Possiamo già parlare di Disastro climatico in Emilia-Romagna e Calabria: quali lezioni e misure preventive dobbiamo cercare di diffondere il prima possibile, per ridurre al massimo morti, danni e disagi?
L’Emilia-Romagna e la Calabria sono state colpite da eventi meteorologici estremi che hanno causato gravi danni e messo in luce la vulnerabilità del territorio italiano ai cambiamenti climatici. Questi eventi, caratterizzati da piogge intense e prolungate, hanno provocato alluvioni, frane e allagamenti diffusi, con conseguenze devastanti per le comunità locali. Bologna stravolta dall’acqua, Reggio Emilia in allerta, l’Enza che esonda, così come la Valle di Zena, la valle dell’Idice, le tangenziali di Parma, Piacenza. A queste realtà si somma stamane l’abitato di Maida, devastato da una flash flood che ha bucato strade, sradicato case e portato danni ingentissimi.
L’Emilia-Romagna è alla sua quarta maxi-alluvione in meno di due anni. Le piogge intense hanno interessato principalmente l’area metropolitana di Bologna e le province circostanti, con precipitazioni eccezionali che hanno superato i 175 millimetri in poche ore. L’esondazione del torrente Ravone ha allagato ampie zone della città, in particolare via Saffi e le aree limitrofe. Numerosi corsi d’acqua hanno superato i livelli di guardia, tra cui il Savena, il Navile e il Reno. Le inondazioni hanno costretto all’evacuazione di oltre 3.500 persone, con blackout diffusi che hanno interessato migliaia di utenze. La tragedia ha colpito Pianoro, nel Bolognese, dove un giovane di 20 anni, Simone Farinelli, ha perso la vita travolto dalla piena mentre era in auto.
Il 21 ottobre anche la Calabria è stata colpita da violente precipitazioni. In particolare, il comune di Maida, in provincia di Catanzaro, è rimasto isolato a causa dell’esondazione di un torrente. La circolazione sulla SS 280 è stata interrotta, mentre i vigili del fuoco hanno dovuto effettuare numerosi interventi per soccorrere persone rimaste bloccate nelle abitazioni allagate. Questi eventi meteorologici estremi hanno messo in luce ancora una volta la vulnerabilità del territorio italiano di fronte ai cambiamenti climatici, evidenziando la necessità di misure di prevenzione e adattamento più efficaci.
Vademecum per le amministrazioni locali: Stato di Allerta, comunicazioni ai cittadini
Per affrontare efficacemente queste sfide climatiche, le amministrazioni locali si devono dotare di misure preventive, che oggi – visti i fatti – hanno una priorità elevatissima rispetto ai piani di sviluppo industriale, alle costruzioni e alle impermeabilizzazioni che non rappresentano sistemi di protezione verso gli abitanti o le industrie.
- **Aggiornamento dei piani di protezione civile**: Rivedere e aggiornare regolarmente i piani, tenendo conto dei nuovi scenari di rischio legati ai cambiamenti climatici;
- **Mappatura delle aree a rischio**: Identificare e mappare le zone più vulnerabili a inondazioni e frane, utilizzando tecnologie GIS e dati storici;
- **Manutenzione del territorio**: Implementare programmi di manutenzione regolare per corsi d’acqua, argini e sistemi di drenaggio urbano;
- **Infrastrutture resilienti**: Investire in infrastrutture “a prova di clima”, come sistemi di drenaggio sostenibile e barriere anti-alluvione;
- **Sistemi di allerta precoce**: Potenziare i sistemi di monitoraggio e allerta, garantendo una comunicazione tempestiva alla popolazione;
- **Educazione e sensibilizzazione**: Promuovere programmi di educazione pubblica sui rischi climatici e sulle misure di autoprotezione;
- **Pianificazione urbanistica sostenibile**: Adottare politiche di uso del suolo che limitino l’espansione in aree a rischio e promuovano soluzioni basate sulla natura;
- **Collaborazione intercomunale**: Sviluppare strategie di adattamento coordinate a livello di bacino idrografico o area metropolitana[13].
Indicazioni per le associazioni di protezione civile: aprire le porte, comunicare di più
Per migliorare l’efficacia dei piani di lavoro, le associazioni di protezione civile non possono più fermarsi all’impiego dei soccorritori nelle attività di routine. La crisi in cui siamo precipitati (di fatto, senza mettere in atto molte misure negli ultimi 10 anni) ci vede al centro di un Mediterraneo in ebollizione, che causa nubifragi sempre più gravi e violenti. Il volontariato ha un compito straordinario dal punto di vista della comunità: quello di coinvolgere i cittadini e di renderli più partecipi e quindi più forti nelle attività quoditiane che permettono di far diventare la Protezione Civile più efficace. I consigli, che arrivano principalmente dal Dipartimento ma che sono condivisi dalle realtà di ANPAS, Croce Rossa e Misericordie, sono sempre i seguenti:
- **Formazione continua**: Organizzare corsi di aggiornamento regolari sulle nuove tecniche di intervento e sui rischi emergenti;
- **Esercitazioni realistiche**: Condurre esercitazioni che simulino scenari complessi e multirischio, coinvolgendo attivamente la popolazione;
- **Coordinamento interforze**: Rafforzare la collaborazione con altre organizzazioni e forze dell’ordine attraverso protocolli operativi condivisi;
- **Tecnologie innovative**: Integrare l’uso di droni, sistemi di geolocalizzazione e app per la gestione delle emergenze;
- **Supporto psicologico**: Formare il personale per fornire un primo supporto psicologico alle vittime durante le emergenze;
- **Analisi post-evento**: Condurre debriefing dettagliati dopo ogni intervento per identificare aree di miglioramento;
- **Coinvolgimento comunitario**: Sviluppare programmi di volontariato e formazione per i cittadini, creando una rete di supporto locale;
- **Pianificazione flessibile**: Elaborare piani modulari e adattabili a diversi scenari di rischio, considerando anche gli effetti a cascata.
L’adozione di queste misure può contribuire significativamente a migliorare la resilienza delle comunità locali di fronte alle sfide poste dai cambiamenti climatici. È fondamentale che amministrazioni e associazioni di protezione civile lavorino in sinergia, condividendo informazioni e risorse per una gestione più efficace delle emergenze e una migliore prevenzione dei rischi. Rescue Press sarà sempre a disposizione delle associazioni che vorranno fare attività e sviluppare contenuti con le migliori società scientifiche italiane, per contrastrare quello che è – oggi – un grandissimo problema emergente. Il rischio idrogeologico può diventare ancora più grave e frequente di quanto non stia avvenendo in questi giorni. Non dimentichiamoci che la forza devastante dell’acqua è una delle peggiori da contrastare, e dobbiamo prepararci a gestire tutto questo nel migliore dei modi.
PROGETTO E FONTE DI INFORMAZIONE: IO NON RISCHIO DI PROTEZIONE CIVILE
FONTE FOTO: EMILIA ROMAGNA METEO e STAZIONE METEO Sant’Elia di Catanzaro





Vademecum per le amministrazioni locali: Stato di Allerta, comunicazioni ai cittadini


