Grazie all’impegno della sorella Loretta Nannini e del gruppo di amici toscani che lo hanno conosciuto, il 21 dicembre si celebra il compleanno di Giorgio Nannini. Un momento per sorridere al pensiero di chi non c’è più fisicamente da trent’anni ma continua ad esserci con idee che erano e rimangono pilastri del 118.
Il 21 dicembre Giorgio Patrizio Nannini avrebbe compiuto 70 anni. Giorgio morì 10 il gennaio del 2004, alla guida del suo Piper appena decollato da Tassignano, con destinazione Salerno, dove, insieme a Franco Navoni di Bergamo avrebbero consegnato tessuti destinati a un trapianto. Ma l’areo di Girogio si schiantò alle pendici del Monte Serra ed entrambi persero la vita. Ma è la data di nascita di Giorgio Patrizio che sarà ricordata. Familiari e amici hanno deciso di celebrare questa ricorrenza, invitando chiunque l’abbia conosciuto a essere presente alle ore 9,30 di sabato 21 dicembre, all’Auditorium Terzani della San Giorgio.
Sono tanti i ricordi di Nannini da condividere. Abbiamo deciso di raccoglierne alcuni, in particolare, perché significativi anche dell’esperienza N&A, il giornale del soccorso che Nannini fondò nel 1991, poco prima dell’inizio dell’avventura italiana del 118. In questo articolo portiamo le testimonianze di amici, collaboratori e medici che hanno lavorato con N&A e Nannini, alcuni conoscendolo direttamente e – altri – che invece ne hanno seguito le tracce perché hanno intravisto la forza delle idee alla base di questo grande progetto.
Guido Francesco Villa:”Sfide e risposte. Dobbiamo essere orgogliosi”
L’amicizia che mi ha legato a Giorgio Nannini mi permette ora di ricordarlo con tanto affetto e tanto dispiacere non solo perché non è più tra noi, ma anche perché non ha potuto portare avanti personalmente tutte quelle idee della sua fervida mente che sono state poi realizzate tardivamente da altri, proprio sotto il suo influsso tecnico e intuitivo che ha lasciato come eredità a tutti noi del settore dell’emergenza. A Giorgio piacevano le sfide e le continue novità e tutta la sua vita è girata intorno a questo “live motive” e, avendo grandi capacità organizzative supportate sistematicamente dall’esperienza che regolarmente cresceva in lui nell’ambito dell’emergenza, è riuscito in pochi anni a realizzare eventi, situazioni e risposte pratiche, fino ad allora sconosciute in Italia in questo campo. Tra le tante cose messe in pratica e in atto voglio ricordare la rivista N&A tramite cui è arrivato in tutta Italia a far conoscere al mondo del soccorso tutti i problemi, le novità e le soluzioni percorribili in questo settore permettendo a tutti, dai volontari, ai tecnici, ai sanitari, ai professionisti e persino ai politici, come si dovevano affrontare le emergenze, analizzandone le necessità e proponendo le corrette soluzioni. Dopo la sua prematura scomparsa l’aver cercato di portare avanti le sue idee sostituendolo alla direzione della rivista mi ha molto inorgoglito e spinto a proseguire al meglio possibile la strada da lui tracciata, seguendo sempre quelli che erano stati i suoi dettami e il suo pensiero. Oggi ormai da quei tempi tante cose sono cambiate ma in ogni novità nel soccorso rimane un pezzo del pensiero di Giorgio, che potremmo definire quasi il padre del Soccorso territoriale italiano proprio per la trasversalità delle sue idee, sia in campo tecnico che saitario, e del suo operato che è risultato una vera pietra angolare.
Leonardo Ferrazzi: “idee a ruota libera, che alla prova del tempo dimostrano il loro valore”
È difficile parlare di Giorgio Nannini senza cadere nelle ovvietà. Ho avuto modo di conoscere Giorgio e collaborare con N&A, il “giornale giallo del soccorso”, per parecchi anni. Giorgio era davvero un visionario, riusciva a intravedere strade nuove dove ancora nessuno le percepiva. E il “giornalino giallo” è stato per anni una palestra di idee per il mondo del soccorso, all’epoca ancora su base volontaristica, ed è stato un notevolissimo impulso allo sviluppo del soccorso in Italia. Conobbi Giorgio nella primavera 2001 quando frequentai il primo corso di guida in emergenza che N&A aveva organizzato con Maurizio Cassigoli e anche negli anni a venire, quando collaborai con i successivi corsi di guida (parliamo degli anni 2002/2003) ci fu un continuo confronto su mille temi, da cui scaturirono parecchi articoli che scrissi nei mesi o anni a venire. Il bello era poter lasciare correre le idee a ruota libera, sapendo di trovare un ascoltatore attento; un ascoltatore che sapeva come, partendo da una idea appena abbozzata, trovare un percorso realizzabile verso un obiettivo concreto da raggiungere.
