Lo sciopero nazionale del personale sanitario: giusto o sbagliato? La protesta forse non va intesa contro la manovra finanziaria o il Governo. Vediamo perché è necessario un rilancio serio del SSN.
Mercoledì 20 novembre 2024 si svolge uno sciopero nazionale di 24 ore che coinvolge medici, infermieri, veterinari, dirigenti sanitari e tutto il personale delle aziende e degli enti del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). L’agitazione, indetta dai sindacati Anaao Assomed, Cimo-Fesmed e Nursing Up, non riguarda ospedali e cliniche private, né i medici di famiglia.
Le motivazioni dello sciopero
La protesta è diretta contro le misure contenute nel disegno di legge di bilancio per il 2025. I sindacati contestano:
- Mancati aumenti degli stipendi
- Risorse insufficienti al settore sanitario
- Mancate assunzioni
- Scarsa sicurezza per chi lavora negli ospedali
- Secondo i sindacati, gli aumenti previsti dalla manovra sono irrisori: per i medici si parla di 17 euro netti al mese nel 2025 e 115 euro nel 2026, mentre per gli infermieri circa 7 euro nel 2025 e 80 euro nel 2026.
Impatto dello sciopero: cosa non funzionerà?
Le previsioni di Anaao Assomed indicano che lo sciopero potrebbe compromettere circa 1,2 milioni di prestazioni sanitarie, tra cui 15.000 interventi chirurgici, 100.000 visite specialistiche e 50.000 esami radiografici. Saranno come sempre garantite le prestazioni d’urgenza e le attività di pronto soccorso. Purtroppo però è il PS il punto nevralgico sovraccarico e supportato in pessimo modo dalla medicina territoriale e dalla medicina interna. In quel nodo nevralgico si scaricano tensioni, responsabilità e rischi di un lavoro che ormai non è più ambito dai giovani.
La lettera a Giorgia Meloni per superare la crisi
I leader sindacali che hanno indetto lo sciopero hanno inviato una lettera al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. La richiesta di un incontro urgente è sottolineata con forza. Non si tratta infatti di uno sciopero estemporaneo, ma il rischio di avere sanitari che si dimettono in massa per andare a fare lavori meno stressanti o – peggio – in paesi esteri è reale. Dopo anni di politiche miopi sulla sanità pubblica la possibilità di vedere ancora più assottigliato il numero di persone disponibili per lavorare nel settore è reale. I sindacati evidenziano diverse problematiche del SSN:
- Finanziamenti insufficienti a sostenere un servizio già in difficoltà
- Liste d’attesa interminabili
- Fuga del personale dagli ospedali pubblici
- Aggressioni e denunce frequenti contro il personale sanitario
- Stipendi tra i più bassi d’Europa
- Carenze di organico che costringono a rinunciare a ferie e riposi
Richieste e proposte per una sanità migliore
I sindacati auspicano un lavoro unitario di tutto l’arco parlamentare sulla sanità, mettendo al centro i bisogni dei pazienti e le necessità dei professionisti della salute. I punti su cui lavorare sono pochi e chiari:
- Una riforma strutturale e organica del SSN
- Maggiori tutele per la sicurezza del personale
- Depenalizzazione dell’atto medico
- Contrattualizzazione degli specializzandi
- Retribuzione per i professionisti sanitari non medici
Considerazioni finali? Da soli si perde, sempre. Il 29 nello sciopero generale, chi si fermerà?
La situazione attuale non può che far emergere una considerazione cruciale. Oggi scioperano ANAAO-ASSOMED, CIMO-FESMED e Nursing Up. Eppure anche fra i sindacati sembra non esserci unità. La Conferenza Unitaria degli esecutivi nazionali e regionali dell’Intersindacale dei Dirigenti medici, veterinari e sanitari pochi giorni fa ha lanciato un forte messaggio di coesione per difendere il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) di fronte a una Legge di bilancio ritenuta inadeguata. Ma non sciopera, almeno non oggi. Lo scioperò sarà il 29. Le priorità non cambiano: svincolare i soldi per assumere medici e infermieri (e smetterla con i gettonisti). Pagare di più medici e infermieri bravi, che si meritano stipendi più alti. Aumentare lo stipendio di base per tutti i sanitari, altrimenti la professione non attirerà mai nuove leve. Potenziare la formazione specialistica (NON aprire indiscriminatamente le università alle matricole, facendo cassa ma riducendo la qualità dell’educazione). Proteggere legalmente medici e infermieri che, oggi, sono sotto l’occhio interessato di qualsiasi congiunto (esperienze di vita in ambulanza che sono ormai quoditianità).
Davanti all’emergenza bisogna unire le forze?
L’Intersindacale ha sottolineato come la crisi del sistema sanitario sia ormai evidente, richiedendo interventi urgenti e mirati. “È fondamentale e urgente intervenire con più risorse vincolate alla sanità pubblica, per salvare l’unico presidio per garantire universalità ed equità come fondamento della struttura sociale del paese”, hanno dichiarato i sindacati in una nota stampa del 14 novembre. Ma non hanno scioperato oggi. Le organizzazioni sindacali hanno annunciato l’avvio di un percorso di aggregazione che coinvolgerà tutte le forze sindacali e sociali del settore sanitario. Questa mobilitazione non si limiterà al periodo di discussione della Legge di bilancio, ma proseguirà nel tempo per affrontare le complesse problematiche del SSN. Per rafforzare il movimento e aumentare la consapevolezza, i sindacati organizzeranno assemblee in tutte le Aziende sanitarie e ospedaliere del Paese. Insomma: è chiaro (forse bene?) che le manifestazioni degli anni ’70 sono solo uno sbiadito ricordo.
In conclusione, l’appello lanciato dall’Intersindacale sottolinea l’importanza di un’azione coordinata e decisa per preservare e potenziare il Sistema Sanitario Nazionale, garantendo così il diritto costituzionale alla salute per tutti i cittadini.
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