Nella giornata di venerdì 15 novembre l’Università di Padova insieme alla società multiutility Etra s.p.a. hanno organizzato presso la suggestiva cornice dell’aula magna del “Bo” il convegno sulla valutazione del rischio bellico.

Dopo i saluti istituzionali delle molte autorità civili presenti in sala, volti a ringraziare l’operato di chi si prodiga per la bonifica del territorio dagli innumerevoli ordigni inesplosi ancora presenti sul nostro territorio, il moderatore Toni Capuozzo ha dato la parola ai relatori. L’esposizione dei temi è iniziata con l’intervento dell’ing. Baldan di Etra che ha spiegato la problematica dell’organizzazione dei lavori da parte dell’azienda avendo sempre a mente che possono essere rinvenuti ordigni bellici. In particolare, il tecnico ha lamentato la mancanza di una normativa specifica per la valutazione del rischio specifico legato ai dati in possesso quest’oggi. L’obiettivo auspicabile è che venga steso un capitolato tecnico per l’esplorazione del sottosuolo e che i relativi dati siano condivisi in un database comune in modo da mappare velocemente e in maniera specifica il territorio. 

Sistematizzazione delle bonifiche e miglioramento territoriale

Subito dopo è stato il turno del prof. Bondesan dell’università di Padova che ha catturato l’attenzione dei presenti con una serie di immagini molto dettagliate che riportavano la quantità di ordigni caduti nelle zone di competenza territoriale di Etra (zona che va dall’altopiano di Asiago fino alla cintura urbana di Padova). Il focus dell’intervento si è concentrato sulla predisposizione delle carte dei danni e le carte di rischio sulle quali sono segnate le zone a più alta probabilità di rinvenimento di materiale bellico. Tale attività risulta fondamentale per studiare le caratteristiche del territorio dove una si andrà a compiere bonifiche sistematiche, ma anche dove le ditte si potrebbero trovare con maggiore probabilità un ordigno inesploso. 

Salute e sicurezza nei cantieri: i residuati e il rischio

Sono intervenuti poi l’arch. Di Lorenzo dell’aerofototeca nazionale e la professoressa Petriccione sempre dell’università di Padova che hanno parlato sia del materiale in possesso dell’archivio nazionale (parliamo di milioni di foto aeree solo della Seconda guerra mondiale) che dello studio e predisposizione delle mappe per la valutazione del posizionamento di ordigni inesplosi.  Dopo la pausa, l’arch. Bortolato ha analizzato approfonditamente la legislazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro correlata alla possibile presenza di ordigni bellici in un’area di cantiere. Egli ha voluto anche stigmatizzare alcuni errori di indirizzo politico nella predisposizione delle normative specifiche. 

E’ toccato poi al col. Puglisi del Confop Nord che ha descritto come è organizzato l’esercito nell’attività di disinnesco e come viene predisposto il servizio di disinnesco di ordigni bellici (sia quando quest’attività ha carattere sistematico che quando è di carattere occasionale). Nel corso degli anni sono state bonificate centinaia di tonnellate di ordigni, ma purtroppo di materiale ce n’è ancora moltissimo sul territorio.

I danni dei residuati nei teatri di guerra

Il convegno si è concluso con la testimonianza del dott. Falqui del comitato internazionale di Croce Rossa che ha portato racconti e foto di diversi scenari di guerra in giro per il mondo stigmatizzando quelli che sono i danni riportati dalle popolazioni che si trovano in teatri di guerra. Egli ha citato alcune zone con altissima percentuale di mine così come anche altri territori martoriati da bombardamenti continui. I teatri di guerra vanno via via aumentando anche per il carattere sempre meno “convenzionale” dei conflitti.

Come si è potuto apprendere dalle diverse relazioni, il tema del convegno è di estrema attualità per tutte le attività correlate al rischio di ritrovamento di ordigni: infatti, questo può accadere sia quando si procede con operazioni pianificate che in situazioni del tutto casuali  in cui è il privato cittadino ad operare (tramite ditte specializzate ovviamente). È bene che i tecnici incaricati di programmare i lavori siano preparati sulla normativa specifica in merito alla sicurezza sul lavoro ed abbiano l’accortezza di pensare anche alla possibilità che nell’area del cantiere possa emergere un ordigno inesploso.