Oltre al soccorso ci ha accomunato la passione “per le macchine volanti”… la telefonata di Cassigoli che mi annunciava l’incidente mi lasciò incredulo. Ancora oggi stento a credere come, una persona così metodica, abbia potuto incorrere in tale evento in una zona conosciuta. I tempi sono cambiati e una rivista cartacea, che pur si cercò di proseguire dopo la scomparsa di Giorgio, non ha molti spazi sia per il mutato contesto sociale sia per la differente organizzazione del soccorso… ma le idee che Giorgio iniziò a sviluppare continuano a essere presenti in moltissime iniziative a dimostrazione di quanto sapesse guardare avanti. È un peccato che molti non ne abbiano mai sentito parlare e non conoscano l’eredità che ci ha lasciato.
Giovanni Cipolotti: “Un confronto che arricchiva, sempre”
“E’ fin dal 1975, quando mi sono iscritto a medicina, che ho cominciato ad avere la passione di diventare un medico dell’emergenza e a lavorare sui mezzi di soccorso. Perché sono diventato in quegli anni volontario della pubblica assistenza. Croce Verde di Padova. E’ proprio allora che ho conosciuto Giorgio Patrizio Nannini. Era presidente della pubblica assistenza Croce Verde di Pistoia e nel 1982, quando mi sono laureato, ho cominciato a frequentarlo sia come esperto di emergenza quale lui era già in quegli anni, e poi come amico per cercare di portare anche nel Veneto l’esperienza degli SPAMU toscani. SPAMU sta per servizio di pubblica assistenza con medico per le urgenze ed è stato proprio in quelle occasioni che abbiamo cominciato a collaborare insieme. Tanto che nei primi anni 90 abbiamo scritto insieme un progetto per la creazione della centrale operativa 118 a Padova, intitolato appunto Padova emergenza. E già nel 1986 mi sono potuto avvicinare come medico anestesista, ma come anche amico di Giorgio, a uno dei primi esperimenti di elisoccorso fatti in Italia, che è stato quello dell’ellimedica di Ravenna. Abbiamo lavorato insieme dal giugno al settembre del 1986 presso la pubblica assistenza di Ravenna, appunto, per un progetto che era finanziato dall’Anpas nazionale. E da allora questo rapporto di professionalità e questo rapporto anche di amicizia, si è sempre cresciuto negli anni. Tanto è vero che nel mondo dell’emergenza che si stava sviluppando in Italia il numero di telefono di Giorgio era diventato per molti di noi, un numero di riferimento per chiedere consiglio. Modelli organizzativi che lui conosceva molto bene per aver girato come esperto, appunto nelle tematiche di emergenza in molti paesi europei ed extraeuropei, sono stati migliorati grazie a lui. Se potessi condensare in poche parole, cos’era Giorgio Patrizio Nannini per me era passione, esperienza ed amicizia, Ciao Giorgio”.
Mario Rugna: “Se qualcosa è cambiato in meglio, lo dobbiamo a lui”
“Non ho conosciuto Giorgio personalmente. Ma essere stato parte del suo sogno, un sogno ed un progetto che partiva da N&A ma che era molto di più, mi ha permesso di capire attraverso il suo esempio quale era la direzione che avrei dovuto prendere nella mia vita professionale. Ho capito che Giorgio sognava un’emergenza preospedaliera fatta da professionisti maturi e competenti che avevano voglia di migliorarsi con la formazione giorno per giorno. Sembrerà tutto molto scontato detto oggi, ma quando Giorgio lo ha pensato era una vera rivoluzione per un sistema ai primordi, fatto da professionisti “prestati” da altre specialità che vedevano l’emergenza territoriale come un mero passaggio professionale e non un punto d’arrivo. Se qualcosa è cambiato in meglio nel nostro mondo è merito suo, e di coloro che come lui ci hanno dato la possibilità di fare dell’emergenza territoriale e della medicina d’urgenza una specializzazione ed un punto d’arrivo. Nel mio piccolo ci provo quotidianamente, orgoglioso di lavorare da medico d’urgenza in elisoccorso, altro grande sogno e passione di Giorgio. Sperando, così come quando ancora ragazzo divenni responsabile scientifico di N&A, che lui possa essere orgoglioso di me”.







