Il soccorso in ambiente impervio, in particolare nelle grotte, rappresenta una delle sfide più complesse per i sanitari del Soccorso Alpino. Come evidenziato dal dottor Mario Milani della scuola sanitaria del Soccorso Alpino italiano SNAMED, questo tipo di interventi richiede competenze specifiche e un approccio diverso rispetto alla medicina d’urgenza tradizionale.

Il soccorso in grotta è fra le sfide più ardue per il mondo dell’emergenza sanitaria. Da tempo immemore, calarsi nelle viscere della terra richiede enorme coraggio e perfetta forma fisica. Farsi male in un ambiente del genere significa aumentare in modo esponenziale i rischi di perdere la vita. Per questo motivo il soccorso è considerato estremo: lunghi tempi di rientro, grande necessità di risorse, scarsissima esperienza pregressa e altissima possibilità di non riuscire a portare a casa l’obiettivo.

Soccorso ipogeo: grotta come ambiente unico nel mondo

L’ambiente ipogeo presenta caratteristiche uniche che complicano notevolmente le operazioni di soccorso. Rescue Press da anni segue la peculiare attività della SNAMED, la scuola Nazionale Alpina di Medicina e Soccorso in ambiente alpino e in ambiente ipogeo. Ogni anno con il CNSAS e i tecnici SNATE viene organizzato il SAI, un corso di formazione dedicato proprio agli scenari più complessi che si possono trovare a chilometri, o meglio, a tante ore di distanza dal primo ospedale di riferimento. I problemi principali a cui va incontro un sanitario che affronta la grotta sono:

  • Spazi angusti e verticali che rendono difficile la movimentazione del paziente
  • Tempi di intervento molto lunghi, che possono durare giorni
  • Impossibilità di utilizzare elicotteri o altri mezzi rapidi
  • Difficoltà nel monitoraggio costante del paziente durante l’estrazione
  • Rischio di ipotermia per il paziente e i soccorritori

Queste condizioni estreme richiedono ai sanitari di adattare le procedure standard alla situazione specifica, talvolta “rompendo le regole” come ha sottolineato nei webinar organizzati da Rescue Press, in collaborazione con SIMAE, il dottor Mario Milani della scuola SNAMED.

Mario Milani

Mario Milani, medico AREU e SNAMED

La gestione del paziente: sfide uniche nel mondo dell’emergenza

In grotta, la gestione del paziente presenta sfide uniche:

– La valutazione iniziale e il trattamento devono essere effettuati in condizioni di scarsa visibilità e spazio limitato
– Il trasporto del paziente avviene spesso in posizione verticale, complicando il monitoraggio
– Le attrezzature mediche devono essere limitate all’essenziale e resistenti alle condizioni ambientali
– La somministrazione di farmaci e fluidi deve tenere conto dei lunghi tempi di estrazione

I sanitari devono quindi fare affidamento principalmente sulle proprie capacità di valutazione clinica, limitando al minimo indispensabile le procedure invasive. Per questo motivo uno dei corsi più effettuati dai sanitari del soccorso alpino (che, va ricordato, normalmente lavorano nei setting di emergenza 118, in ambulanza o in Pronto Soccorso) sono corsi di anamnesi basati su first look e second look, come il corso PHTLS o il corso AMLS. E’ talmente specifico l’ambito di lavoro del soccorso alpino che NAEMT Italia ha creato un corso PHTLS Mountain proprio per migliorare il modo in cui si fanno le valutazioni in ambienti impervi.

La formazione specifica: competenza sanitaria, esperienza tecnica e… prestanza fisica

Per affrontare queste sfide, il Soccorso Alpino ha sviluppato una formazione ad hoc per i propri sanitari, grazie a SNAMED e SNATE. Scuole vere e proprie di formazione specifica, che collaborano costantemente insieme alle società scientifiche maggiori, per dare qualità e formazione aggiornata. Milani sottolinea come “il sanitario deve saper rompere le regole quando necessario, adattando protocolli e procedure alle condizioni estreme. La prudenza e la capacità di previsione strategica sono fondamentali per garantire la sicurezza di pazienti e soccorritori in questi ambienti ostili.  Ma occorre avere anche un mestiere “robusto” per operare in questi contesti, combinando competenze mediche avanzate e capacità tecniche di progressione in grotta”. I corsi di questi specialisti che vengono anche chiamati nel resto d’Europa includono:

– Tecniche di progressione in grotta
– Gestione del paziente in ambiente ostile
– Utilizzo di attrezzature specifiche per il soccorso speleologico
– Capacità decisionali in situazioni critiche con risorse limitate

Analgesia con il MAD. Una lezione con Enrico MolinerisIl lavoro di squadra al primo posto

Il soccorso in grotta richiede un perfetto lavoro di squadra tra sanitari e tecnici del Soccorso Alpino. La componente medica deve integrarsi con quella tecnica per garantire la sicurezza di tutti e l’efficacia dell’intervento. Questo implica anche saper prendere decisioni difficili, valutando rischi e benefici di ogni azione in un ambiente così ostile. Salvare una persona in grotta quindi rappresenta una delle massime espressioni della medicina in ambienti estremi. Richiede ai professionisti coinvolti non solo elevate competenze tecniche, ma anche una grande capacità di adattamento e decision-making in condizioni di forte stress e incertezza. La formazione continua e l’esperienza sul campo rimangono gli strumenti principali per affrontare queste sfide uniche, dove la vita del paziente dipende dalla capacità dei soccorritori di operare al meglio in un ambiente tanto ostile quanto affascinante.

 

Vuoi sapere di più su come viene gestito il paziente in un ambiente impervio? Guarda ora i webinar del SAI su Rescue Press