Mentre in Italia si fatica a trovare operatori di salvataggio per le spiagge, i numeri di medici e infermieri disponibili per le operazioni di soccorso in acqua potrebbero aumentare, con tanta richiesta di formazione sul tema. Prendiamo spunto dalla situazione inglese per discutere di water safety in Italia?
La sicurezza in acqua rappresenta una sfida cruciale che richiede un’attenzione immediata: in tutta Europa la figura del soccorritore in ambiente acquatico sta crescendo per competenza, qualità di formazione e peculiarità. Ma non stanno crescendo i numeri. Ne è un esempio la situazione inglese. Questo dicembre, dopo 13 anni di leadership, Dawn Whittaker si appresta a lasciare il suo ruolo di guida per il National Fire Chiefs Council sulla sicurezza in acqua . Dawn lascerà anche la presidenza del National Water Safety Forum. In un’intervista di commiato su EST, Whittaker delinea le azioni necessarie per migliorare la sicurezza in acqua e ridurre il numero di annegamenti accidentali nel Regno Unito.
La situazione attuale: tanti, troppi morti per annegamento in UK
Nel 2023, secondo i dati del National Water Safety Forum, 659 persone sono morte per annegamento nel Regno Unito, di cui 490 solo in Inghilterra. Questi numeri superano significativamente i decessi causati da incendi, evidenziando l’urgenza di affrontare il problema. Nonostante l’importanza della questione, la sicurezza in acqua non riceve l’attenzione governativa che merita:
– Mancanza di una strategia nazionale: A differenza di Scozia, Galles e Irlanda, l’Inghilterra non ha una strategia nazionale finanziata per la sicurezza in acqua;
– Assenza di un ministro responsabile: Non esiste un ministro specificamente incaricato della sicurezza in acqua in Inghilterra;
– Approccio frammentato: L’approccio dei servizi di emergenza alla sicurezza in acqua è descritto come “un po’ improvvisato” da Whittaker: è lo stesso in altri Paesi?
Quattro proposte per il miglioramento: possiamo prendere spunto?
1. Creazione di una strategia nazionale: Sviluppare e finanziare una strategia nazionale per la sicurezza in acqua.
2. Nomina di un ministro responsabile: Designare un ministro specifico per supervisionare le politiche di sicurezza in acqua.
3. Integrazione nei piani di rischio: Includere la sicurezza in acqua come priorità nei piani di rischio di tutte le aree.
4. Sensibilizzazione pubblica: Aumentare la consapevolezza sui rischi legati all’acqua e promuovere competenze pratiche per la sicurezza.
## Riflessione sulla situazione italiana
In Italia, la situazione del salvataggio acquatico presenta sfide simili a quelle del Regno Unito. Nonostante l’estesa costa e i numerosi corsi d’acqua interni, manca ancora una strategia nazionale coordinata per la sicurezza in acqua. Le iniziative sono spesso frammentate e gestite a livello locale, senza una supervisione centrale efficace. Basti pensare che a redigere i piani sono le Capitanerie di Porto, con differenze che spesso variano per richieste formative, disponibilità dei presidi di navigazione verso il pericolante, scelta del posizionamento dei defibrillatori o delle bombole di ossigeno. Per migliorare l’approccio al paziente annegato, si potrebbero lanciare nuovi corsi di formazione specializzati, per le diverse tipologie di soccorritore coinvolto nei soccorsi. I corsi avanzato di primo soccorso acquatico potrebbero focalizzare sulle tecniche di rianimazione specifiche per vittime di annegamento. La gestione psicologica dell’emergenza in acqua potrebbe preparare i soccorritori a gestire lo stress e il trauma associati agli incidenti in acqua con tecniche adeguate per i pericolanti che ancora respirano. Ma anche corsi su tecnologie innovative per il salvataggio come l’uso di droni. Infine, corsi a scuola per la prevenzione e l’educazione comunitaria: formare genitori, educatori e bambini così da sensibilizzare le comunità sui rischi legati all’acqua.







