamento del lavoro di squadra (Poole, 2003; Rosen et Al., 2018).

  • Capacità di gestione della crisi

Le emergenze sono spesso caratterizzate da imprevedibilità, richiedendo agli operatori la capacità di prendere decisioni rapide e razionali mentendo uno stato di calma. Questo è possibile grazie all’utilizzo di strategie di coping efficaci, come il problem solving, il pensiero positivo e la respirazione profonda, che consentono di ridurre l’impatto delle emozioni negative (OMS, 2011; James et Al., 2025). Ottimizzare la capacità di gestione della crisi è utile sia per migliorare l’efficacia dell’intervento che per ridurre il rischio di esaurimento psicofisico (Di Giuseppe et Al., 2021).

  • Equilibrio personale

L’equilibrio personale è indispensabile per chi lavora nel settore emergenziale e viene esposto continuativamente a situazioni di elevata pressione emotiva. Per mantenere questo equilibrio, è importante sviluppare una consapevolezza di sé, dei propri limiti, ed anche essere capaci di riconoscere segnali di stress o affaticamento emotivo. Al fine di quanto appena detto, prendersi cura del proprio benessere, attraverso l’attività fisica, il sostegno sociale o la pratica della mindfulness, può contribuire a rafforzare questa stabilità (Jacobs & Keegan, 2022). Difatti, un operatore con un buon equilibrio personale diventa un punto di riferimento sicuro sia per il team di lavoro che per le vittime (Sommer et Al., 2016; Southwick, 2017).

  • Resilienza

Gli eventi emergenziali possono avere un impatto profondo sulla psiche dell’operatore; infatti, “il malessere che scaturisce dall’impatto con la sofferenza altrui può dare luogo a problematiche di natura psicologica che vanno ad incidere non solo sulla vita personale del professionista, ma anche sulla sua prestazione lavorativa, intaccando l’efficienza e l’efficacia del servizio reso alla vittima” (Novello, 2019). 

La resilienza, intesa come capacità di adattarsi e superare le difficoltà mantenendo un buon funzionamento psicologico, rappresenta una competenza fondamentale per chi lavora nel campo delle emergenze (OMS, 2011; McEntire, 2021). La costruzione della resilienza richiede un approccio proattivo, che include l’acquisizione di competenze emotive, il sostegno da parte di una rete sociale solida e la disponibilità di risorse, come programmi di supporto psicologico per operatori (Vagni et Al., 2022).

La resilienza permette di affrontare esperienze critiche e favorisce la crescita psicologica dell’individuo (McEntire, 2021; Vagni et Al., 2022); al contempo, una resilienza ben sviluppata non solo protegge l’operatore dal rischio di burnout e PTSD, ma migliora anche la sua capacità di fornire supporto efficace e continuo alle vittime (Vagni et Al., 2022).

In conclusione, le competenze psicologiche dell’operatore dell’emergenza costituiscono un fondamentale sostegno per il professionista, dunque attraverso un’adeguata formazione, una continua pratica e il supporto delle istituzioni è possibile coltivare queste capacità, garantendo interventi efficaci e benessere psicologico per chi è chiamato a operare in contesti tanto complessi (OMS, 2011).

Ma quali sono le reazioni psicologiche durante il soccorso che dobbiamo conoscere?

Le reazioni psicologiche agli interventi in emergenza possono essere suddivise in diverse fasi:

  1. Allarme: il primo impatto con l’evento critico, può essere caratterizzato da uno stordimento iniziale, ansia, irritabilità e irrequietezza o, al contrario, da una reazione di tipo inibitorio.
  2. Mobilitazione: superato l’impatto iniziale il professionista si organizza per agire; questa preparazione, insieme al trascorrere del tempo, l’interazione con gli altri e il passaggio all’azione finalizzata, sono tutti fattori che aiutano a dissolvere la tensione e recuperare l’autocontrollo. 
  3. Azione: l’intervento diretto a favore delle vittime; in questa fase l’operatore può esperire delle emozioni contrastanti, caratterizzate da una mobilità fra due poli, dove da un lato vi può essere uno stato d’euforia in risposta all’efficacia dell’intervento messo in atto (essere riusciti a prestare aiuto) e, all’opposto, vi può essere un sentimento di delusione, colpa, inadeguatezza quando l’intervento non ha successo.
  4. Rilassamento: è la fase che conclude l’intervento di soccorso ed è caratterizzata dal rientrare nella routine lavorativa e sociale; in questa fase possono emergere e manifestarsi contenuti emotivi negativi che sono stati inibiti durante la fase emergenziale.

Quali sono i Rischi a cui possiamo andare incontro?

