La figura dell’autista-soccorritore sarà al centro del Congresso Emergenza Urgenza di Rimini, ma sono ancora tanti i punti su cui lavorare e operare. Competenze, formazione e strumenti di lavoro saranno messi sul tavolo, per fare un punto e concordare un percorso che ormai da troppo tempo è solo annunciato.

ROMA – Il convegno “Autista soccorritore: certificazione delle competenze e profilo professionale” è stata una tappa importante nel viaggio della figura di autista-soccorritore. L’evento organizzato dal Co.E.S. Italia su iniziativa dell’On. Luciano Ciocchetti, Vice-Presidente della XXII Commissione Affari Sociali, ha permesso di riuniore molte autorità del settore. L’attenzione è focalizzata sulle attuali competenze degli autisti soccorritori nei sistemi di emergenza pre-ospedaliera e nelle maxi-emergenze, mettendo a confronto diversi modelli regionali.

Da Nord a Sud, o meglio: da formazione a non formazione

Negli ultimi anni, l’emergenza pre-ospedaliera ha subito notevoli trasformazioni. Nuove tecnologie avanzate, forte riorganizzazione operativa, mancanza di sanitari e mancanza di volontari hanno cambiato il volto del 118. Nel mondo post pandemia il ruolo dell’autista soccorritore è diventato sempre più cruciale. Garantisce interventi tempestivi ed efficaci, salute e sicurezza della squadra, tempestività. Tuttavia, l’aumento degli incidenti stradali che coinvolgono veicoli di soccorso ha evidenziato la necessità di una formazione più specifica. Una formazione che oggi non è uniforme né a livello Regionale, nè a livello nazionale. Per questo motivo COES, ACS e ENIF hanno presentato il loro progetto di certificazione delle competenze dell’autista-soccorritore.

Le maggiori società scientifiche sono concordi: serve un riconoscimento

Maurizio Menarini, Presidente della Fondazione FEU e direttore del 118 Romagna, ha sottolineato l’urgenza di regolamentare il profilo dell’autista soccorritore, esprimendo pieno sostegno alla certificazione delle competenze e al percorso legislativo per il riconoscimento giuridico della professione. Anche Paolo D’Agostino – avvocato – ha evidenziato le criticità legali legate alla mancanza di un profilo professionale definito, suggerendo che una certificazione potrebbe mitigare parte di queste problematiche. Le principali società scientifiche, tra cui SIIET, SIMEU e SISMAX, hanno manifestato il loro supporto, riconoscendo l’evoluzione significativa del ruolo dell’autista soccorritore negli ultimi decenni.

Un problema di tutele, prima di tutto lavorative

Le sigle sindacali AAROI-EMAC, CGIL-FP, CISL-FP, UIL-FPL, FIALS e CSE Sanità FLP hanno ribadito la necessità di aggiornare le declaratorie dei contratti collettivi nazionali per riflettere le reali attività svolte da questi operatori, auspicando l’istituzione di un profilo professionale specifico. Rappresentanti di realtà regionali come AREU Lombardia, Trentino Emergenza, Azienda Zero Piemonte e ASP Reggio Calabria hanno condiviso i propri modelli organizzativi, esprimendo il bisogno di una definizione giuridica chiara per il ruolo dell’autista soccorritore. L’On. Luciano Ciocchetti ha manifestato ottimismo riguardo all’avanzamento di una proposta di legge, sottolineando l’importanza di colmare le attuali lacune legislative che espongono il personale a rischi professionali. Il convegno ha rappresentato un’importante occasione di dialogo tra professionisti del settore, rappresentanti politici e istituzionali, con l’obiettivo di valorizzare il Sistema Sanitario Nazionale e l’emergenza pre-ospedaliera attraverso il riconoscimento e il supporto della componente tecnica nei team di soccorso.

Anche senza profilo, non dimenticare la formazione

La mancanza di accordi e la mancanza di un profilo però non fermano l’obbligo formativo. Essere autista-soccorritore vuol dire prima di tutto essere responsabili e formati rispetto al compito di salvare vite, proteggere l’equipaggio, affrontare il traffico urbano. Per quando la discussione parlamentare sia importante, è già necessario – fin da subito – cercare di formarsi e di maturare le competenze giuste per fare l’autista di un mezzo d’emergenza. Esistono tanti corsi di guida, ma per questo ruolo la guida non è tutto. Per questo motivo sono già presenti in Italia modelli formativi come il corso EVOS, che servono per certificare l’apprendimento di tematiche cruciali nella gestione dell’ambulanza. La sicurezza, l’atteggiamento mentale, la conoscenza dei rischi, della visibilità e delle dinamiche della strada garantiscono una maggiore sicurezza. Per questo motivo non bisogna attendere, ma iniziare fin da subito la formazione più indicata.