In Italia l’emergenza sanitaria vive da anni in una sorta di matrimonio “separati in casa”: da una parte il mondo del volontariato, dall’altra quello dei dipendenti e dei professionisti. Stessa ambulanza, stessi pazienti, orari impossibili condivisi… ma spesso linguaggi diversi, aspettative diverse, persino obiettivi percepiti in modo diverso.
Nel nuovo webinar AIES–Rescue Press proviamo a togliere il filtro diplomatico e a farci la domanda senza giri di parole: siamo soccorritori o professionisti? E, soprattutto, come si costruisce davvero un team quando mezzi e turni sono condivisi tra volontari e personale assunto?
Il volontariato come ossatura del 118… ma con troppe differenze
Il punto di partenza è noto a tutti: gran parte del sistema 118 si regge su associazioni e volontari. In molte regioni, senza quella rete capillare di sedi, equipaggi e formatori, i tempi di risposta crollerebbero. Eppure, proprio sulla formazione, il volontariato mostra ancora la sua fragilità: percorsi diversi da associazione ad associazione, simulazioni poco strutturate, scarsa condivisione di standard tra territori che pure lavorano fianco a fianco.
Nel salottino AIES, alcuni volontari e formatori raccontano la loro esperienza: la mancanza di addestramento continuo, l’assenza di esercitazioni realistiche con debriefing seri, il fatto che spesso ci si limita a “fare l’esercitazione di aeroporto” senza una vera analisi di ciò che non ha funzionato.
Quando il confronto con i Vigili del Fuoco fa male
Il paragone con il mondo dei Vigili del Fuoco è inevitabile. Lì la formazione è nazionale, la figura del caposquadra è chiara, l’addestramento mensile è obbligatorio, la gerarchia non è un vezzo ma una misura di sicurezza. Un volontario VV.F. siciliano si addestra come uno trentino, con le stesse procedure, gli stessi formatori, gli stessi standard.
Nel sanitario no: un incidente stradale viene gestito con approcci diversi a distanza di pochi chilometri. E capita che chi arriva dall’esperienza VV.F. veda cose che nel mondo del soccorso sanitario fanno impressione: scenari mai davvero messi in sicurezza, auto senza freno a mano, manovre rischiose date per scontate.
Selezione, burnout e cultura di squadra
Un altro nodo emerso nel confronto è la selezione dei volontari. In molte realtà, per necessità di turni, si è smesso di selezionare davvero: si fa il corso, “l’esame lo passano tutti” e poi ci si ritrova in ambulanza persone non adatte, che spesso si bruciano al primo caso pesante. La vita media del volontario scende a poco più di un anno e mezzo, mentre i formatori si ritrovano a gestire frustrazione e burnout senza strumenti.
C’è chi ha provato a invertire la rotta, creando veri percorsi di accoglienza: colloqui motivazionali, un anno obbligatorio di attività di base prima dell’emergenza, reindirizzamento verso altri servizi (sociale, banco alimentare, logistica) quando si capisce che l’ambulanza non è la strada giusta. Il risultato? Meno “numeri” ma più qualità, più stabilità, più senso di appartenenza.
Il ruolo scomodo (e decisivo) dei professionisti
Nel mezzo ci sono i professionisti: infermieri e medici di automedica, autisti–soccorritori dipendenti, spesso visti come “loro” dentro casa “nostra”. Eppure sono proprio loro, per ruolo e responsabilità, a dover incarnare il team leader sul campo.
Nel webinar si raccontano le difficoltà quotidiane di chi arriva in sede come “ospite”, monta sull’ambulanza con equipaggi sempre diversi, ha poco tempo per conoscersi e spesso viene percepito solo come l’esecutore delle decisioni cliniche. Eppure basterebbero piccoli gesti – una colazione insieme, una checklist fatta in squadra, due minuti di debriefing dopo il rientro – per cambiare radicalmente il clima di turno.
Dal salottino al servizio: cosa ci portiamo a casa
L’obiettivo del webinar AIES–Rescue Press non è trovare un colpevole, ma far emergere alcune idee molto concrete:
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Formazione congiunta volontari–dipendenti–sanitari, non solo tecnica ma anche su competenze non tecniche: comunicazione, leadership, gestione del conflitto.
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Ruoli chiari in scena, prendendo il meglio dei modelli tecnici: chi guida il team, chi gestisce il paziente, chi si occupa di sicurezza e logistica.
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Selezione e accompagnamento dei volontari, per evitare di bruciare persone e proteggere la qualità del sistema.
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Spazi di confronto reale: simulazioni con debriefing seri, momenti di ascolto sul burnout, occasioni sociali per creare fiducia.
Perché alla fine la domanda a cui vogliamo rispondere non è “chi conta di più tra volontari e professionisti”, ma come facciamo, insieme, a portare a casa il paziente nel modo più sicuro e dignitoso possibile.
Se lavori in associazione, in centrale, in 118 o nel mondo dell’emergenza e ti riconosci in almeno uno di questi punti, questo webinar è per te.
👉 Iscriviti al salottino AIES–Rescue Press “Soccorritori o professionisti? Come creare un team”
Porta le tue domande, i tuoi casi, anche le frustrazioni di turno: è da lì che può nascere un sistema di emergenza più maturo, più onesto e un po’ più “team vincente” e un po’ meno “separati in casa”.







