La cronaca recente ci ha mostrato le drammatiche immagini del calciatore della Fiorentina Edoardo Bove riverso a terra, in arresto cardiocircolatorio, mentre viene soccorso da altri giocatori non preparati a questa situazione. Perché è un errore estrarre la lingua con le dita, e quali concetti di base ricordare.
Già da diversi giorni tanti post pubblicati da medici ed infermieri specializzati hanno stigmatizzato la condotta di un calciatore della Fiorentina che, dopo il malore occorso a Edoardo Bove, ha cercato di estrarre la lingua dalla bocca del ragazzo colpito da arresto cardiaco improvviso. Ma è un bene che questo sia accaduto. Perché così possiamo analizzare la questione e definire piccoli parametri di sicurezza – basilari, ma utili – per capire cosa fare.
Come bisogna comportarsi in queste situazioni?
Quando si rinviene una persona a terra è necessario valutare prima di tutto lo stato di coscienza. L’acronimo comunemente utilizzato è quello AVPU (Alert, Verbal, Pain, Unresponsive). Se il soggetto risulta Unresponsive, ossia non risponde nemmeno allo stimolo doloroso (un banale pizzicotto sulla spalla), bisogna allertare il numero di emergenza e chiamare aiuto. Poi bisogna escludere che sia in atto un arresto cardiaco. Per farlo, dopo averlo posizionato a pancia in su, si procede con la manovra GAS (guardo, ascolto, sento).
I corpi estranei e la lingua: due cose diametralmente opposte
In primo luogo, dopo aver escluso la presenza di corpi estranei nel cavo orale (schiuma, residui alimentari, vomito), si iperestende il capo del paziente. Parola complessa, azioni semplici: bisogna alzare il mento con due dita di una mano, e tenere la fronte leggermente più in basso del mento. Questa semplice manovra permette il passaggio d’aria impedendo che la lingua, che è un muscolo che in condizioni di rilassamento può occludere le vie aeree, si posizioni anteriormente. Questo semplice gesto impedisce l’occlusione, quindi non sarà necessario forzare la mandibola in posizioni innaturali. Subito dopo il primo soccorritore dovrà osservare l’eventuale espansione toracica, ascoltare eventuali rumori respiratori e al contempo percepire l’espirazione dell’aria. Qualora nei dieci secondi successivi il paziente non esegua alcun respiro, sarà chiaro che il paziente è in arresto cardiocircolatorio e si deve procedere con la rianimazione cardio-polmonare (RCP). Ricordiamolo: 30 compressioni toraciche alternate a 2 insufflazioni (se si ha una mascherina ed addirittura un pallone ambu). E bisogna collegare quanto prima possibile le piastre del defibrillatore, qualora a disposizione.
Se il paziente respira, come comportarsi con la lingua?
Qualora il paziente respiri regolarmente, viceversa, potrà essere posizionato in decubito laterale in attesa dell’arrivo dei mezzi di emergenza. Si chiama Posizione Laterale di Sicurezza proprio perché le vie aeree rimangono orientate verso il basso e in caso di rigurgito i liquidi non andrebbero a ostruire le vie aeree. In più la lingua, per gravità, si porterà anteriormente garantendo la regolare pervietà delle vie aeree. Ne deriva che concentrarsi sull’estrazione forzata della lingua con le dita, manovra obsoleta seppur continuamente sponsorizzata dai mass media, rappresenta un’inutile semplificazione del soccorso a un paziente incosciente, ritardando peraltro l’unica vera manovra salva-vita ovvero le compressioni RCP.
Corpi estranei: cosa sono?
Per gli operatori sanitari e i cittadini che solertemente hanno partecipato ai corsi di primo soccorso è regola nota non utilizzare le dita per forzare il movimento di apertura della bocca, salvo che non serva ad estrarre corpi estranei (non la lingua!) presenti nel cavo orale. Tale manovra può provocare danni sia al paziente, sia esporre il soccorritore al rischio di amputazione delle dita (la mandibola serrandosi può esercitare una pressione pari a 250 kg/cm^2, 5-6 volte superiore alla pressione necessaria per amputare un dito).
Ora, tu, cosa puoi fare per aumentare le possibilità di sopravvivenza?
L’episodio successo a Bove ci ha dimostrato ancora una volta come in Italia la cultura del soccorso sia del tutto insufficiente. Tuttavia, questo evento di forte rilevanza mediatica, potrebbe aprire a un reale investimento e fare da volano ad una programmazione per una formazione capillare in tema di rianimazione e primo soccorso, come da tempo auspicato dagli addetti ai lavori. Tale programmazione dovrebbe iniziare già dalle scuole e proseguire in ogni ambito della nostra società: università, lavoro, sport. La speranza è che i calciatori che così tanto si sono scossi per questo fatto si facciano promotori di una campagna mediatica volta a sponsorizzare la cultura del soccorso partecipando loro in primis a dei corsi specifici. Se la maggioranza della popolazione sviluppasse competenze di base in materia di primo soccorso, è certo che le statistiche legate alla prognosi dell’arresto cardiaco (ma non solo) sarebbero di gran lunga migliori.
