La crisi dei 118 e dei Pronto Soccorso in Italia: il ruolo cruciale di medici, infermieri, volontari e autisti-soccorritori è a rischio. Ecco un’anteprima dei dati che oggi pomeriggio saranno presentati alla Camera dei Deputati

L’indagine conoscitiva condotta dalla XII Commissione della Camera dei deputati è arrivata alle sue fasi finali. Questo pomeriggio alle 16.00 in diretta sarà possibile ascoltare le parole dei principali referenti italiani delle categorie coinvolte nel mondo dell’emergenza pre-ospedaliera e del Pronto Soccorso. La commissione parlamentare ha ascoltato davvero tutti i referenti delle realtà italiane che si occupano di questo tema. In sintesi, ecco cosa è emerso.

I sintomi del problema: carenza di personale, sovraffollamento, tempi di attesa

Il documento finale evidenzia diverse criticità legate alla carenza di personale medico e infermieristico nei pronto soccorso e nell’emergenza-urgenza in generale, dove a mancare iniziano ad essere anche i volontari e gli autisti-soccorritori. Ecco alcuni dei principali sintomi descritti:

  • Secondo stime riportate, mancherebbero circa 4.500 medici e 10.000 infermieri a livello nazionale nel settore dell’emergenza-urgenza. Questo ha portato al diffuso ricorso a medici “gettonisti” esterni, con effetti negativi sul sistema.
  • Si registra una scarsa attrattività dei contratti di specializzazione in medicina d’emergenza-urgenza, con circa la metà dei posti che rimane vacante ogni anno. Ciò è dovuto alle condizioni di lavoro stressanti e pericolose in questo ambito, ma anche alla difformità dei programmi educativi e al “limbo” operativo in cui rimane invischiato il MEU.
  • La carenza di personale medico e infermieristico è una delle cause principali del sovraffollamento (overcrowding) dei pronto soccorso. L’insufficienza di risorse umane non permette di far fronte adeguatamente alla domanda di assistenza né in 118 né in strutture centrali o periferiche.
  • Il fenomeno del “boarding”, ovvero l’uso del PS e del 118 per patologie non urgenti e la conseguente attesa prolungata per il ricovero dopo il triage rallenta i percorsi interni e l’efficienza complessiva.
  • La carenza di personale specializzato costringe molti pronto soccorso a ricorrere a cooperative esterne e “gettonisti”, con competenze incerte e scarsa integrazione nel contesto lavorativo.

In sintesi, la grave carenza di personale medico-infermieristico dedicato rappresenta uno dei principali fattori che alimentano il sovraffollamento, i tempi di attesa eccessivi e le difficoltà organizzative dei pronto soccorso secondo quanto riportato nel documento.

I pareri delle società scientifiche

La Società italiana degli infermieri di emergenza (SIIET) ha sottolineato la necessità di valorizzare e sistematizzare il ruolo dell’infermiere nei setting di emergenza-urgenza. Secondo la SIIET, per affrontare questa crisi, è fondamentale implementare percorsi alternativi per la gestione delle urgenze minori, a gestione infermieristica. A sottolineare questa necessità è stata anche la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI). I rappresentati degli infermieri hanno ribadito l’importanza di un approccio multiprofessionale, integrando le diverse competenze nel team di lavoro per aumentare la capacità di risposta. Inoltre, la FNOPI ha propost di sviluppare il ruolo dell’infermiere di famiglia e di comunità per potenziare l’assistenza territoriale e ridurre l’impatto delle richieste che quotidianamente si sfogano su Pronto Soccorso e 118.

Attrattività: perché non si vuole più lavorare in 118 e PS?

La Società italiana di medicina d’emergenza-urgenza (SIMEU) ha sottolineato la necessità di una riforma del sistema, agendo sul potenziamento della medicina territoriale per intercettare richieste non urgenti e alleggerire i pronto soccorso. AcEMC invece ha proposto di rivedere il DM 70/2015 per adeguare la rete ospedaliera di emergenza-urgenza ai diversi livelli di intensità di cura richiesti. Ha suggerito di portare il rapporto posti letto/abitanti almeno sopra 4 per 1000 e di depenalizzare l’atto medico nei casi di boardig. AAROI-EMAC infine ha criticato l’attuale codifica della medicina d’emergenza-urgenza come branca della medicina interna. Tutte le società hanno evidenziato la scarsa attrattività della specializzazione in medicina d’emergenza-urgenza e la necessità di rendere più appetibile questa disciplina, anche attraverso incentivi economici e migliori condizioni lavorative.

Il ruolo dell’autista-soccorritore e dei soccorritori: che sviluppo?

Altre due figure chiave nell’emergenza-urgenza sono quella dell’autista-soccorritore e quella del soccorritore. Fra le proposte in valutazione la formalizzazione di un percorso per l’autista-soccorritore, riconoscendone le competenze specifiche, e lo sviluppo di percorsi per incentivare il contributo fondamentale offerto dal volontariato organizzato e formato, per il supporto ai professionisti sanitari. Insomma, per riformare il sistema dell’emergenza-urgenza in Italia, è cruciale lavorare su tutte le figure professionali coinvolte. Investire sulle loro competenze e riconoscere il loro ruolo può contribuire a migliorare l’efficienza e la qualità dell’assistenza, alleviando il carico sui pronto soccorso. Ma soprattutto, una riforma del 118 e dei Pronto Soccorso può migliorare le cure e la presa in carico dei pazienti, migliorando gli effetti in base alla patologia da seguire, con percorsi più efficaci e mirati.