Tutte le figure coinvolte in uno stato emergenziale di qualsiasi tipologia, ovvero chi chiede soccorso, chi viene soccorso e chi soccorre, sono sottoposti a stress e difficoltà di genere fisico, mentale e/o emotivo. Esempi di questi disagi possono essere una tensione costante, che si riflette su tutte le sfere personali (cognitiva, emotiva, fisiologica, posturale, relazionale) e che, se cronicizzata, può portare al Burnout; la difficoltà nel rilassarsi e/o addormentarsi; sentimenti di tristezza e/o rabbia che possono riattivare esperienze personali pregresse; disturbi comportamentali come l’abuso di farmaci, fumo, alcool, etc. (Jacobs & Keegan, 2022; Vagni et al., 2022).

Quali sono le strategie di supporto e prevenzione che possiamo utilizzare?

Per mitigare l’impatto psicologico delle emergenze, sono state sviluppate diverse tecniche di supporto, tra cui:

  • Defusing: discussione libera post-evento per elaborare emozioni e reazioni.

Nello specifico si tratta di un intervento breve (20-40 minuti) che viene organizzato per le persone che hanno vissuto una circostanza particolarmente disturbante e/o traumatica. Essendo una tecnica di gestione dello stress da evento critico, viene utilizzata a “caldo”, ovvero subito dopo l’intervento emergenziale. È caratterizzato nell’ascolto attivo ed empatico del gruppo operativo che racconta quello che ha visto, fatto e quello che è successo durante l’intervento di soccorso. Si lasciano esprimere le emozioni, dando loro un nome e, possibilmente, anche localizzandole nel corpo. Lo scopo è quello di normalizzare le reazioni ed i vissuti; rassicurare dalle angosce causate dall’evento e accogliere gli “sfoghi” più intensi che possono manifestarsi; valorizzare gli atteggiamenti positivi manifestati durante l’evento; fare commenti utili alla ripresa della buona funzionalità dei singoli e del gruppo.

  • Debriefing: incontri strutturati per ridurre l’impatto emotivo e facilitare l’adattamento della persona alla propria quotidianità successivamente ad un evento critico.

Si tratta di interventi specifici a distanza di due-tre giorni dall’episodio emergenziale, con durata approssimativa variabile dai 45 minuti alle 3 ore, cui sono invitati a partecipare coloro che hanno vissuto o preso in carico l’evento critico.

Questa tecnica prevede che i gruppi di discussione siano strutturati, coordinati e condotti da due operatori, che possono essere due psicologi o uno psicologo accompagnato da un pari (un operatore di soccorso o un superstite con esperienza di debriefing), con familiarità col lavoro di gruppo, con i problemi legati all’ansia e il suo trattamento, con le esperienze traumatiche e dolorose. L’obiettivo finale è quello di ridurre l’impatto emotivo dovuto all’esperienza negativa e/o traumatizzante. Un esempio capostipite nel quale sono stati utilizzati interventi di questo tipo sono i Debriefing sul personale di soccorso coinvolto nell‘attentato alle torri gemelle di New York del settembre 2001.

  • Peer support: supporto tra pari per favorire la comprensione e la condivisione delle esperienze.

Questa metodologia vede la presenza di pari co-debriefer (adeguatamente formati) nel debriefing con i soccorritori. Difatti, il concetto sulla quale si basa il peer-support è che la presenza di persone con esperienze simili e una formazione adeguata possa offrire svariati vantaggi nel processo di metabolizzazione e di recupero psicologico e operativo. Infatti, questo recupero è sostenuto da alcuni fattori che caratterizzano il peer-supporter, tra cui: i riferimenti comuni, che permettono ai soccorritori di sentirsi compresi e facilitano l’elaborazione della situazione vissuta, oltre a ridurre il senso di isolamento; la conoscenza del gergo, delle espressioni e delle regole sociali, e delle risorse del gruppo permettono una comprensione comunicativa tale da affrontare direttamente il problema, senza la necessità di troppe spiegazioni; migliora il clima di confidenza, ovvero il supporto che la persona riceve dai membri del proprio gruppo permette una maggiore sincerità e apertura comunicativa, diminuendo la diffidenza che può esserci nel momento in cui vi sono persone esterne al gruppo; offre garanzie di sicurezza, in quanto il poter esplicitare ad un membro del proprio gruppo i propri disagi, essendo certi della comprensione e della condivisione delle sfide e dei rischi lavorativi, permette di creare un senso di protezione intragruppale.

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Autore: Giorgetti L., Galmonte A., Segulin N.
Un sentito ringraziamento a S.O.G.IT. – Soccorso dell’Ordine di San Giovanni in Italia, e in particolare alle sezioni di Trieste e Grado, per la sensibilità, il supporto, il sostegno e la fiducia, che hanno dato l’opportunità e consentito il realizzarsi dei progetti e delle proposte operative della sezione psicologi.