Abbiamo visto e seguito il gruppo di soccorritori che si è occupato della sicurezza per la tappa di Coppa del Mondo di Sci femminile a Tarvisio: lavoro interforze, capacità di reazione immediate e tanto, tantissimo know-how italiano che fa scuola nel mondo.
TARVISIO (Udine) – C’è un gruppo di persone, nello sci alpino di Coppa del Mondo, per le quali l’atleta smette di essere soltanto un campione e torna a essere un essere umano. A oltre 130 km/h, protetto da paraschiena, airbag e tuta anti-taglio, lo sciatore che subisce un trauma rappresenta una sfida: in un ambiente impervio, in condizioni fuori dall’ordinario, con il cronometro in mano per liberare la pista mentre si affronta una patologia ad elevato rischio evolutivo. L’atleta che scende dai muri di Coppa del Mondo è vulnerabile a forze traumatiche paragonabili a quelle di un incidente stradale ad elevata energia, vive su quella linea sottile, tra prestazione estrema e rischio reale, che permette anche ad altri professionisti di entrare in gioco per una sfida ancora più grande: quella di essere preparati a dare tutto il necessario.
La sicurezza degli eventi sportivi di alto livello non è il risultato di una singola tecnologia né di un intervento eroico. È il prodotto di una preparazione lunga, silenziosa e condivisa, costruita molto prima che l’atleta si presenti al cancelletto di partenza. L’esperienza di Tarvisio, tornata a gennaio ad ospitare una tappa di Coppa del Mondo di sci alpino femminile dopo quindici anni, rappresenta un modello concreto per comprendere cosa significhi preparare il soccorso in vista di eventi a risonanza mondiale. Sulla pista di Tarvisio hanno operato gli elicotteri di Airbus Helicopters H145 e H135. Il primo, operato da Elifriulia, è un elicottero che può garantire l’evacuazione rapida grazie a compattezza e tecnologia all’avanguardia per l’elisoccorso in ambiente montano.
Governare la complessità prima che accada l’emergenza
A progettare e coordinare il dispositivo sanitario della Coppa del Mondo di Tarvisio è stata la dottoressa Francesca Verginella, anestesista-rianimatrice della struttura operativa regionale emergenza sanitaria (SORES) del Friuli Venezia Giulia, di stanza a Palmanova. Il suo ruolo non si è limitato alla gestione clinica dell’emergenza, ma ha riguardato soprattutto la costruzione del sistema di risposta sanitaria all’evento.
Con lei, prima dell’evento, 6 squadre di soccorritori, dislocate lungo il tracciato di gara, e due equipaggi di elisoccorso, hanno svolto un’intensa attività di preparazione, fra organizzazione del soccorso, riunioni e collaborazioni locali, nazionali e transfrontaliere. Il tutto ha raggiunto il suo apice con l’esercitazione in pista il giorno precedente l’evento. Le squadre composte da medici, infermieri, tecnici del soccorso, Forze dell’Ordine e Vigili del Fuoco hanno operato come un’unica entità funzionale. Non una somma di professionalità, ma un’organizzazione integrata e addestrata a lavorare sinergicamente.
“In contesti come questo, la differenza non la fa la singola competenza, ma la capacità di anticipare” ha spiegato la dottoressa Verginella. “Gli incontri e le esercitazioni pre-gara servono a ridurre l’incertezza, a costruire linguaggio comune, a chiarire ruoli e responsabilità prima che il tempo diventi una variabile critica. Ogni movimento, ogni decisione, ogni passaggio di consegne è pensato per avvenire senza esitazioni, perché nel trauma ad alta energia il fattore tempo resta determinante”.
