Si può lavorare in sicurezza e con vantaggi per il paziente, applicando la spinalizzazione in acqua? Come si è evoluta nel mondo la gestione del trauma (in acqua e non solo) passando dal concetto di immobilizzazione a quello di spinal motion restriction? Ne parla in un documento completo Riccardo Ristori, medico e istruttore di soccorso in acqua Water Life Support.

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Si può lavorare in sicurezza e con vantaggi per il paziente, applicando la spinalizzazione in acqua? Come si è evoluta nel mondo la gestione del trauma (in acqua e non solo) passando dal concetto di immobilizzazione a quello di spinal motion restriction? Ne parla in un documento completo Riccardo Ristori, medico e istruttore di soccorso in acqua Water Life Support.

Il presente documento analizza l’appropriatezza dell’utilizzo della tavola spinale nel trauma in acqua, con particolare attenzione al ruolo del bagnino singolo. Le evidenze scientifiche e le linee guida più recenti hanno abbandonato il concetto di immobilizzazione spinale rigida a favore della Restrizione Motoria Spinale (RMS), da applicare solo in presenza di specifiche indicazioni cliniche. Le lesioni spinali in acqua risultano essere un’evenienza rara e sono quasi sempre correlate a dinamiche traumatiche ben definite (tuffi in acque basse, impatti con onde). Nella grande maggioranza dei soccorsi acquatici, la priorità resta la gestione delle vie aeree e della ventilazione, non l’immobilizzazione. A livello internazionale, vi è consenso sul fatto che la tavola spinale non sia un presidio di trasporto, ma uno strumento di estricazione temporanea, da utilizzare per tempi limitati e con più soccorritori. In ambiente acquatico e in presenza di un solo bagnino, il suo uso routinario è dunque inappropriato.

L’approccio più realistico e sicuro per il bagnino è rappresentato dal MILS (Manual In-Line Stabilization), una tecnica manuale che consente di limitare i movimenti del rachide senza necessità di presidi complessi.

Il documento propone un modello operativo pratico:

  • favorire estricazione autonoma o assistita quando possibile;
  • applicare MILS nei passaggi critici;
  • dare priorità assoluta a vie aeree e ventilazione in caso di arresto o incoscienza;
  • demandare la RMS definitiva al personale sanitario.

Si raccomanda inoltre un adeguamento normativo che eviti di imporre al bagnino procedure impraticabili con un solo operatore, garantendo al contempo tutela legale e assicurativa quando vengono applicate strategie conformi alle linee guida. In sintesi, la sicurezza dei pazienti e la tutela degli operatori passano da un approccio basato sull’evidenza, proporzionato e attuabile nella realtà operativa delle spiagge, in cui l’obiettivo primario resta salvare vite.

 

Introduzione

Nel soccorso in ambiente acquatico, l’impiego routinario della tavola spinale da parte del bagnino è una prassi storicamente diffusa ma oggi scarsamente supportata dall’evidenza scientifica. Le linee guida internazionali e nazionali più recenti hanno infatti abbandonato il concetto di “immobilizzazione spinale” in favore della Restrizione Motoria Spinale (RMS), intesa non come blocco assoluto del rachide, ma come riduzione dei movimenti solo quando vi siano precise indicazioni cliniche e con presidi o tecniche che ne minimizzino i danni secondari.

In questo contesto assume rilevanza il MILS (Manual In-Line Stabilization), cioè la stabilizzazione manuale in linea della testa e del collo. Consiste nel mantenere manualmente la testa del paziente allineata all’asse del tronco, evitando flessione, estensione o rotazioni, al fine di ridurre al minimo i movimenti della colonna cervicale durante manovre critiche (estricazione dall’acqua, applicazione di presidi, gestione delle vie aeree). Il MILS rappresenta la forma più semplice e immediata di RMS, non richiede attrezzature, e può essere applicato anche da un singolo soccorritore, pur restando una tecnica temporanea che deve essere sostituita quanto prima da presidi più idonei.

