Le aggressioni sono un problema crescente, difficile da gestire. Non si può pensare di risolverlo con il solo servizio civile universale. Che strada percorrere per aiutare gli operatori a difendersi e a smorzare i toni dell’inciviltà?

A Carpi, un infermiere del 118 è stato afferrato e scaraventato contro un muro, riportando la lussazione di una spalla durante un intervento. Solo l’attenzione dei colleghi e la de-escalation hanno evitato che la situazione degenerasse ancora di più. Ma episodi simili avvengono ovunque in Italia. Medici, infermieri e autisti d’ambulanza affrontano non solo emergenze sanitarie, ma anche aggressioni fisiche e verbali continue. La sicurezza degli operatori è a rischio e il problema sta spingendo molti a lasciare il servizio. Se l’Italia perde centinaia di migliaia di professionisti (e fra questi tantissimi sono medici e infermieri), sta iniziando anche un periodo di desertificazione del volontariato. Un problema da non sottovalutare: se il rischio è quello di prendere sputi, calci e offese, chi si metterà a fare volontariato in divisa nei prossimi anni? La mentalità dei giovani è già cambiata da tempo, ma la soluzione – si pensava – poteva essere il servizio civile. Oggi, con 62.000 posti disponibili, quanti saranno occupati dai ragazzi sotto i 28 anni?

Stress e rischio burnout

La Psicologia dell’Emergenza evidenzia che chi opera nel soccorso è esposto a stress elevato, con rischi di burnout e disturbo post-traumatico da stress (PTSD). Aggressioni e minacce aumentano il carico psicologico, riducono la motivazione e minano la tenuta mentale del soccorritore, togliendo risorse e rendendo il sistema di emergenza molto meno performante.

Basta leggere gli ultimi casi di violenza in Italia per capire la situazione:

  • Torino: un’infermiera del 118 aggredita durante un intervento a novembre 2024;
  • Bari: un operatore colpito con un pugno da un paziente a dicembre 2024;
  • Vallo della Lucania: sanitari attaccati a martellate a dicembre 2024;
  • Firenze: volontari Croce Rossa aggrediti a gennaio 2025;
  • Roma: un autista di ambulanza picchiato a gennaio 2025;

Esistono delle possibili soluzioni?

Chi lavora in emergenza si trova in un contesto sempre più ostile. Le aggressioni, unite alla mancanza di protezioni adeguate e al carico di stress, spingono molti a lasciare il servizio. Senza interventi concreti, il sistema rischia di perdere personale qualificato, compromettendo la risposta alle emergenze. Oggi ci sono diversi corsi che vengono erogati dalle realtà associative e da istituzioni preposte, ma rimangono ancora mosche bianche. Si può e si deve fare di più per tutelare chi soccorre in ogni punto del Paese? Forse si. Oltre ad aumentare – spesso solo sulla carta – le pene per chi commette i reati (cosa che sarebbe utile anche con sanzioni amministrative pesanti), potrebbe diventare utile costruire una formazione nazionale sulla prevenzione delle aggressioni. Spiegare la comunicazione verbale e non verbale, oltre alle tecniche di de-escalation e di fuga, con piccoli accenni all’autodifesa (ultimissima ratio, a cui non si dovrebbe mai arrivare).

Non perdiamo la speranza: il soccorritore può essere più tutelato

Si dovrebbero costruire Migliori condizioni di sicurezza: allarmi collegati alle Forze dell’Ordine, dispatch dedicati per determinate zone operative, telecamere a bordo, coordinamento e bodycam che dissuadano l’aggressione. Infine supporto psicologico costante: programmi dedicati per ridurre stress e burnout ai soccorritori dovrebbero essere uno standard ovunque, senza lasciare che la testa del soccorritore sia un posto isolato e oscuro, dimenticato da chi chiede di imparare il “carica e vai” pensando che il volontario sia semplicemente un automa o un esoscheletro. Infine servirebbe la valorizzazione del ruolo: incentivi economici e campagne di assunzioni potrebbero aumentare la componente tecnica operativa e capace di lavorare con continuità anche sul miglioramento della propria skill comunicativa.  La violenza contro i soccorritori è un problema reale. Servono formazione, sicurezza e riconoscimento del ruolo per fermare l’emorragia di professionisti dal 118. Proteggere chi soccorre significa garantire un servizio di emergenza efficiente.