Dopo l’aggressione avvenuta a Barletta (BA) abbiamo parlato con l’ex presidente di ANPAS: Si può comprendere la voglia di rimozione. Si può comprendere il rischio di metterci la faccia. Ma non si può cedere a chi facendo rumore di fondo vuole indirizzare il dolore verso la violenza
Sorride, Fabrizio Pregliasco. Da tempo non può viaggiare in metropolitana, e sa che le informazioni date sul covid-19 lo hanno reso un bersaglio. Ma nonostante quello che sta vivendo per aver raccontato la verità scientifica di ciò che è successo, gestisce ancora tutto con il sorriso. “Penso alla canzone del 1967 di Antoine: tu sei bello e ti tirano le pietre. Tu sei brutto e ti tirano le pietre. Quando ci si espone può succedere di essere un bersaglio”.
Cosa è successo: un sasso sul palco quando si parla di Covid-19
Purtroppo il racconto è da brividi: il bersaglio, Pregliasco, lo è stato fisicamente. Uno spettatore che partecipava alla serata di presentazione del libro “I superbatteri, una minaccia da combattere” che Pregliasco ha scritto con Paola Arosio, quando il discorso è deviato sul covid-19 ha ben pensato di staccare una pietra dall’anfiteatro cittadino e di lanciarla sul palco, poco più sotto. In direzione del medico. “E’ stato spiacevole, ma non è la prima volta che affronto contestazioni su temi come il covid-19. Altre volte ci sono stati fischi, parolacce. Purtroppo eravamo in un punto più basso, con le luci puntate contro e non abbiamo visto molto. Ho sentito il rumore e la presentatrice ha fermato la chiacchierata”.
Libertà, comunicazione e sicurezza: bisogna andare avanti e parlare anche di cose scomode
Quando però la violenza traborda non si può derubricare l’evento a un fatto di cronaca: “Noi cerchiamo sempre di parlare in termini tranquilli di convivenza con il virus, ma ci sono persone che non hanno avuto esperienze dirette, non sanno cosa ha vissuto chi ha perso familiari, chi ha lavorato negli ospedali. Inoltre siamo in un momento dove la politica prende decisioni di sanità pubblica che sono suggerite da tecnici, ma prese da parti politiche. Ed è difficile prendere decisioni in emergenza, dove bisogna affrontare un conflitto fra il diritto alla sicurezza e il diritto alla libertà. C’è una percentuale di cittadini che reagisce male. Alcuni hanno anche fatto causa a me direttamente, ma… penso alla canzone di Antoine, e mi dico che la comunicazione buona è necessaria, tanto quanto l’educazione alla salute. E vado avanti”.
Proteggere chi opera, proteggere chi informa: lavorare su educazione e persone
Oggi il rischio che ha vissuto Pregliasco è vissuto, in piccolo, da volontari, infermieri e medici del 118. Personale che vive in emergenza e affronta persone e pazienti che vivono un’emergenza. Quando la percezione si sfasa, quando ciò che ritiene giusto il paziente è diverso da ciò che ritiene giusto il sanitario, scatta il conflitto. Ed è lì che bisogna lavorare di educazione e formazione: “Il rumore di fondo, la disinformazione delle notizie riportate vox populi, hanno effetti sulle persone con poca preparazione. Chi ha dei dubbi – legittimi, perché la formazione non può essere approfondita per tutti – tende a schierarsi dalla parte della spiegazione più semplice. Ecco perché gli approcci, per esempio, sui vaccini, sono divisivi. Ecco perché gli argomenti di emergenza e sicurezza creano polemiche. Lo sanno bene i volontari di ANPAS e di Protezione Civile”.
Ridiamoci su, ma facciamo qualcosa
Non si tratta di censurare le opinioni differenti. Questo, per Pregliasco, è fuori discussione: “Bisogna confutare, stare attenti alle fonti, evitare meccanismi che creino rumore e confusione. L’autorevolezza oggi è in crisi, questo è uno dei problemi. Ma bisogna affrontarlo con serenità perché la comprensione è uno strumento che si può sviluppare, e bisogna farlo partendo dai più giovani”. Tenendo però sempre a mente che, qualsiasi cosa fai, dovunque te ne vai, qualcuno che contesta troverai. Ma le pietre no, è davvero assurdo, soprattutto verso chi dona sè stesso per aiutare il prossimo a vivere meglio e in salute.