Alla luce di queste evoluzioni, l’asse spinale rigido (tavola spinale) non deve più essere considerato un dispositivo di immobilizzazione o di trasporto, ma un semplice strumento di estricazione rapida, da utilizzare solo in presenza di più soccorritori e per tempi molto limitati. Il bagnino, che spesso opera da solo e con dotazioni minime, deve invece privilegiare strategie sicure, basate su tecniche manuali (MILS), estricazione autonoma o assistita, e consegna rapida del paziente ai soccorritori sanitari per la gestione definitiva.

Epidemiologia e contesto

Il trauma cervicale in ambiente acquatico rappresenta una condizione di particolare rilevanza clinica per le potenziali conseguenze neurologiche permanenti, ma la sua reale incidenza è molto più bassa di quanto storicamente si sia portati a credere. La percezione di un rischio elevato, soprattutto negli anni in cui la “tavola spinale” era indicata come presidio obbligatorio in quasi ogni scenario traumatico, ha determinato un utilizzo estensivo e spesso inappropriato dei presidi di immobilizzazione da parte dei soccorritori. Le evidenze scientifiche più recenti hanno invece chiarito che il numero di cervical spine injuries (CSI) conseguenti ad incidenti in acqua è esiguo rispetto all’enorme volume di soccorsi effettuati per annegamento o near-drowning (1,2).

Le casistiche disponibili, sia pediatriche che in popolazione adulta, indicano che la quasi totalità delle lesioni cervicali è collegata a meccanismi traumatici ben riconoscibili, in particolare i tuffi in acque basse, le cadute da piattaforme o da natanti, e l’impatto con le onde nella zona di frangimento (surf zone). Nei bambini e negli adolescenti la dinamica del tuffo rimane predominante, mentre negli adulti e nei frequentatori di spiagge oceaniche sono riportati con maggiore frequenza i traumi da onda (3,4).

L’esperienza australiana fornisce dati di particolare interesse epidemiologico. In un Paese dove la sorveglianza costiera è capillare e sistematica, è stato osservato che le CSI legate all’attività balneare non si verificano esclusivamente in condizioni estreme, ma possono insorgere anche con onde di modesta altezza (<1,5 m) e in particolari condizioni di marea, a testimonianza che non sempre è necessaria una dinamica ad alta energia per determinare un danno midollare (5). Tuttavia, anche in questi scenari, l’incidenza complessiva delle lesioni rimane estremamente ridotta se rapportata al numero complessivo di ingressi in acqua, stimando un rischio che si aggira attorno a pochi casi ogni decine di migliaia di bagnanti.

Un ulteriore elemento di riflessione è che nella maggioranza dei casi di annegamento non vi è alcuna evidenza di trauma associato: le vittime presentano problemi respiratori acuti e ipossia, mentre la colonna vertebrale risulta integra (6). Ne deriva che l’applicazione sistematica della tavola spinale a tutti i soggetti recuperati dall’acqua non solo non porta benefici, ma può addirittura comportare rischi aggiuntivi, quali ritardo nelle manovre di ventilazione, difficoltà operative per il soccorritore isolato e incremento dei movimenti paradossalmente indotti durante un posizionamento maldestro del presidio.

Sul piano globale, il drowning continua a rappresentare una delle principali cause di morte accidentale. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno si registrano oltre 300.000 decessi per annegamento, con una riduzione stimata del 38% dal 2000 al 2020 grazie a interventi di prevenzione, educazione e miglioramento delle catene di soccorso (7). Nonostante questo calo, il fenomeno rimane la terza causa di morte accidentale a livello mondiale, colpendo soprattutto bambini, giovani adulti e popolazioni che vivono in prossimità di specchi d’acqua. È evidente che, in termini di salute pubblica, la priorità non è rappresentata dalla gestione di un ipotetico trauma cervicale, ma dalla diffusione di programmi di prevenzione e dalla pronta gestione ventilatoria, che si confermano i fattori determinanti per ridurre mortalità e disabilità (1,2,7).

