Nessuno, men che meno un campione sportivo o un club, può giustificare fra le righe botte, insulti e violenza a danno dei soccorritori. Mai e poi mai, per nessuna ragione, si possono mettere le mani addosso a un pubblico ufficiale o a un incaricato di pubblico servizio. Non a Bologna. Non a Padova. Non a Gaza. Mai.
Scrivere queste parole è devastante per chi, come me, ama il basket ad un livello folle. Eppure nell’ultima settimana sono avvenuti due gesti che sono da mettere sullo stesso piano, perché testimoniano quanto noi, persone, non siamo capaci di dare un valore e un rispetto a chi ci salva la vita, a chi tutela la nostra legge, a chi difende noi dai soprusi degli ingiusti. È il momento di smetterla di dire che sono sempre gli altri ad essere cattivi. In questa settimana i cattivi sono stati due tipologie di persone che non sono i classici capri espiatori da TG. Queste situazioni devono fare da monito e da esempio per tanti, tantissimi cittadini giovani e meno giovani che potrebbero equivocare e, drammaticamente, prendere cattivissimi spunti.
Metti le mani sui soccorritori?
A Bologna un giocatore della Virtus ha dato un pessimo esempio di civiltà. Secondo le ricostruzioni, il giocatore della Luca Vildoza, insieme alla sua compagna, avrebbe aggredito una soccorritrice della Croce Rossa. Vildoza è stato coinvolto in un episodio ora al vaglio degli inquirenti. Le prime ricostruzioni parlano di tre gesti contestati:
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Ha insultato il personale di un’ambulanza che gli ostruiva il passaggio (come se essere ricchi e avere il take-away in attesa fosse prioritario rispetto alle persone che stanno male);
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Avrebbe bloccato il percorso di un mezzo in emergenza che stava andando da una persona in pericolo (e si commenta da solo);
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Infine avrebbe aggredito una soccorritrice — peraltro volontaria — scesa dall’ambulanza per chiedere spiegazioni di un comportamento ritenuto pericoloso.
La violenza sui soccorritori dovrebbe comportare la galera
Dopo i fatti segnalati, Vildoza e la compagna sono stati accompagnati in Commissariato per accertamenti e poi rilasciati senza misure restrittive. Giusto o sbagliato, questa non è la conclusione della notizia. Non lo può essere neanche il comunicato della Virtus sul tema. Se le accuse saranno confermate, la giustizia dovrà essere esemplare: chi aggredisce un soccorritore deve affrontare le conseguenze previste dalla legge. Ma non deve passare il messaggio che tutto finisca a tarallucci e vino. La città di Bologna è stata pesantemente offesa da un episodio che, se confermato, rappresenterebbe un comportamento indegno di un contesto civile. Uscire dall’auto per aggredire un soccorritore, come riporta la volontaria della Croce Rossa, è un gesto incredibile. E chi avesse visto il fatto avrebbe anche l’onere di testimoniare a favore della verità.
Se non si deve fare a Gaza, si può fare al PalaDozza?
Diciamolo chiaramente: se non si possono colpire medici e volontari che salvano vite nei teatri di guerra, non è tollerabile che qualcuno faccia violenza su una soccorritrice a Bologna. Altrimenti l’esempio che esce è molto pericoloso. Se diventa accettabile malmenare un soccorritore per una disputa stradale, allora tutto può degenerare. No: non può valere tutto.
Ora niente silenzio
Il nostro compito adesso è non fare passare sotto silenzio la violenza contro i soccorritori. Non farlo, perché altrimenti possono passare messaggi devastanti e peggiorare una situazione già terribile. Un anno fa parlavamo dell’infermiera accoltellata a Cervia. Due anni fa della dottoressa Capovani, uccisa a Pisa. Ogni giorno i soccorritori si confrontano con violenze e mancanze di rispetto. No: non diamo mai spazio a fraintendimenti. Il soccorritore non si picchia mai. Perché domani, ad aspettare quell’ambulanza, potresti esserci tu. E su quell’ambulanza, a fare il volontario, potrebbe esserci tuo figlio.







