Soccorritori sotto pressione: riconoscere stress e burnout per prevenire il peggio

Essere un soccorritore è un lavoro straordinario ma estremamente impegnativo. Ogni giorno, questi professionisti affrontano situazioni di emergenza, sofferenza e pericolo. Esposti costantemente a eventi traumatici, carichi di lavoro pesanti e turni massacranti, i soccorritori sono ad alto rischio di sviluppare stress cronico e burnout.

Cos’è lo stress cronico?

Lo stress cronico è uno stato di tensione fisica e mentale prolungato nel tempo. A differenza dello stress acuto, non è una risposta temporanea a una minaccia, ma una condizione persistente che logora l’individuo. Nei soccorritori, può derivare dall’esposizione ripetuta a eventi traumatici, dai turni di lavoro estenuanti e dall’incapacità di “staccare la spina” dopo il servizio.

I segnali di stress cronico

– Stanchezza costante e mancanza di energie
– Disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia)
– Irritabilità, ansia, depressione
– Difficoltà di concentrazione e memoria
– Mal di testa, dolori muscolari, problemi gastrointestinali
– Abuso di alcol, droghe o farmaci

Se non gestito, lo stress cronico può sfociare nel burnout.

La sindrome da burnout

Il burnout è uno stato di esaurimento fisico, emotivo e mentale causato da stress lavorativo prolungato. È caratterizzato da:

– Esaurimento emotivo e mancanza di energie
– Distacco emotivo e cinismo verso il lavoro
– Senso di inefficacia e demotivazione

I segnali di burnout comprendono insoddisfazione lavorativa, assenteismo, calo di produttività e desiderio di cambiare lavoro. Nei casi più gravi, può portare a depressione e altri disturbi psicologici.

Prevenire è meglio che curare

La prevenzione è fondamentale per evitare che stress e burnout minino la salute dei soccorritori. Le organizzazioni devono:

– Monitorare regolarmente i livelli di stress e fatica degli operatori
– Fornire supporto psicologico e programmi di gestione dello stress
– Ottimizzare i turni di lavoro e garantire periodi di riposo adeguati
– Promuovere stili di vita sani (esercizio fisico, alimentazione corretta, ecc.)

La formazione è cruciale

Ma la chiave per prevenire stress e burnout è la formazione specifica. I soccorritori devono imparare a:

– Riconoscere i segnali di stress cronico e burnout
– Gestire lo stress con tecniche di rilassamento e mindfulness
– Sviluppare strategie di coping efficaci
– Chiedere aiuto quando necessario, senza timore di stigma

Solo con una formazione adeguata, i soccorritori potranno svolgere al meglio il loro lavoro senza compromettere la salute mentale. Investire nella loro formazione è un dovere per tutelare questi preziosi professionisti dell’emergenza.

Ma quanti sono oggi i sanitari che mollano l’ospedale a causa della stress fatigue?

Il fenomeno dell’abbandono del posto di lavoro da parte dei sanitari a causa di stress e fatica è in crescita. Secondo un’indagine condotta dalla Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti (Fadoi), il 49,6% dei sanitari si dichiara in burnout, con una percentuale che sale al 52% tra i medici e scende al 45% tra gli infermieri[3]. Questo stato di esaurimento non solo mette a rischio la salute dei professionisti, ma aumenta anche la probabilità di errori medici, stimati in circa 100.000 all’anno in Italia[3].

In Lombardia, ad esempio, una OSS di 44 anni ha rassegnato le dimissioni senza avere alcuna alternativa di lavoro, a causa di una condizione professionale fisica e psicologica divenuta insostenibile. Questo caso è solo uno dei 194 dipendenti dell’ASST di Lecco che nel primo semestre del 2022 si sono licenziati, rappresentando oltre il 5% di tutti i lavoratori della sanità pubblica provinciale[2].

A livello nazionale, il fenomeno è ancora più preoccupante. Negli ultimi tre anni, circa 21.000 sanitari hanno lasciato il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), con un incremento del 39% rispetto al 2020[5]. Questo esodo di massa è alimentato da vari fattori, tra cui il burnout, la ricerca di un miglior equilibrio tra vita lavorativa e personale, e le condizioni di lavoro peggiorate dalla pandemia.

Un altro studio condotto dall’Università di Genova e dalla Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (Fnopi) ha rilevato che quasi la metà degli infermieri ospedalieri intervistati tra giugno 2022 e luglio 2023 pensa di lasciare il proprio lavoro a causa dello stress e della fatica[6]. Questo dato è aumentato dal 35% pre-Covid al 45% attuale, con il 60% degli infermieri che descrive la propria professione come un’incessante dissipatrice di energie fisiche ed emotive[6].

In conclusione, il fenomeno dell’abbandono del posto di lavoro da parte dei sanitari a causa di stress e fatica è una realtà preoccupante che richiede interventi urgenti. La formazione specifica e il supporto psicologico sono strumenti essenziali per prevenire il burnout e garantire la salute mentale dei professionisti della sanità.

Fonti:
[1] Fatigue-Guidebook WHO
[2] I sanitari lasciano il posto fisso: Nurse24
[3] 100 mila errori all’anno per lo stress – Sole24ore
[4] Gestione dello stress negli operatori -ISS EpiCentro
[5] Lo stress causa del maggior numero di abbandoni in sanità – QS
[6] 6 infermieri su 10 in burnout – Repubblica
[7] Sicurezza dei pazienti e gestione del rischio clinico: Manuale per la formazione degli operatori sanitari
[8] Burnout: la cura è il punto più importante
[9] Identikit degli aggressori dei soccorritori italiani