Dall’Inghilterra arriva un consensus statement dedicato all’estricazione dei pazienti dopo gli incidenti stradali. E’ il momento di parlare e di capire cosa fare per ridurre il dolore nei pazienti e la fatica inutile nelle fasi critiche del soccorso. Si può fare di più e meglio dal punto di vista della Spinal Motion Restriction?
La “notizia bomba” sta girando da poche settimane sui social e sulle community di medicina. Il Consesso di Medicina Preospedaliera FPHC di Edinburgo del 7 novembre ha pubblicato un importante documento di accordo fra i sanitari, che fornisce nuove raccomandazioni per l’estricazione dei pazienti coinvolti in incidenti stradali. Queste linee guida, basate sulle più recenti evidenze scientifiche, mirano a migliorare la gestione e l’assistenza delle persone intrappolate nei veicoli dopo una collisione.
Una nuova pietra miliare nella lotta all’immobilizzazione di tutti i pazienti
Il documento di 23 pagine firmato da Tim Nutbeam, Rob Fenwick, Charlotte Haldane, Caroline Leech, Emily Foote, Simon Todd e David Lockey esprime raccomandazioni per gestire l’estricazione del paziente ferito dopo un incidente automobilistico. L’obiettivo di questo documento è chiaro: supportare la medicina evidence-based dedicata all’estricazione, e quando le evidenze non ci sono, evitare eccessi bilanciando le necessità operative con semplicità e soluzioni pragmatiche. Quali sono però gli indirizzi, i “comandamenti” che non dobbiamo mai dimenticare quando parliamo di riduzione della movimentazione del paziente e del suo rachide?
Priorità alla rapidità
Tutti i pazienti con lesioni devono essere considerati tempo-dipendenti. L’obiettivo principale è minimizzare il tempo di intrappolamento nel veicolo. Il focus primario non è più ridurre al minimo qualsiasi movimento, ma ridurre al minimo il tempo di esposizione del paziente ai rischi di una scena non sicura e non protetta. E’ dimostrato che è estremamente difficile individuare lesioni critiche in un ambiente pre-ospedaliero, quindi qualsiasi approccio finalizzato all’immobilizzazione prende tempo, aumenta i rischi e l’attivazione di un trattamento definitivo.
Empowerment del personale non clinico
I soccorritori non sanitari devono essere autorizzati a decidere e attuare l’estricazione prima dell’arrivo del team clinico ALS. Questo significa dare più forza ai Vigili del Fuoco e al loro training. Ma in un paese come l’Italia, questo significherebbe liberare i soccorritori preprati in un determinato modo dal giogo dei protocolli cautelativi. Protocolli che – ormai – non hanno più nessuna forza contro le richieste di risarcimento, perché sconfessati da decenni di procedure di gestione del trauma orientate verso altri target clinici.

Auto-extrication come standard: possibile?
L’auto-estricazione o l’estricazione minimamente assistita dovrebbe essere la prima scelta per tutti i pazienti che non presentano controindicazioni. E’ la valutazione delle controindicazioni che deve guidare il soccorritore nella sua scelta, nell’approccio. Un paziente che ha fatto un incidente che per dinamica ha velocità inferiori ai 30 km/h non dovrebbe portarci ad effettuare estricazioni complete. Un paziente che ha già mal di schiena e non riesce a girare il collo, invece, a qualsiasi velocità dovrebbe indurci a pensare che ci possano essere controindicazioni. Quello che serve sono strumenti decisionali: Il personale non clinico dovrebbe avere a disposizione strumenti appropriati, come U-STEP Out, per valutare la possibilità di auto-estricazione.
Gestione della stabilizzazione cervicale: quando ha senso?
Non è necessario – secondo il consensus inglese – fornire stabilizzazione manuale in linea nei pazienti pienamente coscienti senza segni neurologici. E non è necessario in questi pazienti neanche il collare cervicale: Icollari riducono il movimento del collo e dovrebbero essere applicati prima dell’estricazione quando indicato, ma rimossi al termine della fase di estricazione. Quindi si preserva il paziente quando lo si sposta, ma lo si mette in condizioni comfortevoli quando lo si trasporta. Le valutazioni cliniche durante l’intrappolamento dovrebbero essere ridotte al minimo per non prolungare i tempi.
Assistenza clinica mirata: rapidamente via dalla scena, prima possibile in ospedale?

L’assistenza clinica durante l’intrappolamento del paziente nel veicolo dovrebbe limitarsi agli interventi critici necessari per accelerare un’estricazione sicura. Le nuove linee guida sottolineano l’importanza di considerare l’impatto psicologico dell’estricazione sul paziente. Le raccomandazioni a stare fermo, a non muoversi per nessun motivo, potrebbero aumentare i livelli di stress ansiogeno nel ferito. Il consensus di FPHC raccomanda di:
- Costruire una connessione con il paziente, spiegando le azioni e usando il suo nome
- Fornire un “compagno di estricazione” per rassicurare il paziente
- Consentire, quando appropriato, la comunicazione con i familiari
- Limitare la possibilità del pubblico di filmare o fotografare la scena dell’incidente
Finalmente quello che serve: formazione e collaborazione multidisciplinare
Il documento inglese enfatizza la necessità di una formazione standardizzata e di una collaborazione regolare tra i servizi di soccorso e le strutture sanitarie, con opportunità di apprendimento congiunto e revisione dei casi. Queste nuove raccomandazioni rappresentano un importante passo avanti verso un approccio all’estricazione più rapido, sicuro e centrato sul paziente, basato sulle più recenti evidenze scientifiche nel campo della medicina d’emergenza preospedaliera. E aggiungiamo: con il maggior numero di ore passate a utilizzare gli strumenti di estricazione che si hanno a disposizione! Non è facile infatti posizionare un KED o un XT su un’auto tamponata in colonna, figuriamoci quando il mezzo è ribaltato o bloccato su un fianco. E’ necessario fare sempre più training e trovare il metodo giusto per garantire ai soccorritori il massimo comfort mentale nella fase di movimentazione del paziente. E soprattutto provare le condizioni che vive il paziente. Capire cosa significa essere movimentati, essere trasportati su un’asse spinale per tanti chilometri, portare un collare fino all’ultimo – inutile – secondo prima di una radiografia.
Cosa faremo adesso? Ne parliamo insieme!
Non vogliamo limitarci ad una semplice lettura di questo articolo, ma vogliamo aiutarvi a diffondere una pratica più umana e logica nella gestione del trauma. Ecco perché il giorno 11 dicembre su Academy di Rescue Press discuteremo dell’immobilizzazione e della SMR con alcuni fantastici ospiti. Iscrivetevi ad Academy.rescue.press (oppure sosteneteci con l’abbonamento) e partecipate al prossimo webinar con Federico Moro, Giacomo Magagnotti e altri ospiti!