La parola a medici e infermieri: il parere di AIES
La diffusione delle competenze di supporto vitale di base (BLS) e dell’utilizzo del defibrillatore semiautomatico da parte di personale non sanitario è un obiettivo cruciale, specialmente in ambito sportivo, e non solo in categorie maggiori come la serie A di Calcio, dove episodi di arresto cardiaco improvviso possono verificarsi. Ma quello che i sanitari vorrebbero sia sottolineato è l’educazione e il comportamento degli astanti. Sia rispetto al ferito che rispetto ai soccorritori. Ecco le parole chiare e condivise della Accademia Italiana di Emegenza Sanitaria e del suo presidente, Roberto Romano. È essenziale che atleti e membri dello staff tecnico siano formati non solo per agire come primo anello della catena della sopravvivenza, ma anche per promuovere una cultura di rispetto e collaborazione verso gli operatori sanitari. Questi valori sono imprescindibili per garantire un’efficace risposta alle emergenze e per consolidare un ambiente civile e solidale.
La concitazione del momento non giustifica urla, aggressività, spinte
In situazioni nelle quali si arriva a temere per la vita di un compagno, come in questo caso, le emozioni intense e la concitazione sono fenomeni comprensibili. Tuttavia, tali circostanze non possono e non devono mai giustificare comportamenti aggressivi o irrispettosi nei confronti degli operatori di emergenza. Non spetta a noi valutare gli accadimenti, anche nei loro eventuali e possibili risvolti penali, o la corretta aderenza, nel caso specifico, alle procedure certamente in essere nello stadio di Firenze per eventi come quello in oggetto. Riteniamo però che, in nessun caso e per nessun motivo, eventi di aggressione verso il personale di soccorso, o di vandalismo verso le dotazioni e i mezzi, possano essere tollerati o normalizzati. Se lo si facesse si renderebbe giustificabile ogni evento aggressivo posto in essere verso operatori addetti al soccorso che avvenisse in strada, in casa, in pronto soccorso. Lo si farebbe riportando alla sopposta necessità di “capire” lo sconvolgimento che ogni evento simile porta in chi vi assiste, magari vedendo coinvolto un amico o un parente. Questo finirebbe, inevitabilmente, per giustificare il fenomeno delle aggressioni al personale sanitario e di soccorso.
Il ruolo dello sport nella società
Le società sportive e le istituzioni che governano il settore hanno il dovere di considerare lo sport non solo come un’espressione di competizione, ma come un veicolo di educazione e crescita sociale. La formazione degli atleti deve includere principi di rispetto per le persone e per le istituzioni che operano a tutela della salute pubblica. Parallelamente, i media, in qualità di amplificatori e narratori delle dinamiche sociali, devono trattare con la dovuta serietà episodi di aggressione verso il personale sanitario, condannandoli senza ambiguità e promuovendo una narrativa che valorizzi il ruolo cruciale dei soccorritori.
“Tutti i grandi cambiamenti sono semplici.” (cit. Ezra Pound)
Affinché eventi come quello accaduto a Firenze non si ripetano, è necessario che:
- Le società sportive adottino programmi formativi obbligatori per atleti e staff, orientati sia alle tecniche di primo soccorso sia alla promozione di comportamenti rispettosi verso i soccorritori.
- Le istituzioni sportive inseriscano nei propri regolamenti misure disciplinari rigorose contro comportamenti aggressivi o lesivi nei confronti del personale sanitario.
- I media svolgano un ruolo proattivo nel sensibilizzare il pubblico sull’importanza del rispetto verso chi opera nelle emergenze, evitando di normalizzare o giustificare atteggiamenti violenti.
- La comunità civile venga coinvolta attraverso campagne educative che favoriscano la diffusione di una cultura del rispetto e della collaborazione in ogni contesto di emergenza.
Queste azioni, se intraprese seriamente, possono contribuire a restituire allo sport il ruolo di modello di riferimento per il progresso culturale e sociale, promuovendo un maggiore consapevolezza sull’importanza del rispetto e della solidarietà verso coloro che dedicano la propria vita al servizio degli altri.
L’Accademia Italiana Emergenza Sanitaria continuerà a perseguire l’utilizzo delle buone pratiche, la diffusione della cultura dell’emergenza urgenza e la tutela degli operatori addetti al soccorso ospedaliero e territoriale. Si rende, fin da subito disponibile, mettendo a disposizione la competenza tecnica e scientifica dei propri iscritti, per contribuire ad implementare le migliori strategie volte ad evitare che casi come quello di Edoardo Bove, e di altri prima di lui, possano ripetersi e, nel caso, affinché siano gestiti al meglio delle possibilità.
Un augurio a Edoardo di una pronta e ottimale guarigione!
Il Consiglio Direttivo AIES – Accademia Italiana Emergenza Sanitaria







