Come è cambiata la popolazione del Pronto Soccorso? SIMEU prima del convegno di Genova, racconta la situazione: aumentano le esigenze cliniche e assistenziali degli anziani, aumentano i tempi di permanenza e il 3,5% dei pazienti ha eseguito più di 5 accessi di Pronto Soccorso nel 2023.

Chi entra al Pronto Soccorso? Questo è uno dei temi che medici, infermieri, specializzandi MEU provenienti da tutta Italia affronteranno a Genova dal 30 maggio al 1 giugno per il Congresso Nazionale della Società Scientifica SIMEU. I professionisti affronteranno in modo sistematico i temi relativi alla corretta definizione dei contesti e delle professionalità del futuro. Partendo da dati oggettivi, come una società scientifica deve SEMPRE fare. L’osservatorio SIMEU ha raccolto alcuni topic che contribuiscono a descrivere l’evoluzione dell’attività erogata dalla Medicina di Emergenza Urgenza in questi ultimi anni.

20 milioni di accessi: ma chi sono i pazienti?

È stata eseguita una rilevazione su un campione significativo di Pronto Soccorso italiani raffrontando i dati relativi all’anno 2019 (anno pre-pandemico, con circa venti milioni di accessi nazionali) con quelli relativi all’anno 2023 (18.000.000 di accessi, dati AGENAS). I risultati, proiettati sul dato complessivo nazionale, permettono di evidenziare un problema geriatrico davvero imponente. Relativamente all’accesso di pazienti molto anziani, con più di 80 anni di età, si è rilevato:

  • Anno 2019: 23% degli accessi totali, pari a circa 4.600.000
  • Anno 2023: 27% degli accessi totali, pari a circa 4.860.000

“Se muta la popolazione, mutano le esigenze cliniche”

Secondo il Responsabile dell’Osservatorio SIMEU Andrea Fabbri: “È un dato impressionante che deve essere spiegato: a fronte di una diminuzione del numero totale degli accessi di Pronto Soccorso, l’incremento relativo di pazienti così anziani provoca un aumento, in termini assoluti, di oltre 250.000 casi. Ma è ancora più importante comprendere che è la composizione della popolazione del Pronto Soccorso a mutare profondamente. Le esigenze cliniche e assistenziali di pazienti così anziani moltiplicano l’impegno necessario da parte di tutti gli operatori (medici, infermieri, OSS) per un fattore di incremento che è certamente superiore alla semplice differenza numerica.” Relativamente al tempo medio di attesa in Pronto Soccorso per il ricovero in area medica il dato rilevato è il seguente:

  • Anno 2019: attesa media di 25 ore
  • Anno 2023: attesa media di 31 ore (+ 25%)

6 ore di attesa in più, in barella: si può cambiare questo percorso?

Il Past President SIMEU Salvatore Manca commenta: “Il tempo d’attesa per il ricovero in area medica è aumentato in pochi anni del 25%: 6 ore in più. Quel tempo ha un valore assoluto che riflette il disagio dei pazienti e l’impegno assistenziale messo in atto nei Pronto Soccorso, sempre più a corto di strumenti per provvedere alle nuove esigenze. Se si moltiplica il tempo di 31 ore per il numero dei ricoveri in Medicina in un anno emerge una cifra spaventosa: decine di milioni di ore di assistenza e cura in barella.

Più pazienti cronici, più tempo di attesa e… più soldi spesi per ognuno!

L’indagine SIMEU si è orientata anche sull’aspetto economico dell’attività di Pronto Soccorso. Sono stati presi in esame alcuni dati grezzi comparando ancora il 2019 con il 2023:

  • Costo/paziente per esami di laboratorio: +13%
  • Costo/paziente per diagnostica per immagini: +23%
  • Costo/paziente per farmaci: +15%

Beniamino Susi, vicepresidente nazionale SIMEU: “Il dato dei costi per paziente è grezzo e andrebbe approfondito e meglio definito. Quel che sappiamo è che l’incremento, in generale, è legato solo in minima parte a un aumento dei prezzi e deriva soprattutto dal crescere delle attività. Il che è certamente il risultato sia del maggior tempo di stazionamento in Pronto Soccorso di tanti pazienti, sia dell’incremento della loro complessità clinica e dell’accuratezza della diagnostica e della terapia effettuata in PS.”

Una seconda casa per il 3,5% dei pazienti

Infine un dato interessante che riguarda gli accessi ripetuti in Pronto Soccorso. Circa il 3,5% dei pazienti registrati in Pronto Soccorso ha eseguito più di 5 accessi nel solo anno 2023. “Le cause degli accessi ripetuti sono molteplici e molto differenti tra loro: ci sono persone con grandi difficoltà sociali, come i senza fissa dimora, ma anche pazienti con condizioni croniche che hanno necessità frequenti, come i pazienti con patologia psichiatrica, oncologica, geriatrica. Il denominatore comune è certamente la presenza di problematiche, siano cliniche o assistenziali, che comunque non trovano soluzioni e generano inevitabilmente la categoria dei “frequent flyers” del Pronto Soccorso: l’espressione evidente di carenze esterne all’obiettivo della Medicina d’Emergenza Urgenza ma che possono rivolgersi solo ad essa” spiega Antonio Voza, Segretario nazionale SIMEU.

Ma la medicina di Emergenza Urgenza non può restare la sola risposta ai problemi

Secondo Fabio De Iaco, Presidente SIMEU i dati analizzati evidenziano un generale incremento della complessità che il Pronto Soccorso italiano continua ad affrontare: sono numeri che esprimono incrementi aritmetici ma che andrebbero letti come esponenziali. Tutto questo in un contesto di progressivo depauperamento degli organici e di frequente inadeguatezza di spazi e strutture. È l’ennesima conferma di quanto rilevato da anni: il Pronto Soccorso è lo specchio della situazione complessiva del SSN, ma l’unica risposta possibile per molte condizioni. I nostri dati esprimono la necessità impellente di soccorrere il mondo dell’Emergenza Urgenza. Il tempo delle analisi è decisamente finito” sottolinea “non ci stancheremo mai di evidenziarlo: serve una corretta progettualità accompagnata da giusti investimenti”.

Il Congresso si inaugura alle ore 17.00 del 30 maggio.