Il paramedico racconta non solo la sua storia ma la storia della professione: studio, incarichi, farmaci e presidi sono all’ordine del giorno. «Qui possiamo anche lavorare da soli o guidare. Non c’è da avere paura»

Una serata molto interessante: la figura del paramedico a 360 gradi. Dopo una breve introduzione dove Mario Robusti (RescuePress) ha ribadito la collaborazione con AIES (presieduta da Roberto Romano) sono è intervenuto il paramedico Luca Alfatti moderato da Simone Celi infermiere di area critica in Svizzera.

Una serata affollata sui canali condotti da RescuePress dove questa figura ibrida tra medico e infermiere è sempre più sperata in un Italia dove a fare il loro lavoro sono spesso volontari dalle scarsissime competenze mediche. Non dalla scarsa formazione, è vero, ma soccorrere la gente non è il loro mestiere. Come nel caso del paramedico. E se è anche “solo” una professione medica richiede tantissima formazione, studio, una laurea, progetti e tanta voglia di mettesi in gioco.

Un po’ di definizioni

Che cos’è un PARAMEDICO? Semplice è un professionista sanitario altamente specializzato che fornisce cure mediche d’emergenza in ambiti extraospedalieri. E poi giù parole chiave: trattamenti salvavita, trasporto, valutazione, collaborazione ed evitare il sovraffollamento degli ospedali. In pratica il paramedico è molto utile per trattare il paziente ed evitare lui un ricovero ingiustificato o dove necessita solo di un trattamento anche intensivo ma breve.

Una storia lunga: fatta di formazione

Fino agli anni ’80 si faceva “scoop and run” (carica e corri). Si prelevavano i pazienti senza nessuna competenza sanitaria (o molto limitata) e si correva in ospedale. Dal 2001 non è più così: la professione viene molto regolamentata. C’è un vero e proprio albo a cui bisogna iscriversi post-laurea. La laurea è una triennale professione sanitaria e può essere completata con master ed altra formazione. Ora si punta su triage e formazione. La precedente formazione tecnica (anni ’90) può essere completata con uno o due anni universitari. Il tutto con molta pratica. La storia della formazione è molto evoluta negli ultimi 30 anni e ha permesso una qualità del servizio sempre maggiore.

Alfatti si racconta

Il paramedico ha poi spiegato il suo profilo formativo in maniera molto dettagliata: non solo farmaci ma anche guida e valutazioni congiunte con il medico. Poi telefonia e altre tecnologie rendono la figura del paramedico a 360 gradi e sempre pronta a tutto. Dall’ambulanza al triage remoto, passando per Pronto Soccorso e reparti critici la figura del paramedico è ovunque. E spesso in strada a contatto con i pazienti lontano dalle strutture. Si è parlato poi di altri temi caldi come la prescrizione non medica: un paramedico adeguatamente formato può fare tutto.

Luca Alfatti è stato bombardato da mille domande se, per esempio la figura del paramedico sia sottovalutata e fatichi a collaborare con le altre professioni mediche: «Per nulla – conclude il paramedico – noi collaboriamo con infermieri, medici e altre professioni sanitarie. Siamo stimati e ben valutati. Sembra quasi un paradosso che non esistano in Italia…»

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