Il convegno sulla gestione dei maxi eventi realizzato da Croce Rossa per i sui 160 anni ha proposto una serie di riflessioni importanti per chi si occupa di soccorso, protezione civile o sicurezza. Vediamo il ruolo dei piani sanitari specifici, delle integrazioni esperienziali, e del sistema di valutazione del rischio.
L’anniversario: 160 anni di Croce Rossa
A proposito della ricorrenza dell’anniversario dei 160 anni Barbara di Castri, responsabile Diplomazia umanitaria e comunicazione del comitato di Milano, ha voluto ricordare la figura del fondatore della Croce rossa Italiana, il medico Cesare Castiglioni, che ha avuto anche un ruolo importante nella riorganizzazione dei manicomi dell’800 e nella cura dei malati di mente. E’ invece il presidente della Croce rossa, Massimo Boncristiano, che ha introdotto i temi del convegno “La gestione dei grandi eventi a massiccio afflusso di pubblico. Un approccio multidisciplinare”:
“i Grandi eventi, nel tempo, hanno infatti rappresentato una richiesta di salute e tutela sanitaria sempre più articolata caratterizzata non solo dal trattamento di eventuali incidenti che dovessero verificarsi nello svolgimento della manifestazione ma sempre più orientata alla prevenzione degli stessi. I piani di risposta sono divenuti sempre più complessi. Per la loro redazione e applicazione è necessario un team multidisciplinare”, “dopo le leggi Stadi del 1990 e del 2014, la conferenza Stato Regioni inserisce un ulteriore strumento regolatorio che impone precisi obblighi agli organizzatori di eventi ed impone l’utilizzo di metodiche per la qualificazione del rischio. Negli anni si sono inoltre susseguite ulteriori migliorie sia dal punto di vista di safety che del soccorso sanitario, come ad esempio le cosiddette circolari Gabrielli e Piantedosi”,
“a dieci anni di distanza dalle linee guida del 2014, la Croce Rossa di Milano ha voluto proporre un momento di confronto sullo stato dell’arte che possa offrire stimoli di discussione per organizzare dispositivi di soccorso e assistenza sempre più avanzati e funzionali.”
A questo confronto sullo stato dell’arte della gestione dei grandi eventi hanno partecipato molti relatori
Al prefetto della provincia di Milano Franco Gabrielli è stata affidata l’analisi della normativa e della sua evoluzione negli ultimi 10 anni, a partire dalla circolare che porta il suo nome fino a quella emessa da Piantedosi. Un argomento che, definendo le responsabilità, da solo meriterebbe un convegno a parte. Gabrielli ha sottolineato le difficoltà di creare delle regole chiare e comprensibili sull’applicazione dell’articolo 80 del regio decreto 773/31, dedicato alla definizione di pubblico spettacolo, che siano valide anche per tutte le manifestazioni pubbliche che non rientrano nella definizione ma che creano situazioni di rischio necessarie di piani sanitari e di security. L’accenno a quanto successo in piazza san Carlo a Torino nel 2014, dove morì una ragazza, non poteva mancare.
Due parole d’ordine: pianificazione e autonomia dell’evento
Due parole d’ordine hanno caratterizzato ogni intervento della giornata: la discussione sulla pianificazione e quella sui metodi per non pesare sulla gestione ordinaria degli ospedali prossimi al luogo del maxi evento, in caso di un numero rilevante di persone bisognose di soccorso e di cure
Sulla pianificazione sono interessanti sia l’intervento di Franco Gabrielli sia quello del comandante dei vigili del fuoco della provincia di Milano Nicola Micele che si sono integrati nel sottolineare le difficoltà operative e di applicazione delle leggi nella realtà. Uomo pratico, come pratici sono i vigili del fuoco, l’ingegner Micele ha sottolineato che la legislazione dà degli obblighi e che ”Tutte le aziende e tutti gli eventi hanno il piano di sicurezza, ma non è detto che funzioni. Manca la verifica in tempo di pace, per essere efficienti in tempo di guerra” e che “si corre il rischio di fare solo sicurezza cartacea”.
Formalità conto realtà
Quello del rispetto formale degli obblighi di legge che spesso non si trasformano in sicurezza reale è un aspetto che è stato sottolineato anche dal prefetto Gabrielli quando ha raccontato di aver scritto personalmente un paragrafo della circolare Gabrielli, e che l’aver stabilito che, in un piano di sicurezza per un evento, non si possono affrontare le questioni di security prima di aver soddisfatto le condizioni di safety non è un attentato alla socialità, ma una ovvietà. Si riferiva soprattutto all’abitudine di autorizzare l’agibilità delle location degli eventi solo per questioni di ordine pubblico e non per la loro reale vocazione.
