La figura dell’autista riveste grandissima importanza nel servizio sanitario in quanto a lui compete (tra le altre cose) la sicurezza del trasporto dell’equipaggio al target e, poi, anche del paziente verso la struttura ospedaliera indicata dalla centrale operativa.
Veloce sì, ma quanto basta
Premesso che l’autista deve essere in perfette condizioni psicofisiche per porsi alla guida e che deve obbligatoriamente aver fatto il controllo del mezzo sia per la posizione di guida sia per quanto previsto dalla check-list, come deve comportarsi alla guida di un mezzo di soccorso?
Giunta una chiamata dalla centrale operativa, l’equipaggio deve partire entro il termine stabilito (per la Regione Veneto, ad esempio, è di 120 secondi ex DGR 870/2022, all.A, parte D). È quindi previsto un termine di partenza ma non un termine entro il quale giungere sul target (sarebbe alquanto aleatorio ovviamente).
Con questo si vuole sottolineare che l’autista deve guidare con la velocità più adatta alle condizioni del traffico, dei luoghi e del meteo presenti in quel momento. Deve anche fare attenzione ad ogni pericolo possibile e porsi continuamente il dubbio che possa avvenire l’impensabile (non si può mai prevedere la reazione degli altri utenti al suono della sirena) e soprattutto deve pensare alla sicurezza dell’equipaggio e del mezzo. Si deve arrivare sul target, ma bisogna arrivarci in condizione di soccorrere e non di essere soccorsi.
Quale tragitto fare? Il più veloce? Quello più breve? Quello più sicuro?
Sulla base di quanto scritto sopra, l’autista dovrà sempre propendere per il tragitto che contemperi la brevità di percorrenza con l’esigenza di sicurezza del trasporto.
La velocità in un intervento nelle città e nelle località di pianura incide nel termine di qualche decina di secondi (soprattutto di giorno con il traffico delle ore di punta) e quindi non ha alcun senso eccedere con accelerazioni e frenate che possono compromettere la funzionalità del mezzo o immettersi in una direttrice (seppur trafficata) perché quello è il percorso più breve.
È infatti molto meglio valutare il tragitto prima della partenza. Prendersi 15 o 20 secondi prima di partire possono far risparmiare minuti preziosi nel corso del servizio. Può esserci un risparmio in termini di tempo, ma può esserci una scelta che porta il mezzo a fare un tragitto più agevole e più sicuro.
Infatti, è bene provare ad evitare le strade che si sa abbiano tante buche, dossi, sconnessioni, smottamenti parziali. Tali condizioni possono porre in pericolo l’espletamento del servizio, l’incolumità dell’equipaggio e la funzionalità del mezzo di soccorso (estremamente sollecitato in ogni sua componente durante l’emergenza) nonché favorire gli incidenti che ancor oggi sono troppo numerosi per i mezzi di soccorso.
In conclusione: guida sicura o guidare in sicurezza?
La risposta è: tutt’e due! Guidare “sicuri” vuol dire essere massimamente preparati e concentrati; quindi: conoscere le strade, conoscere il mezzo sapendo quello che si deve fare, non essere distratti da alcunché avendo a mente che si è il responsabile del trasporto.
Guidare in sicurezza vuol dire invece pensare alle conseguenze del proprio stile di guida che ha come unico fine quello di non mettere in pericolo l’equipaggio e il paziente; l’autista deve sempre valutare il rischio derivante da una sua decisione.
______________________________________________________________________________________________________________
La guida sicura in emergenza è una delle tematiche che, grazie all’aiuto dei corsi certificati NAEMT, proveremo ad approfondire insieme (e con tanta pratica) in occasione dei Rescue Days del 6 e 7 novembre 2024. Di cosa si tratta?







