Non è certo un compito banale raccontare in poche righe Giorgio Patrizio Nannini e l’esperienza – iconica per il nostro sistema sanitario – del mensile N&A. E’ stato per decenni il primo e l’unico giornale del soccorso pre-ospedaliero italiano. Un giornale nato un anno prima del 1-1-8, che ha portato con forza il passato del sistema di soccorso nel futuro del modello di gestione emergenziale unificato.

Se – come diceva Eliane Roosvelt – quando si arriva al futuro, il nostro compito non è di prevederlo ma di consentire che accada, Nannini e il suo N&A hanno interpretato esattamente tutto questo. Hanno accompagnato i soccorritori tecnici, i medici MET, MEU e ARTID, gli infermieri e i volontari lungo una strada che ogni giorno diventava più chiara, più precisa, ma – non bisogna dimenticarlo – più tortuosa.

En end Ei: un’Italia orgogliosa del suo essere diversa, anche nella medicina pre-ospedaliera

Con molta probabilità, oggi Giorgio Patrizio Nannini sarebbe un “grande vecchio” dell’emergenza pre-ospedaliera italiana. Si arrabbierebbe molto, anzi, moltissimo vedendo come abbiamo sprecato occasioni incredibili di ottimizzare e migliorare il sistema. Ma sarebbe anche un grande saggio felice, soddisfatto del percorso di formazione che è stato costruito per il soccorritore. Forse – soprattutto – sarebbe orgoglioso del percorso di certificazione e di valutazione continua che l’emergenza pre-ospedaliera si è imposta in molti luoghi, seppure non in tutti.

N&A: un giornale attento alla qualità di quello che si mette in campo nel 118

“Perché mai una centrale 118 dovrebbe avere una certificazione di qualità?” scriveva nel febbraio del 2001 (il 118 non era ancora attivo in tutta Italia ndr). “Oggi non basta più credere di offrire un buon servizio al cittadino, ma bisogna che ci sia qualcuno, esterno al mondo sanitario, che dica quanto è buono quello che facciamo, per davvero”. E ancora: “Se a dire che quanto siamo bravi siamo solo noi, non avremo mai quella credibilità oggettiva di chi si mette periodcamente in discussione e chiede agli altri di valutare il proprio operato”.

Ma soprattutto, un’idea di sistema che fa squadra, anche con il paziente

In poche righe, di un editoriale di 24 anni fa, ho trovato l’essenza forte, decisa e determinata di Giorgio. Certo, un terribile incidente ce lo ha tolto troppo presto. E io, che sono entrato in questo mondo nel 2013, non ho visto che l’ombra delle idee di Nannini. Idee e progetti che erano grandi solo per un motivo: erano tutte condivise. Condivise con altri specialisti e altri “operai del soccorso”, impegnati tutti in un obiettivo: rendere il Sistema di Emergenza pre-ospedaliero un elemento unico, chiaro, una squadra che iniziava dal primo operatore di risposta in Centrale Operativa, passando poi per soccorritori, Vigili del Fuoco, Soccorso Alpino, Protezione Civile, Forze dell’Ordine, Militari impegnati nei soccorsi e operatori di triage e di Pronto Soccorso. Una squadra che finisce con il paziente e i suoi parenti. Perché anche loro hanno un ruolo preciso in questo sistema, mai esclusivamente passivo.

C’è una eredità da portare avanti.

Oggi una piccola redazione come Rescue Press sente di fare gli auguri di buon Compleanno alle idee di Giorgio Patrizio Nannini perché, se ci siamo noi e c’è una grande famiglia del soccorso, è proprio grazie a lui e al suo gruppo di amici e collaboratori. Perché le idee non sono affatto finite in quel freddo giorno di gennaio del 2004, quando ci ha lasciato per un incidente aereo. Le sue idee hanno continuato a volare e, oggi, sono lì che ci guidano e ci dicono di guardare oltre. Facciamolo insieme.