Spesso i sindaci pensano di non avere responsabilità e di delegarla ai vigili del fuoco una volta che la documentazione cartacea sulla sicurezza è in ordine. E’ un tema in cui è importante anche il punto di vista degli organizzatori dei maxi eventi, di cui ha parlato il dottor Lorenzo Benfanti di Infront Italy S.p.A. E’ infatti sugli organizzatori che la circolare Piantedosi mette in carico tutta la responsabilità della sicurezza dell’evento. Il “chi paga cosa”, e il “chi fa cosa” sono temi che sono ancora un grande ambito di discussione così come la coordinazione fra i diversi operatori che operano sull’evento.
La valutazione del rischio
Un rischio che viene valutato con il modello di Maurer, di cui ha parlato il dottor Federico Ghio di I help. Il dottor Ghio ha di fatto introdotto la parte più formativa del convegno, affrontando le difficoltà di utilizzo di un modello di valutazione del rischio basato su eventi passati e che non tiene quindi conto della tipologia molto diversa dei Maxi eventi odierni. E’ importante prendere anche in considerazione le caratteristiche della rete ospedaliera del luogo in cui si tiene il maxi evento per non impattare sul sistema di soccorso ordinario.
Il dottor Riccardo Stucchi, di Areu, l’Agenzia Regionale Emergenza Urgenza di Regione Lombardia, che gestisce il sistema delle ambulanze e del soccorso tramite le centrali operative delle numerose soreu provinciali, ha affrontato il tema della determinazione del rischio dal punto di vista sanitario
Areu: mettere alla prova strategie organizzative
Quello di Areu è un sistema complesso, che ha molto da dire proprio sulla valutazione del rischio di eventi programmati partendo dai punti di vista più pratici, fra cui anche la disponibilità di posti letto nei pronto soccorsi, e in rianimazione, nelle aree prossime agli eventi. Il capo area della Sicurezza integrata e della protezione civile del comune di Milano, Cristiano Cozzi, ha incentrato il suo intervento sulla possibilità che il maxi evento sia di fatto una esercitazione per la maxi emergenza, in cui vengono messe alla prova le strategie organizzative. Ha portato ad esempio al concerto di radio Italia in piazza Duomo che ha insegnato a suddividere gli spazi in settori separati da corridoi di sicurezza a disposizione dei soccorritori.
A proposito della possibilità che un maxi evento si trasformi in una maxi emergenza
Il discorso si è quindi spostato sulla gestione e prevenzione delle Maxi emergenza e sull’importanza dell’integrazione, della formazione e delle esercitazioni comuni fra le varie organizzazioni che assolvono compiti in occasione dei maxi eventi, introducendo così l’intervento del dott. Ingrassia, del Centro di Simulazione (CeSi) nel Centro Professionale Sociosanitario MedicoTecnico di Lugano, che nell’affrontare il tema dell’importanza della simulazione, ha posto l’attenzione sull’opportunità del debriefing tecnico, alla conclusione dell’evento.
Un cenno agli scenari
Il prof. Fiorenzo Festi dell’università dell’ Insubria, la dott.ssa Sara Bonizzato di Meditel, il prof. Luca Carenzo dell’ ospedale Humanitas di Rozzano, il prof. Giampaolo Rossi dell’Università degli Studi di Milano, il dott. Carlo Serini e il dott Alessandro Geddo dell’ospedale San Raffaele di Milano, e i due volontari della Croce rossa italiana Alessandro Maggiolini e Matteo Redaelli hanno focalizzato i loro interventi su una serie di Maxi eventi diversi, in ambito diversi, che si svolgono con regolarità, e che, proprio per la regolarità con cui si svolgono, sono molto importanti per imparare dall’esperienza.
Il convegno si è concluso con un Take home message del professor Francesco della Corte, del Crimedim, il Centro Interdipartimentale di Ricerca e Formazione in Medicina dei Disastri, Assistenza Umanitaria e Salute Globale che ha sede all’università del Piemonte orientale, uno dei maggiori esperti nella gestione delle maxi emergenze e sulla formazione degli operatori, su cui contare. Temi e esperienze che meritano, ognuno, un’attenzione specifica.