Tecnologia? Sì, ma nella medicina governa l’essere umano
Airbag evoluti, materiali sempre più performanti, sistemi di protezione avanzati, elicotteri ad altissime prestazioni: la tecnologia nello sci alpino e nel soccorso in ambiente impervio ha fatto passi enormi. Eppure, come sottolineano gli stessi professionisti del soccorso, la sicurezza non è mai completamente delegabile ai dispositivi. Lo ricorda bene il dottor Alessandro Forti, anestesista-rianimatore di Aiut Alpin Dolomites, realtà che da 39 anni opera nel soccorso in ambiente montano e in contesti ad alta complessità. Nelle grandi competizioni, il problema non è solo “cosa fare”, ma come farlo sotto pressione. “Lavoriamo davanti a migliaia di spettatori, sotto gli occhi delle telecamere, in un ambiente rumoroso, freddo, spesso ostile. La preparazione mentale e organizzativa diventa quindi parte integrante della sicurezza. Standardizzare le procedure non significa irrigidirle, ma creare una base solida che permetta flessibilità reale quando lo scenario si discosta dal previsto. In questo senso, l’allenamento congiunto assume un valore che va oltre la tecnica: serve a testare la comunicazione, la leadership, la capacità di prendere decisioni rapide senza perdere lucidità”.
Le stesse squadre, ogni giorno, lavorano sul territorio
Un elemento spesso sottovalutato, ma centrale nel modello di Tarvisio e di tutti gli elisoccorso in momenti così visibili, è la continuità con il soccorso ordinario. Le squadre impegnate lungo la pista non sono “unità speciali” calate dall’alto per l’evento, ma gli stessi professionisti che ogni giorno operano per i cittadini nel sistema di emergenza territoriale. Questo aspetto ribalta una narrazione diffusa: il soccorso agli atleti non sottrae risorse alla comunità, ma rappresenta un investimento in competenze che tornano al territorio. La Coppa del Mondo diventa così un banco di prova ad altissima intensità, un laboratorio operativo che rafforza la preparazione complessiva del sistema. “Allenarsi a gestire un trauma complesso in pista significa essere più pronti anche di fronte a incidenti stradali, eventi industriali o emergenze in ambiente impervio. La direzione è chiara: non esistono due soccorsi diversi, uno per l’élite sportiva e uno per i cittadini. Esiste un solo sistema, che cresce quando viene messo alla prova” conferma Verginella a margine dell’intervista.
Una macchina organizzativa silenziosa
Accanto al Comitato Organizzatore, a Tarvisio ha operato una struttura articolata e discreta che ha prestato la propria professionalità prima, durante e dopo le gare. Personale della Polizia di Stato, Carabinieri, Soccorso Alpino Guardia di Finanza (SAGF), Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), Vigili del Fuoco, Aiut Alpin Dolomites (AAD), Elisoccorso Regionale FVG, SORES, Croce Verde Goriziana e Croce Rossa Italiana: una rete complessa, coordinata secondo protocolli condivisi e standard internazionali. Il valore di questo modello sta nella cooperazione reale.
La dimensione transfrontaliera del territorio di Tarvisio, crocevia naturale tra Italia, Austria e Slovenia, ha rafforzato ulteriormente l’approccio integrato, dimostrando come la sicurezza degli eventi di massa passi dalla capacità di lavorare oltre i confini amministrativi e organizzativi.
Guardando a eventi ancora più grandi, come le Olimpiadi, l’esperienza di Tarvisio offre una lezione chiara: la sicurezza non si improvvisa e non si costruisce nei giorni immediatamente precedenti all’evento. Richiede mesi di pianificazione, addestramento congiunto, verifica delle procedure e, soprattutto, una cultura condivisa del lavoro in team. Le Olimpiadi non chiedono soccorritori più eroici, ma sistemi più maturi. Sistemi capaci di integrare tecnologia, competenze cliniche, organizzazione e fattore umano in modo coerente. Sistemi che sappiano funzionare anche quando qualcosa va storto, perché è proprio in quel momento che si misura la qualità della preparazione. Non solo degli atleti.
Contenuto realizzato con il contributo di Airbus Helicopters in Italia



















