Sabato 27 e domenica 28 aprile nel territorio di Rescaldina, in provincia di Milano, si è tenuta un’importante esercitazione di protezione civile dedicata agli scenari di AIB, antincendio boschivo, che ha coinvolto oltre alle squadre AiB e protezione civile dei Comuni di Dairago, Busto Garolfo, Dairago, Cerro Maggiore e naturalmente Rescaldina, anche alcune squadre dei Vigili del fuoco del comando provinciale di Milano, i militari dei carabinieri della stazione di Rescaldina, la polizia locale,i soccorritori della Croce Rossa di Legnano, e la squadra elicotteri dei forestali che si sono avvalsi dell’ausilio della squadra di volontari di protezione civile di Cassano d’Adda, sempre provincia di Milano, che sono addetti all’uso della vasca di pescaggio dell’acqua da parte dell’elicottero. L’ esercitazione ha avuto una grande importanza, specialmente per la formazione comune fra gruppi di volontari ed enti  e corpi professionisti.

Gli scenari: incendio in un bosco urbano

La zona boschiva in cui si è svolta l’esercitazione è particolarmente delicata. Si tratta della fascia verde a nord ovest della Lombardia, al confine fra le provincie di Milano e Varese, ai margini del tristemente famoso bosco del Rugareto. Sono boschi misti di robinie e piante antiche, come querce e carpini, che iniziano a ridosso della periferia dei paesi. Sono un luogo interessato dal fenomeno dello spaccio di stupefacenti perpetrato da persone che accendono focolari da bivacc e spesso non li spengono prima di andarsene. Un incendio in questi boschi rappresenta un danno ambientale incalcolabile per la pulizia e l’ossigenazione dell’aria della città metropolitana di Milano. Prevenzione e addestramento dei volontari devono crescere di pari passo, e l’addestramento e l’attrezzatura dei volontari devono essere allo stesso livello di professionalità di quella dei vigili del fuoco. Nulla può essere improvvisato.

Il briefing: prevenzione e discussione fra soccorritori e tecnici

Il briefing iniziale ha riguardato le novità del piano di prevenzione e le novità nelle catene di comando, che sono state integrate fra volontari e professionisti. Sono stati preparati diversi scenari che riguardavano incendi da fiamma libera nel bosco: fra questi uno di tipo doloso che simulava l’azione di un piromane, altri di incendio casuale dovuto alla distrazione e ad atti imprudenti in radura e in mezzo alle piante, nella parte più profonda del bosco.  un altro scenario ha simulato l’incendio partito dal fieno steso.

Il problema degli incendi? L’acqua

Uno scenario complesso ha messo alla prova le tecniche di intervento e collaborazione fra i volontari di AiB Protezione civile di Cassano d’Adda, responsabili della vasca da seimila litri da cui ha pescato l’acqua l’elicottero della Forestale con il bambi, il cestello diffusore dell’acqua.  Il loro lavoro di volontari  si svolge ai margini dell’incendio, al confine fra zona gialla e zona rossa, ed è particolarmente interessante. La vasca, completamente smontabile, può contenere 6mila litri d’acqua, i loro scout scelgono dove posizionarla in modo da permettere un facile avvicinamento da parte dell’elicottero. Viene tenuta continuamente piena, ma ogni volta che si avvicina l’elicottero, va tolta  e ritirata  la manichetta di riempimento e chiusa l’acqua dell’idrante, perchè non si rischi che sia agganciata dall’elicottero. I volontari devono essere veloci ad allontanarsi. L’elicottero scende e resta sospeso sopra la vasca fino a quando il bambi, il cestello, non è pieno. Poi si innalza per portarsi sul punto incendiato. Ci sono passaggi di due tipi. Uno rilascia tutta l’acqua insieme sul punto di maggior calore, l’altro innaffia una parte maggiore di terreno, abbassando la temperatura. L’operazione e il compito della squadra della vasca si concludono con l’ultimo passaggio dell’elicottero, effettuato dopo aver sganciato il bambi.

