Ritornano le elezioni – Regionali – e riparte la sequela di mirabolanti promesse, cantate sperando che la memoria dei sanitari sia breve o inesistente. Ma, purtroppo, alcune promesse irrealizzabili fanno il paio con posizioni in totale contrasto al miglioramento della condizione lavorativa degli infermieri. Rescue Press ospita il punto di vista del “semplice infermiere” Paolo Vaccarello che ringraziamo per l’analisi sul tema valorizzazione economica e vincolo di esclusività degli infermieri.

 

Leggevo ieri con gusto il post di Roberto Dott. Pieralli, Presidente del sindacato dei medici SNAMI Emilia-Romagna nel quale perorava la causa degli infermieri relativa al desiderio che tutti abbiamo di abolire il vincolo di esclusività. Sembra positivo detto così che un medico sindacalista si esponga a favore degli infermieri.

Sembra molto strano se a farlo è la stessa persona che da anni si batte contro il c.d. Task Shifting cioè “il trasferimento razionale di compiti normalmente svolti da professionisti sanitari con qualifiche e competenze più elevate ad altri operatori, sanitari o non, con una formazione più breve e diversamente qualificata (OMS)”. Sembra strano perché almeno a partire dal 2009 in Emilia-Romagna si tenta e si applica a fatica il Task Shifting medico-infermiere per i settori del Pronto Soccorso e 118 attraverso dei protocolli infermieristici validati ed aggiornati da un’apposita commissione e che il Dott. Pieralli (non l’unico ci mancherebbe) ha sempre osteggiato apertamente con post e video che non si contano.

Allo stesso tempo ha sempre promosso il modello SIS118, che non rappresenta il 118 ma sta per Società Italiana Sistemi 118 ovvero una delle diverse società scientifiche accreditate del settore. Il modello SIS118 che possiamo dire essere quello più diffuso al sud prevede, tra l’altro, due possibili assetti dei mezzi di soccorso: con soli autisti soccorritori o con equipe medico + infermiere + autista-soccorritore. I mezzi c.d. a leadership infermieristica, con equipaggio minimo un infermiere ed un autista-soccorritore, ampiamente diffusi in Emilia-Romagna e in generale nel nord (che sono spesso al centro della diatriba sui protocolli/task shifting) non sono presi in considerazione nel modello ideale del soccorso.

Anche qui il Dott. Pieralli ha sempre mal digerito il fatto che i mezzi ambulanza a leadership infermieristica siano classificati dal Ministero della Salute come MSA (Mezzi di Soccorso Avanzati) al pari dei mezzi ambulanza con equipe al completo. Anche secondo il sottoscritto sarebbe più corretto creare una classificazione intermedia ma non ne faccio sinceramente una priorità tra i problemi del sistema che secondo me andrebbero affrontati.

Poi ho esaminato meglio lo sfondo, il contesto e tutto è improvvisamente quadrato alla perfezione. Il Dott. Pieralli è candidato alle prossime elezioni con uno schieramento che sinceramente non conosco ma che evidentemente è contrapposto a quello di centrosinistra dell’attuale Assessore Donini e del candidato Presidente De Pascale. L’oggetto del post sono infatti le dichiarazioni di questi ultimi relative alla riforma delle lauree specialistiche infermieristiche e alla possibile valorizzazione economica del vincolo di esclusività che il Dott. Pieralli critica così: “Lavoro quotidianamente con molti infermieri e, onestamente, non ho mai sentito nessuno chiedere una riforma del genere. Piuttosto, quello che sento è la richiesta di un adeguamento salariale immediato, specialmente per chi lavora in settori critici… …Io penso che sia più giusto iniziare con un sostanziale aumento salariale, senza legare questo ad un aumento del percorso con nuovi vincoli e anni di studi aggiuntivi…”

Adesso, benché si tratti di promesse elettorali più o meno velate per entrambe le parti, vorrei analizzare con voi lettori di Rescue Press il “foglio del come” un futuro esponente eletto della regione possa tradurre in pratica queste parole, giusto per dare un briciolo di credibilità alle promesse indipendentemente da chi le abbia fatte.

