Nuovo annuncio politico: la SIS118 lancia la nuova riforma, ma la novità è che di questa proposta non si trova traccia sul sito della Camera dei Deputati, segnando un nuovo livello della discussione politica: annunciare per fatta una riforma non presentata. Breve storia triste delle riforme di un settore che divide la politica, la sanità e i cittadini fin dal 1992.
Nessun paese al mondo è complesso e stupefacente come l’Italia. Siamo il Regno della capacità di adattamento e dell’improvvisazione. Dobbiamo riconoscerlo, e farlo riconoscere agli altri paesi europei. Solo noi siamo in grado di far funzionare, con livelli accettabili per il cittadino, un sistema di emergenza territoriale basato su un’organizzazione precaria senza confronto, fondi e raccolta dati comune. Ne è la prova l’ennesimo annuncio di riforma. A farlo è stata la SIS118, che insieme al sottosegretario al Ministero della Giustizia Francesco Paolo Sisto hanno comunicato di aver depositato (a meno di 10 mesi dalle elezioni politiche)un disegno di legge alla Camera dei Deputati. Un documento di cui non c’è traccia sui siti istituzionali, e che la SIS118 non fa trapelare. Del documento quindi – fuori dalle mura della SIS118 – non c’è traccia. Nonostante diversi tentativi, l’unica notizia che vi possiamo dare è che la proposta sarà presentata in conferenza stampa il 28 luglio, a Roma. Lo abbiamo appreso e siamo grati per la disponibilità a fornirci l’informazione dal Presidente della SIS118 Mario Balzanelli.
Dieci anni, decine di proposte, nessun cambiamento
La realtà che osserviamo oggi è che non c’è alcuna minima novità che possa aiutare i soccorritori a capire come si svilupperà il sistema sanitario che lega il territorio ai Pronto Soccorso, quel grande “mare magnum” di emergenza-urgenza pre-ospedaliera che viene interpretato, ad oggi, in modi differenti dalle Regioni Italiane. Un tempo c’era una società scientifica che rappresentava quasi tutti, la SIS118. Oggi anche di quella rimangono pochissimi associati e pochissima rappresentanza sul territorio. Ma non divaghiamo: le riforme. Dobbiamo prendere spunto da Fruttero e Lucentini per scrivere questo articolo. Ci siamo armati come il più famoso archeologo alla ricerca dell’arca perduta, ricostruendo il palinsesto dei documenti che tracciano le potenziali riforme dell’emergenza preospedaliera o extraospedaliera, che dir si voglia. Sul sito della Camera e del Senato abbiamo perso il conto delle interrogazioni, dei tavoli svolti, delle riunioni che preannunciano il cambiamento a cui segue immancabilmente un’azione devastante: il silenzio. Ad oggi se cerchiamo “autista-soccorritore” sul sito del Senato troviamo: Atto 4501 on. Bellillo Katia. Atto 3348 On. Calabrò Raffaele. Atto 2601 On. Paola Boldrini. Atto 569 On. Alessandro Forlani. Atto 2332 Giacoma Orrù. Atto 626 Ugo Cappellacci. Atto 4256 Zama Collè. Atto 4017 Palmizio Elio. Atto 441 Maria Rizzotti. Alla Camera dei Deputati, solo fra le proposte in fase di valutazione (ovviamente, non c’è nulla fra i lavori assegnati), ci sono: A.C. 2216 Sportiello. A.C. 2218 Benigni. A.C. 2263 Almici. A.C. 2277 Malavasi. A.C. 274 Cappellacci.
Decine di società scientifiche, un solo tentativo di fare le cose insieme
Gli attori sono tantissimi. Politici, medici, infermieri, tecnici, autisti-soccorritori: tutti hanno cercato in ogni modo di costruire qualcosa che andasse bene ai sei governi che si sono succeduti dal 2016 ad oggi. Non siamo andati più indietro per questioni di tempo, ma non dubitiamo che avremmo potuto trovare molto di più. L’unico filo rosso che lega tutte queste proposte è uno solo: la contrapposizione. Ad oggi non c’è una singola proposta firmata e sottoscritta da tutti gli attori che si occupano di emergenza urgenza. Il tentativo di unione più efficace possibile è stato messo in campo dal CEU, il Congresso di Emergenza Urgenza di Riva del Garda, Firenze, Rimini da cui è nata la Fondazione per l’Emergenza Urgenza. Ma non è bastato. Le strade scelte, quelle parlamentari, non hanno dato i frutti sperati. A questo punto, dopo 10 anni di sforzi e di tentativi, non sarebbe il caso di cambiare strada?
Il parlamento non ne vuole sapere: e il Presidente della Repubblica?
E se fosse il momento di ripercorrere la strada del 1992? Il Presidente della Repubblica è una figura a sé stante. Ha dei poteri che sono diversi da quelli del Parlamento e del Governo. Perché non istituire una nuova commissione di indirizzo per determinare i livelli di assistenza sanitaria di emergenza? Sarebbe (forse) la strada corretta per inserire riferimenti a studi scientifici, normative internazionali (possibilmente) e dati specifici che riguardano le attività che medici, infermieri, tecnici e volontari possono svolgere nell’espletamento del servizio di emergenza pre-ospedaliera. Poi – quasi come in un paese normale – si potrebbe scrivere un bell’atto di indirizzo e coordinamento delle attività delle Regioni e delle provincie autonome di Trento e Bolzano, perché i tecnici competenti e in grado di lavorare ci sono già, nel Sistema Sanitario Nazionale. Basterebbe dargli la parola.
Avete mai visto una riforma in piena campagna elettorale?
La domanda ora non è più quando, ma perché. Già: perché da dieci anni si annunciano riforme nazionali “in partenza”, sapendo benissimo che la sanità è materia di competenza regionale? Perché non ci si rivolge all’unica figura che ha la forza per mettere tutte le Regioni e gli esperti attorno ad un tavolo, ovvero il Presidente della Repubblica? Ogni operatore dell’emergenza saprà darsi una risposta. Ma vi posso assicurare che l’unica sbagliata è quella che tira in ballo le “belle gite a Roma”. Il 28 di luglio in centro a Roma c’è sicuramente poco da divertirsi, con 40 gradi all’ombra!