In sintesi, i dati disponibili dimostrano che il trauma cervicale in acqua è un’evenienza rara e circoscritta a specifiche dinamiche traumatiche. L’uso routinario della tavola spinale da parte di un bagnino, spesso operante da solo e in contesto privo di supporto avanzato, non trova quindi giustificazione né clinica né epidemiologica, e rischia anzi di distogliere l’attenzione dalla priorità assoluta: salvaguardare la funzione respiratoria della vittima.

Bibliografia

  1. Fischer PE, Perina DG, Delbridge TR, Fallat ME, Salomone JP, Dodd J, et al. Spinal Motion Restriction in the Trauma Patient – A Joint Position Statement. Prehosp Emerg Care. 2018;22(6):659-661.
  2. Maschmann C, Jeppesen E, Rubin MA, et al. New clinical guidelines on the spinal stabilisation of adult trauma patients – consensus and evidence based. Scand J Trauma Resusc Emerg Med. 2019;27:77.
  3. Browne LR, Ahmad FA, Schwartz H, Wallendorf M, Kuppermann N, Lerner EB, Leonard JC. Prehospital Factors Associated With Cervical Spine Injury in Pediatric Blunt Trauma Patients. Acad Emerg Med. 2021;28(5):553-561.
  4. Nutbeam T, Kehoe A, Fenwick R, et al. Do entrapment, injuries, outcomes and potential for self-extrication vary with age? Scand J Trauma Resusc Emerg Med. 2022;30:14.
  5. Thom O, Fitzgerald G, Williams A, et al. Cervical spine injuries in Australian surf zones: epidemiology and contributing factors. Emerg Med Australas. 2022;34(5):744-752.
  6. Castro-Marin F, Gaither JB, Rice AD, Blust RN, Chikani V, Vossbrink A, et al. Prehospital Protocols Reducing Long Spinal Board Use Are Not Associated with a Change in Incidence of Spinal Cord Injury. Prehosp Emerg Care. 2020;24(3):401-410.
  7. World Health Organization. Global report on drowning: preventing a leading killer. Geneva: WHO; 2014. Fact Sheet update 2021.

Gestione del trauma in acqua in Europa: linee guida e approcci operativi

L’approccio europeo alla gestione del trauma in acqua si è evoluto significativamente negli ultimi due decenni, passando da una logica di immobilizzazione rigida e generalizzata a una visione più selettiva, centrata sulla Restrizione Motoria Spinale (RMS) solo nei casi realmente indicati. Questa transizione riflette l’adozione di evidenze scientifiche che mostrano come l’uso prolungato e indiscriminato della tavola spinale non solo non migliori l’outcome, ma possa addirittura aumentare i rischi per il paziente, generando dolore, difficoltà respiratorie e complicazioni da decubito.

Italia

In Italia, la Società Italiana di Medicina d’Emergenza-Urgenza (SIMEU) ha pubblicato nel 2024 un documento di indirizzo nazionale che ridefinisce i criteri di RMS (1). Le principali indicazioni sono:

  • RMS solo se indicata clinicamente, e non basata esclusivamente sulla dinamica del trauma.
  • Nella fase di estricazione, l’uso di asse rigido, barella scoop o materassino a depressione è consentito, ma i presidi devono essere rimossi il prima possibile una volta stabilizzato il paziente sulla barella.
  • Durante evacuazione e trasporto, la RMS deve essere garantita da collare cervicale (se tollerato) associato a barella con cinghie, oppure da un materassino a depressione.
  • È privilegiata l’estricazione autonoma o assistita quando le condizioni cliniche lo permettono, riducendo i movimenti e migliorando la sicurezza del soccorso.

Questo approccio sancisce un cambiamento netto rispetto al passato: la tavola spinale non è più vista come presidio di trasporto, ma solo come ausilio temporaneo nella fase di estricazione.

Paesi scandinavi

In Scandinavia, le linee guida pubblicate nel 2019 (2) hanno confermato un orientamento analogo, con forte enfasi sulla spinal stabilisation selettiva. Le raccomandazioni principali includono:

  • limitare l’uso prolungato delle tavole spinali;
  • privilegiare il vacuum mattress come presidio di trasporto, in quanto più confortevole e sicuro;
  • adottare un approccio evidence-based, frutto di consenso multidisciplinare tra medici d’urgenza, anestesisti e operatori del soccorso.

