Nuovo esposto da parte di un medico contro l’organizzazione dei sistemi 118, questa volta del Piemonte. Gli algoritmi infermieristici – condivisi a più riprese con Ordini dei medici e sindacati – adesso vengono sospesi. A tremare saranno anche i servizi di Guardia Medica? Vediamo il perché…

Cui Prodest? Cari medici che spesso non lavorate nel 118 o che pur lavorandoci non siete specialisti, da cui partono sempre gli attacchi più viscerali contro il sistema 118: a chi giova l’ultimo esposto contro gli algoritmi infermieristici pre-ospedalieri?

La vicenda è nota: il 19 luglio escono per la prima volta in Regione Piemonte gli Algoritmi Clinico-Assistenziali infermieristici. Un documento – non il primo in Italia – che organizza meglio le attività degli infermieri nel servizio preospedaliero. Gli algoritmi (come già avviene in tante Regioni) servono per permettere al personale sul posto di operare secondo evidenze scientifiche internazionalmente riconosciute su diversi tipi di patologia: trauma, arresto cardiaco, stroke, anafilassi, overdose… patologie che sono tempo-dipendenti perché prima si fa qualcosa più sono alte le chances di sopravvivenza dei pazienti/cittadini. E’ dal 1992 che in Italia si usano questi elementi. Ma quando le Centrali Operative “ufficializzano” l’applicazione delle manovre che in tutto il mondo vengono fatte per salvare vite, “qualcuno” alza la testa e fa un esposto alle Forze dell’Ordine.

Regione Piemonte: in ritardo perché attenti ma… non abbastanza

L’azienda zero della Regione Piemonte sta pensando all’organizzazione dei sistemi extra-ospedalieri da tempo. Dopo il covid-19 è nato un gruppo di lavoro per redigere questi algoritmi, che oggi sono riconosciuti fra i più moderni ed avanzati d’Italia. La loro presentazione è iniziata infatti tempo fa. A Novembre 2023. Per questo risulta bizzarro che dieci mesi dopo arrivi una polemica così forte per bloccare tutto. Eppure – come confermato a Rescue Press in una passata intervista dall’allora Commissario – non si è fatto mai nulla di nascosto. Il principio di questi algoritmi è la condivisione degli sforzi per dare ai pazienti il migliore servizio possibile.

Medici che attaccano ma… non sanno di cosa si parla!

Invece – grazie alla denuncia partita da un medico non specialista di Bologna – tutti sono caduti nella trappola. I sindacati, gli Ordini, e soprattutto i giornali hanno colpito e affondato una delibera costruita nel tempo per fare dare agli infermieri la tutela e la tranquillità che aspettavano. Una tutela per continuare a fare quello che hanno sempre fatto: operare sulle tempo-dipendenze rispettando la normativa nazionale, l’evidenza scientifica e poter così salvare vite.

Ma il rischio più grande, ora, lo corrono i medici di Guardia!

Attaccare e cercare di abbattere gli algoritmi piemontesi però potrebbe causare un altro grave risvolto. Se – infatti – si assume come corretta la ratio dell’esposto (ovvero che la prescrizione telefonica di un’azione sanitaria o di un farmaco da parte del medico è illegale in quanto quest’ultimo non vede fisicamente il paziente), allora tutte le prescrizioni telefoniche o a distanza non possono più essere erogate. Eppure il DPR del 92 dice che possono essere redatti algoritmi da parte del direttore medico del servizio 118 (e lo dice molto chiaramente, tanto che è da lì che partono tanti servizi di telemedicina oggi di successo). Quando gli algoritmi, come nel caso del Piemonte, sono redatti e approvati da tutti i direttori medici della regione e deliberati dall’azienda parte la gran calata di scudi. Ma bloccare le prescrizioni a distanza significa anche grossi guai per le guardie mediche. E’noto che TUTTE le GM rispondono e prescrivono, o consigliano, farmaci per telefono. Per non parlare dei medici di base: sarà necessario farsi visitare per avere la prescrizione di un paracetamolo 1000 sul FSE?

La politica avrebbe bisogno di più coraggio sull’organizzazione del 118?

L’altro aspetto cruciale riguarda la politica. Cancellare gli algoritmi (LEGGI QUI) non riporta la situazione a quella precedente. Ma evidenzia un gravissimo problema: sul territorio ci sono gli infermieri, non di certo i medici che ormai scarseggiano ovunque in Italia. E agli infermieri viene dato un set di lavoro che include i farmaci, perché secondo i percorsi di studio (insegnati nelle università) e secondo tutte le linee guida, quei farmaci li devono fare quando c’è bisogno. Ora in Piemonte se farai i farmaci andrai in tribunale per aver violato la nuova delibera. Ma se non li farai andrai in tribunale per aver violato il DL Gelli. Si, perché il sanitario è punibile quando non rispetta le linee guida, mica quando non rispetta il parere di un sindacato o di un ordine.

Più del rispetto all’infermiere, abbiate rispetto dei pazienti!

Questo attacco è l’ennesimo – dopo il caso Pizza, le boutade della Balanzoni e altre amenità para-sindacali – sfregio alla professionalità infermieristica. Uno sfregio che scoperchia il vaso di Pandora della prescrizione telefonica: come superare il problema? Di certo non chiedendo ai pazienti di aspettare ad avere gli arresti cardiaci o a rompersi la milza. Oggi per una questione di casta si mette a rischio la vita del paziente, quando in TUTTO il mondo il paziente è curato prima di tutto da tecnici, infermieri e figure para-sanitarie. Il medico (specializzato) deve essere presente nel sistema 118. E deve essere altamente retribuito. Ma deve essere MEU oppure ARTID. Deve essere un medico con un valore, non il primo laureato senza specialità che non è riuscito ad aprire il proprio studio che non potendo lavorare in ospedale – perché ci vogliono gli specialisti- si ripara salendo sulle ambulanze. Perché questo, invece, sarebbe fare un’operazione di casta che al cittadino garantisce il medico, forse, ma non la salute.