Decide di casi anche quest’anno. Come ad Asti, dove è avvenuta una nuova aggressione in Pronto Soccorso: non bisogna spegnere i riflettori sulla violenza contro infermieri e soccorritori. Dati nazionali, novità del Decreto 137/2024 e strumenti pratici di prevenzione. Ecco cosa si potrebbe fare per implementare la gestione della violenza in sanità.

Ripartiamo da Asti. Ennesimo caso di una collana di “episodi” che ormai accompagnano urgentisti e centodiciottisti da anni. Un’infermiera è stata colpita con un pugno al volto mentre era in servizio in Pronto Soccorso. Il giorno dopo, lo stesso aggressore – già allontanato dalle forze dell’ordine – è tornato nella struttura, minacciando di morte gli operatori. In una successiva colluttazione con la vigilanza è riuscito a colpire di nuovo un infermiere. Stiamo parlando di casistiche quotidiane, che la Società Italiana degli Infermieri di Emergenza (SIIET) ha definito “gravissime”. SIIET ha ricordato come i Pronto Soccorso, nati per accogliere e curare, siano sempre più spesso teatri di rabbia e aggressioni. L’ospedale ormai è un contesto dove:

  • I posti di polizia non sono stabili e vengono sostituiti da vigilanza privata inerme;

  • Gli ambienti da controllare sono molto vasti con troppo poco personale;

  • Molti operatori vivono un diffuso senso di vulnerabilità e stress perché ci sono troppe persone da curare, in troppo poco spazio, con troppi parenti che non sanno come sfogare la propria frustrazione;

Da qui l’appello a riconoscere i PS come “luoghi sensibili” con presidio costante delle forze dell’ordine: nei contesti più critici viene chiesto anche il supporto dell’esercito, da discutere in un tavolo nazionale per definire criteri vincolanti di tutela del servizio pubblico. 

Violenza contro infermieri e soccorritori: i numeri aggiornati

Quello di Asti non è un episodio isolato ma l’ennesima tessera di un fenomeno che, a livello nazionale, ha dimensioni strutturali. Secondo la relazione 2023 dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie (ONSEPS), in Italia si contano oltre 16.000 segnalazioni di aggressioni in un anno, con circa 18.000 operatori coinvolti.  Altre analisi riportano che negli ultimi cinque anni le aggressioni contro gli operatori sanitari sono cresciute di circa il 38%, con circa 18.000 episodi l’anno. Il personale infermieristico è la categoria più colpita, mentre circa tre quarti delle vittime sono donne.   

La casistica non riguarda solo i reparti ospedalieri. Studi condotti sui servizi di ambulanza in Svizzera – contesto spesso considerato “virtuoso” – mostrano che:

  • Gli episodi di violenza verso i soccorritori si verificano in circa l’1–2% degli interventi

  • Nel 96% dei casi è presente un comportamento aggressivo del paziente o dei familiari

  • La forma più comune è l’aggressione verbale, seguita da intimidazioni e ostacolo alle manovre di soccorso.   

I dati sugli effetti a lungo termine non sono meno preoccupanti: la letteratura internazionale rileva conseguenze come disturbo da stress post-traumatico, abbandono della professione, calo della motivazione e della qualità di cura. 

Decreto 137/2024: cosa prevede la nuova legge contro la violenza in sanità?

Per reagire a questa escalation, nel 2024 è stato approvato il Decreto-legge 1 ottobre 2024, n. 137 (“Misure urgenti per contrastare i fenomeni di violenza nei confronti dei professionisti sanitari, socio-sanitari, ausiliari e di assistenza e cura”), poi convertito nella Legge 18 novembre 2024, n. 171.  Fra le misure più rilevanti è previsto l’inasprimento delle sanzioni per chi aggredisce operatori sanitari o danneggia beni destinati all’assistenza. L’estensione dell’arresto obbligatorio in flagranza o flagranza differita per lesioni contro il personale sanitario e per danneggiamenti alle strutture sanitarie (ma abbiamo visto nel caso Vildoza come questo sia evitabile). E infine c’è il riconoscimento specifico della tutela per i professionisti che operano nei Pronto Soccorso, nei servizi di emergenza-urgenza e nelle strutture pubbliche e private convenzionate. 

Rescue Press aveva già analizzato le prime ricadute operative del provvedimento nell’articolo “Aggressioni al 118: scatta l’arresto in flagranza differita”, sottolineando il cambio di passo sul piano penale ma anche la necessità di accompagnare la norma con misure organizzative e formative.   In parallelo, altri editoriali come “Violenza contro il 118: la fuga degli operatori si fermerà?” e “Basta, i soccorritori non si toccano!” hanno messo in evidenza il legame tra violenza, burnout, dimissioni dal servizio e rischio di collasso per il sistema di emergenza. 

