Mentre parte della comunità valenciana è ancora senz’acqua e nel fango, emergono con forza i problemi successivi alle ondate di volontari che con entusiasmo, ma scarse protezioni, vanno a supportare le aree colpite dai disastri. Un motivo in più per ricordarsi che di braccia e di volontari non ce ne sono mai abbastanza, e andare protetti e organizzati è di certo il modo migliore per aiutare il prossimo.

A circa due settimane dai tragici avvenimenti che hanno flagellato la città di Valencia, l’emergenza non è ancora terminata. I danni causati dal fango e dalle migliaia di detriti trasportati dalle correnti in ogni angolo della città sono solo un aspetto, purtroppo, di quella che è la complessità di una situazione simile. Dopo l’alluvione, infatti,  il danneggiamento delle infrastrutture pubbliche ed il decomporsi di materie organiche, espone soccorritori e cittadini ad un rischio da non sottovalutare e che, spesso, in queste condizioni tende a manifestarsi in maniera abbastanza pericolosa: parliamo del rischio biologico.

Batteri non letali ma rischiosi: il dopo alluvione è un problema… gastrico

Legionella, Tetano, Escherichia Coli, salmonella, stafilococchi sono solo alcuni degli agenti infettivi a cui popolazione e soccorritori si trovano esposti. La commistione tra acque reflue ed acque di altra provenienza (chiare, grigie, pluviali ecc.) quasi sempre presente in fenomeni di questo calibro, comporta una diffusione quasi capillare di questi agenti contaminanti e richiede un elevatissimo livello di attenzione. Eventi simili sono stati studiati anche durante gli alluvioni dell’Emilia Romagna, c’è però da notare come i climi diversi, le stagioni diverse e anche le temperature abbiano un ruolo nella diffusione di questi agenti infettivi.

Dalla castrofe all’endemia: enterobatteri e dengue

Il dott. Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit, la Società italiana di Malattie Infettive e Tropicali, sostiene che  «Ci sono rischi sanitari ed epidemici per la popolazione residente legati a questi grandi eventi catastrofici dove le acque chiare si mischiano a quelle scure e potrebbero esplodere gli enterobatteri, ma ci sono rischi anche dall’acqua contaminata quindi non potabile nell’immediato, dalla mancanza di conservazione dei cibi – se non c’è la corrente elettrica – e con gli acquitrini anche delle zanzare che proliferano con una temperature mite e sono comunque vettori di diverse malattie infettive come la febbre Dengue. Meno rischio invece per i vibrioni del colera perché per diffondersi devono essere comunque presenti e in quella zona non sono al momento presenti». Sebbene in spagna la copertura vaccinale contro il Tetano abbia superato il 90% della popolazione coperta, nei territori colpiti dall’alluvione il governatore tetano Carlos Mazón ha invitato tutti i cittadini ed i soccorritori a prendere visione dei piani vaccinali di emergenza, rivolti specialmente alle persone che abbiano avuto ferite sanguinanti.

I rischi immediati per popolazione e soccorritori “laici”

Sono migliaia i volontari e le volontarie provenienti da ogni parte della Spagna per cercare di fornire il proprio contributo alla popolazione di Valencia. Come in tutte le situazioni analoghe, sono persone che desiderano dare il proprio contributo in maniera volontaria e del tutto occasionale, rendendole di fatto vulnerabili poiché sprovviste di dotazioni adeguate e di conoscenze in ambito di epidemiologia ed emergenze di questo calibro. La presenza di popolazione senza formazione specifica, senza il corretto abbigliamento, sprovvista di adeguati DPI potrebbe creare un duplice problema da discutere su due fronti diversi: quello politico e quello sanitario.

Sebbene queste persone siano mosse da sani valori e princìpi del tutto ammirevoli, la loro scarsa “interfacciabilità” con i soccorritori addestrati potrebbe costituire un rischio per gli stessi soccorritori occasionali e per lo svolgimento delle attività. Banalmente, la delimitazione di determinate aree di lavoro secondo le metodologie USAR (pittogrammi, colori, waypoint GPS ecc.) non è compresa da molte persone che potrebbero rischiare di trovarsi nel “posto sbagliato” durante attività ad alto rischio condotte da personale competente, non necessariamente a conoscenza di persone terze. L’assenza dei DPI e di altri dispositivi per le attività SAR, potrebbe costituire un rischio e andare a generare un numero di potenziali feriti/infortunati/contagiati destinato ad incrementare quello già in essere, causando un disagio nella gestione dei soccorsi.

Tuttavia, viene a crearsi un tema politico e sociale che impedisce alle autorità di poter prendere in gestione questa situazione. Risulta infatti impopolare mettersi contro questa “ondata” di benefattori che cercano di dare il loro contributo. Sebbene la loro presenza sia senza alcun dubbio ammirevole, valutandola e contestualizzandola all’interno dello scenario dei soccorsi assume quasi la forma di un “rischio”.

Le analogie con la strage di San Giuliano di Puglia

Per comprendere meglio questo concetto, possiamo analizzare quanto accadde a San Giuliano di Puglia, nel 2002. Allora un sisma di fatto rase al suolo un piccolo borgo uccidendo peraltro 20 bambini in una scuola. Tale evento inevitabilmente toccò moltissimo la sensibilità di tutti noi. Il risultato fu una meravigliosa e massiccia (nonché sproporzionata) attivazione dell’allora sistema dei soccorsi che comportò il riversarsi di migliaia di soccorritori nel piccolo borgo.  Questo fenomeno, di fatto, non fece altro che peggiorare la situazione. Gli abitanti di San Giuliano necessitavano di assistenza, soprattutto per la realizzazione di strutture che fornissero loro la capacità di gestire i bisogni primari come mangiare, bere e dormire. Peccato che tali bisogni erano gli stessi delle migliaia di soccorritori che giunsero sul posto, causando di fatto la “saturazione” di qualunque struttura e servizio peggiorando di gran lunga la situazione.

Soccorso moderno e senso civico

A Valencia, i soccorsi saranno gestiti e convogliati con una logica moderna? Purtroppo, un mondo così organizzato e preciso nell’imperfezione del contesto in cui opera, viene “messo alla prova” ed anche duramente dal fenomeno della solidarietà collettiva dei così detti “Angeli del Fango”. Persone non esperte, il cui numero non è stimabile con esattezza ed i cui bisogni non sono calcolabili. Ciò grava ulteriormente sulla macchina dei soccorsi. Al di là del senso civico e del lodevole impegno che molte persone mettono al servizio della comunità di Valencia, quello degli “Angeli del Fango” rischia però di diventare anche un fenomeno controproducente. Nella gestione di simili eventi, la macchina dispiegata dal Governo costituisce un’equilibrio perfetto tra ordine e kaos all’interno della quale ogni operazione prevede il calcolo di numerose variabili che, però, devono essere stimabili con certezza quasi matematica. Il numero di persone residenti e colpite dall’alluvione, consentirà ad esempio di fare una prima stima sul fabbisogno in termini di viveri e posti letto, l’aggiungersi di un numero non calcolabile di persone terze, interferirebbe in maniera concreta con la macchina di soccorsi rendendo i viveri calcolati insufficienti al pari di posti letto, punti di primo soccorso e via discorrendo.

Una delle sfide prossime del mondo del Soccorso Moderno, specie in questi ambiti, potrebbe essere proprio la gestione dell’ondata solidale nell’interesse dei cittadini stessi e della popolazione colpita dall’evento avverso.