I soccorritori e il team complesso

La Croce Rossa, presente con alcune ambulanze, aveva la doppia funzione di partecipazione all’esercitazione e di garantire sicurezza in ausilio ai volontari, in tutti gli scenari. Il suo punto di partenza e raccolta è nei pressi della porta di entrata del Pca, che in questo caso era nel giardino della scuola elementare. Il loro intervento è a chiamata, come per qualsiasi incendio, sotto la direzione della centrale operativa di areu.  Generalmente devono affrontare casi di intossicazione da fumo di volontari o di persone che si trovano in zona. Importantissima  l’organizzazione provinciale del posto di comando avanzato, il PCA, composto da roulotte attrezzata per le telecomunicazioni TLC,  roulotte segreteria e gazebo di monitoraggio delle operazioni in corso. Fondamentale la composizione di squadre miste fra i vari gruppi comunali di protezione civile dedicati all’antincendio boschivo che hanno messo alla prova la loro capacità di coordinazione e di collaborazione fra volontari che non si conoscono e che non sono abituati a lavorare insieme. Lo svolgimento di ogni scenario è stato coordinato dai Dos, direttori operativi spegnimento, distinguibili dai loro caschi argento, di AiB e Vigili del fuoco.

Pronto? C’è un incendio…

Per ogni scenario si è partiti dalla chiamata del cittadino al 112, per la segnalazione di fuoco e di fumo nel bosco. Il gruppo di Telecomunicazioni si è occupato di simulare la risposta dell’operatore della sala operativa, e dell’inoltro della chiamata ai gruppi di Aib per gli scenari che si trovavano a più di 250 metri dal fronte dell’incendio. Infatti se gli insediamenti umani sono al di sotto di tale distanza l’intervento passa nelle mani dei Vigili del fuoco e segue altre progedure. I primi ad arrivare sul posto sono i responsabili dello scouting, fra cui vi sono anche i dos, che delimitano la zona.

Priorità e problemi

Definita la zona di intervento sono state scelte le squadre in base a vicinanza, abilitazioni e attrezzature necessarie. La priorità è trovare l’acqua. Il problema seguente è portarla nel bosco. Gli  uffici tecnici dei comuni interessati forniscono la mappa degli idranti sottoreanei o esterni. È necessario che le squadre Aib abbiano nell’attrezzatura i colli di cigno adattati agli idranti sotterranei e le manichette con il giusto attacco per gli idranti esterni utilizzati nel comune in cui si prende l’acqua. Spesso sono necessarie molte decine di metri di manichette, giuntate fra loro, per far arrivare l’acqua sul posto dell’incendio. Se l’idrante  o la presa d’acqua è troppo lontana si interviene con pompe e serbatoi da 1000 litri ciascuno. Saranno i camioncini di AiB su cui i serbatoi sono montati che faranno la spola con l’idrante più vicino e non fare mancare l’acqua al personale nel bosco.

Formazione interforze

Uno scenario complesso e partecipato da più corpi di intervento  ha riguardato l’evacuazione di una palazzina con parcheggio di auto e parco giochi di bambini nei pressi del fronte del fuoco. Gli abitanti di Rescaldina non sono stati particolarmente collaborativi con l’esercitazione, e le persone da evacuare erano poche. Non si è proceduto, quindi,  con la perlustrazione fisica di appartamenti e case, alla ricerca di persone e animali, che in emergenza va sempre eseguita. In questo caso i gruppi di volontari, coordinati dalle forze dell’ordine e dai vigili del fuoco, comprendono anche la protezione civile non specializzata in AiB, che si occupa sia dell’evacuazione sia dell’accoglienza degli evacuati.

Problemi extra: disabili e tossico-dipendenti

Con la lista dei disabili presenti nelle abitazioni, fornita dal sindaco del paese, e quella dei residenti nell’altra, i volontari si assicurano che nessuno rimanga nelle case  durante l’avvicinarsi del fronte del fuoco, che tutte le auto siano spostate in un luogo sicuro per evitarne l’esplosione nel momento in cui dovessero  essere raggiunte dalle fiamme, e che i bambini e i ragazzi che si trovano al campo giochi siano accompagnati al centro di raccolta più vicino e i loro genitori avvisati. La collaborazione fra forze dell’ordine che si devono occupare della sicurezza delle zone evacuate, i soccorritori che si faranno carico dei disabili, specie di quelli difficili da trasportare o che hanno necessità di continuità di assistenza, e i volontari che effettueranno i controlli, è un punto di forza dell’organizzazione delle operazioni.