Ricordiamoci però che la legge è necessaria ma non sufficiente. Senza sicurezza reale nei luoghi di cura e formazione specifica, il dettato normativo rischia di rimanere confinato a posteriori, quando il danno è già avvenuto.

Dal Pronto Soccorso al territorio: cosa ci insegna l’esperienza svizzera

La preparazione rimane infatti l’arma principale che ai sanitari rimane per difendersi. L’articolo “Scala di valutazione dell’aggressività nel soccorso pre-ospedaliero” – descrive un’esperienza pluriennale maturata alla Croce Verde Lugano (Svizzera), che affronta la violenza nei confronti dei soccorritori con un approccio strutturato. Gli elementi più interessanti per il contesto italiano rimangono:

  • la necessità di riconoscere la violenza come problema clinico e organizzativo, non solo di ordine pubblico;
  • la creazione di collaborazione stabile con polizia, servizi di psichiatria, centri per le dipendenze e penitenziario

  • la preparazione specifica su de-escalation, osservazione precoce dei segnali di rischio e gestione delle scene ostili

  • L’utilizzo di una scala di valutazione dell’aggressività adatta al contesto pre-ospedaliero, con codici colore (verde, giallo, rosso) e focus sulla sicurezza del team. 

Questa scala nasce mettendo insieme strumenti psichiatrici e modelli propri delle forze dell’ordine (come la piramide del rischio di passaggio all’atto violento), ma viene semplificata per l’uso rapido in strada: niente punteggi complessi, ma indicatori osservabili che aiutano a decidere se è possibile lavorare con la sola relazione, se serve un supporto immediato delle forze dell’ordine, se è necessario sospendere l’intervento per tutelare i soccorritori. 

Prevenire la violenza: formazione mirata e strumenti operativi

Se la violenza contro i soccorritori è un fenomeno strutturale, la risposta deve essere altrettanto strutturale. Qui entra in gioco la formazione specialistica.

I percorsi Rescue Press sulla prevenzione della violenza

Per chi lavora in 118, Pronto Soccorso, ospedali e servizi territoriali, Rescue Press e Rescue Press Academy hanno messo a disposizione alcune risorse specifiche:

  • Corso “Gestione della violenza in sanità e utenti aggressivi”

    Un percorso dedicato a riconoscere precocemente le situazioni a rischio, usare tecniche di de-escalation e muoversi all’interno delle norme vigenti sulla sicurezza in sanità. 

    👉 Link: Gestione della violenza in sanità e utenti aggressivi – Rescue Press Academy

  • Webinar “Aggressioni al personale sanitario: ricadute e strategie”

    Un approfondimento in collaborazione con AIES, dedicato a come sta cambiando l’organizzazione del lavoro in PS e nei reparti ad alto rischio violenza, con focus su prevenzione, supporto psicologico e strategie di sistema. 

    👉 Link: Aggressioni al personale sanitario: ricadute e strategie

  • Approfondimento “Scala di valutazione dell’aggressività nel soccorso pre-ospedaliero”

    Un articolo tecnico che illustra nel dettaglio la scala cromatica per valutare l’aggressività nel contesto extraospedaliero, sviluppata a partire dall’esperienza della Croce Verde Lugano. 

    👉 Link: Scala di valutazione dell’aggressività nel soccorso pre-ospedaliero

Questi contenuti possono essere integrati nei piani formativi aziendali, nei percorsi ECM e nella formazione dei volontari, per costruire una cultura comune sulla sicurezza.

“Senza sicurezza non c’è cura”

Nel comunicato su Asti, il responsabile SIIET per Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, Marco Pappalardo, lo sintetizza in una frase che potrebbe diventare il manifesto di chi lavora nell’emergenza: “Senza sicurezza non c’è cura”.  Per fermare la violenza contro soccorritori, infermieri e medici non basta indignarsi dopo l’ennesimo episodio. Serve:

  • applicare fino in fondo le norme esistenti

  • rendere i Pronto Soccorso e i servizi di emergenza ambienti realmente sicuri

  • investire in formazione strutturata, strumenti di valutazione del rischio e cultura della segnalazione.

Come Rescue Press continueremo a:

  • raccontare le aggressioni senza sensazionalismo ma con precisione tecnica

  • dare spazio alle buone pratiche (come l’esperienza svizzera sulla scala dell’aggressività)

  • offrire, tramite Rescue Press Academy, strumenti concreti per chi ogni giorno entra in servizio con una certezza: il soccorritore non si tocca.