Il risultato è un modello operativo in cui la sicurezza spinale viene perseguita senza l’obbligo di procedure standardizzate ma inappropriate, privilegiando invece valutazioni cliniche caso per caso.

Consensus “in-water TSCI” 2024

Un passo ulteriore è rappresentato dal Delphi consensus internazionale del 2024 sulla gestione delle sospette lesioni spinali in acqua (3). Il documento sottolinea alcuni punti chiave:

  • la necessità di almeno tre soccorritori addestrati per effettuare una Spinal Motion Restriction (SMR) in acqua con un livello accettabile di sicurezza;
  • in assenza di personale sufficiente, la raccomandazione è non ritardare l’estricazione e privilegiare la rapida messa in sicurezza della vittima;
  • viene evidenziata la grande variabilità dei protocolli nei diversi Paesi e la scarsità di studi robusti sull’argomento;
  • viene ribadita l’importanza della formazione specifica dei lifeguard, che devono essere preparati non solo a manovre tecniche ma anche a prendere decisioni rapide e contestualizzate.

Questa consensus è particolarmente rilevante perché riconosce i limiti pratici del contesto balneare e la difficoltà di applicare procedure ospedaliere in ambiente acquatico.

Regno Unito

Nel Regno Unito, l’esperienza del Royal National Lifeboat Institution (RNLI) rappresenta un modello organizzativo consolidato (4). Nei documenti operativi RNLI si enfatizza la prevenzione come primo strumento di riduzione del rischio e, in caso di sospetto trauma spinale, la gestione viene inserita in un sistema a più operatori, con dotazioni dedicate e protocolli strutturati. Questo approccio funziona in un contesto in cui la catena di soccorso è fortemente organizzata, ma non è replicabile nei litorali italiani, dove il bagnino opera frequentemente in solitudine e con dotazioni ridotte.

Bibliografia

  1. Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza (SIMEU). Estricazione e Restrizione Motoria Spinale nel paziente traumatizzato. Policy Statement 2024. Disponibile su: https://www.simeu.it
  2. Maschmann C, Jeppesen E, Rubin MA, et al. New clinical guidelines on the spinal stabilisation of adult trauma patients – consensus and evidence based. Scand J Trauma Resusc Emerg Med. 2019;27:77.
  3. Nutbeam T, et al. In-water management of suspected traumatic spinal cord injury: An international Delphi consensus study. Scand J Trauma Resusc Emerg Med. 2024;32:XX.
  4. Royal National Lifeboat Institution (RNLI). Operational guidance documents. Disponibile su: https://rnli.org

Gestione del trauma in acqua nel resto del mondo: esperienze extra-europee

Al di fuori dell’Europa, anche in Nord America, Oceania e nei sistemi di salvataggio oceanici, si è assistito a un’evoluzione concettuale e operativa significativa nel trattamento del trauma in acqua con sospetta lesione spinale. Le principali organizzazioni di riferimento hanno progressivamente ridimensionato il ruolo dell’immobilizzazione rigida sistematica, sottolineando i rischi di un uso prolungato della tavola spinale e rivalutando l’effettiva utilità di alcuni presidi storicamente considerati indispensabili.

Stati Uniti

Negli Stati Uniti, nel 2018 la National Association of EMS Physicians (NAEMSP), l’American College of Surgeons – Committee on Trauma (ACS-COT) e l’American College of Emergency Physicians (ACEP) hanno pubblicato una posizione congiunta sulla Spinal Motion Restriction (SMR) (1). I punti cardine di questo documento sono:

  • la tavola spinale (backboard) non deve essere utilizzata come presidio di trasporto, ma solo come strumento temporaneo per la fase di estricazione;
  • l’uso prolungato della tavola è sconsigliato, per i rischi di dolore, complicanze da pressione e compromissione respiratoria;
  • la dinamica del trauma da sola non è più un criterio sufficiente per applicare SMR;
  • nel trauma penetrante (ferite da arma da fuoco, da taglio) l’immobilizzazione spinale è non raccomandata, poiché può ritardare cure salvavita e non offre benefici (2).

