Mentre parte della comunità valenciana è ancora senz’acqua e nel fango, emergono con forza i problemi successivi alle ondate di volontari che con entusiasmo, ma scarse protezioni, vanno a supportare le aree colpite dai disastri. Un motivo in più per ricordarsi che di braccia e di volontari non ce ne sono mai abbastanza, e andare protetti e organizzati è di certo il modo migliore per aiutare il prossimo.
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I rischi immediati per popolazione e soccorritori “laici”
Sono migliaia i volontari e le volontarie provenienti da ogni parte della Spagna per cercare di fornire il proprio contributo alla popolazione di Valencia. Come in tutte le situazioni analoghe, sono persone che desiderano dare il proprio contributo in maniera volontaria e del tutto occasionale, rendendole di fatto vulnerabili poiché sprovviste di dotazioni adeguate e di conoscenze in ambito di epidemiologia ed emergenze di questo calibro. La presenza di popolazione senza formazione specifica, senza il corretto abbigliamento, sprovvista di adeguati DPI potrebbe creare un duplice problema da discutere su due fronti diversi: quello politico e quello sanitario.
Sebbene queste persone siano mosse da sani valori e princìpi del tutto ammirevoli, la loro scarsa “interfacciabilità” con i soccorritori addestrati potrebbe costituire un rischio per gli stessi soccorritori occasionali e per lo svolgimento delle attività. Banalmente, la delimitazione di determinate aree di lavoro secondo le metodologie USAR (pittogrammi, colori, waypoint GPS ecc.) non è compresa da molte persone che potrebbero rischiare di trovarsi nel “posto sbagliato” durante attività ad alto rischio condotte da personale competente, non necessariamente a conoscenza di persone terze. L’assenza dei DPI e di altri dispositivi per le attività SAR, potrebbe costituire un rischio e andare a generare un numero di potenziali feriti/infortunati/contagiati destinato ad incrementare quello già in essere, causando un disagio nella gestione dei soccorsi.
Tuttavia, viene a crearsi un tema politico e sociale che impedisce alle autorità di poter prendere in gestione questa situazione. Risulta infatti impopolare mettersi contro questa “ondata” di benefattori che cercano di dare il loro contributo. Sebbene la loro presenza sia senza alcun dubbio ammirevole, valutandola e contestualizzandola all’interno dello scenario dei soccorsi assume quasi la forma di un “rischio”.
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Soccorso moderno e senso civico
A Valencia, i soccorsi saranno gestiti e convogliati con una logica moderna? Purtroppo, un mondo così organizzato e preciso nell’imperfezione del contesto in cui opera, viene “messo alla prova” ed anche duramente dal fenomeno della solidarietà collettiva dei così detti “Angeli del Fango”. Persone non esperte, il cui numero non è stimabile con esattezza ed i cui bisogni non sono calcolabili. Ciò grava ulteriormente sulla macchina dei soccorsi. Al di là del senso civico e del lodevole impegno che molte persone mettono al servizio della comunità di Valencia, quello degli “Angeli del Fango” rischia però di diventare anche un fenomeno controproducente. Nella gestione di simili eventi, la macchina dispiegata dal Governo costituisce un’equilibrio perfetto tra ordine e kaos all’interno della quale ogni operazione prevede il calcolo di numerose variabili che, però, devono essere stimabili con certezza quasi matematica. Il numero di persone residenti e colpite dall’alluvione, consentirà ad esempio di fare una prima stima sul fabbisogno in termini di viveri e posti letto, l’aggiungersi di un numero non calcolabile di persone terze, interferirebbe in maniera concreta con la macchina di soccorsi rendendo i viveri calcolati insufficienti al pari di posti letto, punti di primo soccorso e via discorrendo.
Una delle sfide prossime del mondo del Soccorso Moderno, specie in questi ambiti, potrebbe essere proprio la gestione dell’ondata solidale nell’interesse dei cittadini stessi e della popolazione colpita dall’evento avverso.







