Una ricerca puntuale di alcuni medici italiani analizza l’organizzazione dei vari trauma center dello stivale. Quali conclusioni si possono trarre da questo studio?
Oggi in Italia la punta di diamante della medicina di area critica, e di emergenza pre-ospedaliera, è costituita dai Trauma Team. Si tratta di un gruppo di sanitari estremamente specializzati. In Europa queste squadre sono distribuite in modo equo sul territorio, in particolar modo nei sistemi anglosassoni e tedeschi. E in Italia? Oggi c’è uno studio chiaro e puntuale che ci racconta come sono strutturati i trauma team nel Belpaese. Non solo: possiamo anche analizzare punti di forza e di miglioramento da implementare nei nostri servizi, Regione per Regione.
12 ricercatori per uno studio sul trauma: finalmente!
Lo studio si chiama “State of the art of trauma teams in Italy: a nationwide study“. ed è stato realizzato da 12 ricercatori di primo livello nel nostro Paese su questi temi: Gli autori di questa pubblicazione sono Luca Carenzo, Cesare Mercalli, Elisa Reitano, Marco Tartaglione, Martina Ceolin, Stefania Cimbanassi, Daniele Del Fabbro, Fabrizio Sammartano, Maurizio Cecconi, Carlo Coniglio, Osvaldo Chiara, Lorenzo Gamberini. In sintesi, lo studio propone un’analisi dello status-quo nella gestione dei traumi, dal momento in cui avvengono in ambito pre-ospedaliero fino alla gestione in sala operatoria, mettendo a fuoco operazioni, formazione, strumenti utilizzati e metodologie di attivazione, per capire differenze e logiche di sviluppo che variano da Regione a Regione.
Abbiamo un trauma team identico in ogni punto del Paese?
I risultati dello studio indicano, lo chiariamo subito, che non c’è uniformità nell’attivazione e nella gestione del trauma all’interno del nostro Paese. Un gruppo di specialisti con l’appellativo di “Trauma team” è definito ufficialmente nel 53% degli ospedali italiani. Se il centro è maggiore (CTS) il Trauma Team è presente nel 73% dei casi. Se il centro è di medie capacità (CTZ+N) è presente nel 39% dei casi. Se invece il centro è periferico (CTZ) il trauma team si trova solo nel 39% dei casi. Non c’è da stupirsi: chi non ha un trauma team formale, individua nel principale ostacolo il basso volume di traumi trattati e la mancanza di staff, oltre (nel 25% dei casi) a problemi “politici” interni.
Trauma… che?
La principale notizia è che solo la metà dei centri sanitari intervistati ha formalmente definito il trauma team. In quasi la maggioranza degli ospedali quindi, il Trauma team è fatto da chi è in turno e si “becca” il paziente critico. Non c’è un percorso che aiuti l’ospedale a gestire situazioni più gravi. C’è molto spazio per migliorare la situazione soprattutto dal punto di vista formale. Implementare l’attivazione, il percorso di reperibilità, l’educazione alla governance di queste situazioni, è “mandatorio” e inderogabile. Certo, non stiamo parlando di dati definitivi, ma certamente sono utili per discutere e iniziare a porsi un problema.
Ma come si attiva il Trauma Team, in Italia?
Ma il leader del Trauma Team, chi lo fa?
Guardando al Futuro…
I dati di questo studio innescano una conversazione sul futuro della gestione del trauma in Italia. Gli esperti stanno chiamando a un maggiore sforzo per formalizzare le squadre di trauma in tutti i centri medici, enfatizzando la necessità di protocolli standardizzati e di formazione per garantire che tutti i pazienti traumatizzati ricevano il più alto livello di cura. Ed è chiaro che c’è una correlazione fra una buona leadership, un buon percorso, e il miglioramento delle pratiche operative sui pazienti. E’ un fattore significativo per la sicurezza e la salute dei pazienti. Vogliamo continuare ad avere differenze di servizio fra pazienti che vengono curati nel posto A e pazienti curati nel posto B?