Questa posizione ha modificato in profondità la prassi operativa dei servizi EMS statunitensi, che oggi adottano protocolli molto più selettivi rispetto al passato.

Australia e Nuova Zelanda

Nell’area del Pacifico, le linee guida ANZCOR (Australian and New Zealand Committee on Resuscitation) hanno posto l’accento sulla revisione critica dell’uso del collare cervicale nel soccorso extraospedaliero (3). Le motivazioni principali sono:

  • i potenziali rischi (dolore, ulcere da pressione, aumento della pressione intracranica, movimenti iatrogeni durante l’applicazione) possono superare i benefici;
  • la preferenza è data a una RMS selettiva, con tecniche manuali (MILS) o con l’uso di supporti alternativi (materassini a depressione, imbottiture, posizioni di comfort);
  • viene ribadito che la priorità in ambiente acquatico resta la ventilazione e la rianimazione, non l’immobilizzazione rigida sistematica.

L’approccio ANZCOR, molto pragmatico, ha influenzato anche i protocolli di primo soccorso e di formazione dei volontari non sanitari, avvicinandosi molto alla filosofia europea.

Formazione dei lifeguard oceanici

Un capitolo a parte riguarda la formazione dei lifeguard oceanici, in particolare quelli australiani di Surf Life Saving Australia (SLSA). Nei moduli didattici dedicati alla gestione del trauma spinale in acqua, viene insegnata l’applicazione della spinal board con procedure complesse che richiedono più soccorritori contemporaneamente (4). Questi protocolli prevedono manovre coordinate, con almeno tre operatori addestrati, per ridurre i movimenti della colonna durante il posizionamento e l’estricazione.

Tale impostazione è perfettamente applicabile in contesti ben organizzati e con alta densità di personale, ma non è realistica per il bagnino singolo che opera sulle spiagge italiane, spesso privo di supporto immediato. Questo rafforza l’idea che, in scenari di risorse limitate, il ricorso a tecniche manuali (MILS) e a strategie di estricazione autonoma o assistita rappresenti l’opzione più sicura ed efficace.

Bibliografia

  1. Fischer PE, Perina DG, Delbridge TR, Fallat ME, Salomone JP, Dodd J, Bulger EM, et al. Spinal Motion Restriction in the Trauma Patient – A Joint Position Statement. Prehosp Emerg Care. 2018;22(6):659-661.
  2. Velopulos CG, Shihab HM, Lottenberg L, Feinman M, Raja A, Salomone J, Haut ER. Prehospital spine immobilization/spinal motion restriction in penetrating trauma: A practice management guideline from the Eastern Association for the Surgery of Trauma (EAST). J Trauma Acute Care Surg. 2018;84(5):736-744.
  3. Australian and New Zealand Committee on Resuscitation (ANZCOR). Guideline 9.1.6 – First Aid Management of Suspected Spinal Injury. 2021. Disponibile su: https://www.anzcor.org
  4. Surf Life Saving Australia (SLSA). Spinal Management Training Resources. 2022. Disponibile su: https://sls.com.au

Criteri di RMS applicati all’ambiente acquatico

L’applicazione della Restrizione Motoria Spinale (RMS) in ambiente acquatico deve tener conto delle peculiarità del contesto: dinamiche di trauma tipiche (tuffi in acque basse, impatto con onde, sport acquatici), limitata disponibilità di personale (spesso il bagnino opera da solo) e priorità assolute come la gestione delle vie aeree e della ventilazione nella vittima di annegamento.

Le linee guida internazionali concordano sul fatto che la tavola spinale non debba essere considerata un presidio di trasporto, ma esclusivamente uno strumento di estricazione temporanea, da utilizzare solo per tempi molto limitati e con la presenza di più soccorritori addestrati (1,2). È importante sottolineare che, in ambiente acquatico, le circostanze cliniche in cui tale presidio risulta realmente indicato sono rare, poiché la maggior parte dei soccorsi riguarda episodi di annegamento senza trauma o con dinamiche che non comportano lesioni spinali significative (3,4).