Il c.d. vincolo di esclusività per gli infermieri è normato da diverse leggi e decreti, dal CCNL e da regolamenti aziendali. Gli ultimi incidono poco o nulla sulla sostanza. Il punto di partenza è il d.lgs 165/2001 con l’art. 53 “Incompatibilità, cumulo di impieghi e incarichi” e in particolare con il comma 6 dove si stabilisce quali prestazioni extra siano “autorizzabili” e quali siano semplicemente da comunicare al datore di lavoro. Senza andare a spulciare tutte le norme nazionali e contrattuali la sostanza è che tutti i dipendenti pubblici non possono lavorare per conto terzi o come liberi professionisti senza autorizzazione. Inoltre, per una vera e propria attività libero professionale l’autorizzazione è subordinata ad un rapporto di lavoro part-time con l’ente che deve autorizzare di misura non superiore al 50%. Per quanto riguarda gli infermieri, non possono essere svolte prestazioni per enti pubblici o privati che siano in concorrenza con l’azienda sanitaria. In partica non si può fare l’infermiere altrove a meno che non ci sia una forma di convenzione tra le due aziende/enti oppure se un terzo chieda delle prestazioni infermieristiche direttamente all’azienda e non ad uno specifico professionista (anche qui ci sono delle eccezioni ma non mi dilungo).

Veniamo quindi al punto. Come può un’amministrazione regionale abolire il vincolo di esclusività? Semplice, non può. Deve essere prima il governo centrale a varare una norma “libera tutti” o una legge speciale come quella che già esiste per gli insegnanti o per i medici. Anche il citato sostanziale aumento salariale propriamente detto è materia di contrattazione centrale tra le organizzazioni sindacali e lo stato per il tramite di ARAN.

Per questo le affermazioni del Dott. Pieralli hanno tanto l’aspetto di una critica mossa esclusivamente perché non è stato lui a farle piuttosto che per il contenuto. Anche perché non posso immaginare che un sindacalista che si occupa anche di pubblico impiego non abbia chiari questi aspetti.

Valorizzare economicamente un qualsiasi aspetto della professione è invece una cosa fattibile immediatamente già a livello di singole aziende. Il CCNL prevede infatti la possibilità di creare nuove indennità per i professionisti compatibilmente con le disponibilità presenti sui fondi del personale. E indovinate chi può aumentare anche per scopi specifici i fondi del personale delle aziende sanitarie? La regione. La regione può anche, come ha già fatto, deliberare e finanziare una nuova indennità per tutti i dipendenti delle aziende sanitarie pubbliche del territorio di competenza.

Questo significa che le dichiarazioni di Donini e De Pascale sono credibili. Se saranno effettivamente realizzate è un’altra storia. Il fatto che il Dott. Pieralli lavori quotidianamente con gli infermieri non lo accredita sicuramente a sindacalista/paladino degli infermieri e ancor meno lo fano i suoi abilissimi attacchi alla professione ai quali siamo abituati. Per questo e per quanto detto sopra, a mio giudizio non è credibile come potenziale rappresentante degli infermieri, semmai il contrario e queste sue uscite in odore di elezioni sono certamente quello che sembrano cioè il tentativo di racimolare voti tra gli infermieri.

Chiudo dicendo che la valorizzazione economica del vincolo di esclusività non lo rafforzerebbe come afferma il Dott. Pieralli ma banalmente servirebbe a riconoscere agli infermieri una condizione nella quale loro malgrado si trovano da sempre. Valorizzazione economica e abolizione del vincolo non si escludono a vicenda ma sono due aspetti della stessa questione che possono coesistere o meno. Se e quando il Dott. Pieralli si candiderà ad una carica parlamentare queste sue affermazioni diventeranno credibili ed io sarò sicuro che, come hanno fatto molti suoi predecessori in passato, non se ne farà nulla.