Le parole di Luigi Barone, esponente della Lega di Matteo Salvini, sono un anatema contro l’organizzazione del 118 basata su soccorritori di base, infermieri e medici di emergenza-urgenza. La dichiarazione sta sollevando polemiche e proteste da parte della categoria che più di altre si sta sobbarcando il compito di far funzionare l’emergenza pre-ospedaliera: gli infermieri e il volontariato.

E’ polemica per le parole di Luigi Barone, esponente della Lega di Matteo Salvini per l’area sannita. Il politico – di cui non si hanno note referenze particolari, se non la nomina a presidente dell’area industriale ASI di Benevento – è da pochi giorni il probabile candidato alle elezioni Europee nel collegio del sud Italia. Secondo le sue dichiarazioni, numerosi sindaci sanniti manifestano disappunto per il “declassamento” delle autoambulanze sul territorio, che non avranno più medici ma solo infermieri. “È fondamentale coinvolgere e ascoltare i sindaci, che sono in prima linea per il territorio, su questioni che influenzano profondamente la vita nel Sannio e la salute dei cittadini. Dobbiamo evitare decisioni che possano penalizzare e mettere a rischio intere aree della provincia di Benevento” ha dichiarato Barone, scagliandosi poi contro i sanitari che tengono in piedi il 118.

Solo i medici garantiscono la sopravvivenza in ambulanza, dice.

“Privare un territorio vasto come quello sannita di medici a bordo delle ambulanze significa mettere a rischio la vita dei pazienti che dipendono dal servizio 118. È essenziale mantenere la presenza dei medici nelle autoambulanze, oltre a mostrare gratitudine per il lavoro degli infermieri. Le sei auto-mediche che sostituiscono le undici ambulanze medicalizzate non risolvono il problema e danneggiano comuni importanti come Limatola, San Salvatore, Morcone, San Giorgio, Airola, che giocano un ruolo cruciale nella Regione”. Secondo Barone quindi il sistema ambulanza + automedica (che da decenni è la spina dorsale dei sistemi sanitari di Germania, Svizzera, Lombardia ed Emilia-Romagna, per dire) metterebbe a rischio di morte i pazienti. Con quali patologie non è dato sapere.

Bloccare la fuga dei medici: la ricetta Barone.

Barone critica il provvedimento dell’ASL di Benevento, sostenendo che quarantotto medici sarebbero sufficienti per coprire le undici autoambulanze, grazie alle prestazioni aggiuntive previste dal contratto collettivo nazionale di lavoro del settore sanitario. Ridurre queste prestazioni e aumentare le esternalizzazioni non è una soluzione efficace. “È fondamentale bloccare questa iniziativa pericolosa e dannosa, che va contro le raccomandazioni del Ministero della Salute e comporterebbe costi considerevoli per l’ASL. La Lega Salvini Premier si impegna a sostenere i sindaci e i cittadini, avviando tutte le iniziative necessarie per contrastare questo provvedimento pericoloso, perché la salute dei cittadini è una priorità assoluta”. Non è dato sapere se la Lega Salvini Premier – la stessa che da anni sostiene la riforma del 118 e il disegno di legge Cantù – sia a conoscenza di queste esternazioni.

Con la salute dei cittadini non si scherza. Ma non si fa neanche politica, forse.

Non ci resta che prendere le parole della SIIET a replica di questa dichiarazione, che apre le danze verso la contesa elettorale delle Europee, promettendo a Benvento l’arrivo di centinaia di medici per coprire le necessità di Pronto Soccorso, guardie mediche, ambulanze, e chi più ne ha più ne metta. “Ritengo inaccettabili e oltraggiose le dichiarazioni di Barone, verso tutti gli infermieri che lavorano nel 118 e verso le aziende sanitarie che stanno riorganizzando i sistemi di risposta alle emergenze e urgenze nel pieno rispetto dei principi di sicurezza ed efficienza del servizio stesso” spiega Andrea Andreucci, presidente della SIIET. “Nelle regioni dove il sistema sanitario è all’avanguardia, la maggioranza della flotta destinata al soccorso è composta da ambulanze che hanno al suo interno infermieri e personale non sanitario. Pochissime risorse mediche vengono impiegate nel soccorso preospedaliero”.

Un esempio virtuoso e che funziona: la Romagna

“In Romagna, ad esempio, –sottolinea Andreucci –solo nove auto prevedono la presenza del medico, e queste sono sufficienti per soddisfare il fabbisogno di un territorio vasto. Tutte le altre sono mezzi di soccorso avanzato a leadership infermieristica (47 distribuiti nelle provincie di Forlì, Cesena, Rimini e Ravenna). Tali mezzi sono in grado di rispondere con ampi margini di sicurezza e appropriatezza alle richieste di soccorso e di erogare tutte le cure necessarie per stabilizzare e trasportare ilpaziente negli ospedali di riferimento”. Le dichiarazioni di Barone, a cui si aggiungono quelle di alcuni sindacati medici, appaiono quindi in netta divergenza da quella che è l’organizzazione delle altre regioni. Secondo il presidente della società scientifica “Il medico deve essere presente all’interno del sistema 118, ma deve essere attivato solo nel 3-5% dei casi, ovvero nelle reali emergenze; e non tutti i medici sono uguali, ma servono specialisti in emergenza urgenza (MEU) e Rianimatori. Invece per soddisfare la necessità di mettere un’etichetta con scritto medico su tutti i mezzi, viene fatto ricorso anche a quei medici di diversa estrazione dall’emergenza”.

 

Insomma, serve fare chiarezza, su chi e come impiegare nel soccorso. Progettando e realizzando sistemi in grado di utilizzare le risorse in modo razionale, per dare il migliore servizio al cittadino. Occorre fare cultura tra i professionisti, tra i politici e non per ultimo, tra i cittadini. Perché va bene speculare su qualcosa dove tutti si indignano come il Sistema Sanitario Nazionale, ma forse prima di parlare bisognerebbe conoscere un pochino di più i fatti e le funzioni del servizio 118.