Indicazioni cliniche in acqua

La RMS deve essere applicata soltanto in presenza di segni clinici chiari di lesione spinale, come:

  • alterato stato di coscienza in seguito a tuffo o impatto;
  • dolore o rigidità cervicale/dorsale riferita dal paziente;
  • deficit neurologici (parestesie, ipoestesia, deficit motori agli arti);
  • deformità osservabili del rachide;
  • dinamica maggiore associata a sintomi neurologici o dolore.

La sola dinamica, in assenza di segni clinici, non è sufficiente per giustificare la RMS (1,3).

Ruolo del MILS

In questo scenario, la tecnica più appropriata per il bagnino è il MILS (Manual In-Line Stabilization).

  • Consiste nel mantenere manualmente la testa e il collo del paziente allineati al tronco, evitando flessione, estensione o rotazioni.
  • Non richiede presidi, può essere applicata da un singolo soccorritore ed è immediatamente attuabile.
  • È una misura temporanea, utile a ridurre i movimenti rachidei durante l’estricazione e fino alla consegna del paziente ai soccorritori sanitari.
  • È particolarmente indicata in acqua, dove manovre complesse con la tavola spinale non sono realistiche né sicure per un bagnino solo.

Fasi operative in ambiente acquatico

  1. In acqua
    • Paziente cosciente → favorire l’estricazione autonoma o assistita.
    • Paziente con sospetto trauma spinale → applicare il MILS durante il recupero.
    • Spinal board solo se disponibili almeno tre soccorritori addestrati (4).
  2. Sulla battigia o in postazione
    • Continuare il MILS o stabilizzare il capo con imbottiture morbide.
    • Se disponibile, preferire il materasso a depressione per il trasporto.
    • In alternativa, utilizzare barella rigida con cinghie o posizione di comfort nei casi particolari (anziani, pediatrici).
  3. Trasporto sanitario
    • RMS definitiva garantita dal personale sanitario, con collare cervicale (se indicato e tollerato), materasso a depressione e fissaggio con cinghie.
    • Rimozione precoce della tavola spinale se impiegata in estricazione.

Bibliografia

  1. Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza (SIMEU). Estricazione e Restrizione Motoria Spinale nel paziente traumatizzato. Policy Statement 2024. Disponibile su: https://www.simeu.it
  2. Fischer PE, Perina DG, Delbridge TR, et al. Spinal Motion Restriction in the Trauma Patient – A Joint Position Statement. Prehosp Emerg Care. 2018;22(6):659-661.
  3. Castro-Marin F, Gaither JB, Rice AD, et al. Prehospital Protocols Reducing Long Spinal Board Use Are Not Associated with a Change in Incidence of Spinal Cord Injury. Prehosp Emerg Care. 2020;24(3):401-410.
  4. Nutbeam T, et al. In-water management of suspected traumatic spinal cord injury: An international Delphi consensus study. Scand J Trauma Resusc Emerg Med. 2024;32:XX.

Proposta operativa per il bagnino singolo

Alla luce delle evidenze scientifiche e delle linee guida nazionali e internazionali, appare chiaro che l’uso routinario della tavola spinale da parte del bagnino che lavora da solo sia non appropriato e potenzialmente rischioso. La tavola spinale non deve essere considerata un presidio di trasporto, ma esclusivamente uno strumento di estricazione temporanea, da utilizzare per tempi molto limitati e con la presenza di più soccorritori addestrati (1,2). In acqua, inoltre, le situazioni cliniche che richiedono realmente il suo utilizzo sono rare, poiché la maggior parte dei soccorsi riguarda episodi di annegamento senza trauma o con dinamiche non compatibili con lesioni spinali significative (3,4).

Il bagnino, che frequentemente opera in solitudine, necessita quindi di procedure semplici, sicure e realistiche. La proposta operativa per questo scenario si fonda su alcuni principi cardine:

  • Valutazione iniziale e attivazione precoce del 112. La chiamata ai soccorsi deve essere immediata, in modo che il bagnino non resti da solo ad affrontare situazioni complesse.
  • Gestione del paziente vigile e collaborante. In assenza di segni neurologici o deformità, è preferibile favorire l’estricazione autonoma o assistita, applicando se necessario la tecnica di MILS (Manual In-Line Stabilization)nei passaggi critici.
  • Gestione del paziente incosciente o non respirante. La priorità è rappresentata da vie aeree e ventilazione. La RMS è secondaria e deve essere applicata solo se non interferisce con la rianimazione.
  • Gestione a riva. Dopo l’estricazione, il paziente deve essere mantenuto supino con capo stabilizzato manualmente o con mezzi semplici, fino alla consegna ai sanitari.

La formazione del bagnino dovrebbe focalizzarsi su tecniche di MILS, estricazione autonoma/assistita, criteri di selezione della RMS e gestione ventilatoria nel drowning. È inoltre fondamentale che la normativa chiarisca come il bagnino non sia tenuto ad applicare procedure che richiedono più operatori, e che sia tutelato sul piano legale quando adotta strategie manuali e selettive conformi alle linee guida (1,4).

Bibliografia

  1. Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza (SIMEU). Estricazione e Restrizione Motoria Spinale nel paziente traumatizzato. Policy Statement 2024. Disponibile su: https://www.simeu.it
  2. Fischer PE, Perina DG, Delbridge TR, et al. Spinal Motion Restriction in the Trauma Patient – A Joint Position Statement. Prehosp Emerg Care. 2018;22(6):659-661.
  3. Thom O, Fitzgerald G, Williams A, et al. Cervical spine injuries in Australian surf zones: epidemiology and contributing factors. Emerg Med Australas. 2022;34(5):744-752.
  4. Nutbeam T, et al. In-water management of suspected traumatic spinal cord injury: An international Delphi consensus study. Scand J Trauma Resusc Emerg Med. 2024;32:XX.

Conclusioni

L’analisi delle evidenze scientifiche e delle linee guida nazionali e internazionali porta a una conclusione chiara: l’uso routinario della tavola spinale da parte del bagnino singolo, in ambiente acquatico, è scarsamente appropriato e privo di giustificazione clinica.

Le lesioni spinali in acqua sono rare e, quando presenti, sono quasi sempre associate a dinamiche traumatiche ben evidenti (tuffi in acque basse, impatti con onde, incidenti sportivi). Al contrario, la grande maggioranza degli interventi di salvataggio riguarda l’annegamento senza trauma, in cui la priorità assoluta è la gestione delle vie aeree e della ventilazione. In questo contesto, procedure complesse e presidi rigidi non solo non apportano benefici, ma rischiano di sottrarre tempo ed energie alle manovre salvavita.

La comunità scientifica converge ormai su alcuni principi cardine:

  • la tavola spinale è uno strumento di estricazione temporanea, non un presidio di trasporto;
  • la RMS deve essere selettiva e applicata solo in presenza di segni clinici chiari;
  • il MILS rappresenta la tecnica più semplice, realistica e appropriata per il bagnino singolo;
  • la formazione deve puntare su scenari realistici, con addestramento mirato alla gestione ventilatoria e all’uso di tecniche manuali.

Sul piano operativo e normativo, è necessario aggiornare i regolamenti locali e nazionali affinché i bagnini non siano obbligati ad applicare procedure che richiedono più soccorritori, e affinché siano coperti legalmente e assicurativamente quando adottano strategie manuali e selettive coerenti con le linee guida più recenti.

In sintesi, la sicurezza del paziente e la tutela del bagnino si ottengono non imponendo l’uso di presidi inadeguati al contesto, ma promuovendo una cultura del soccorso basata sull’evidenza, sulla semplicità e sulla proporzionalità degli interventi. Solo così sarà possibile garantire una gestione efficace del trauma in acqua, senza trascurare l’obiettivo fondamentale: salvare vite.