Monte Faeta, banco di prova per il sistema regionale AIB: coordinamento, sicurezza e formazione degli operatori.
Articolo di: Alessandro Conti
L’odore del bosco bagnato è straordinario, finché resti sopravento. Accucciati sulle piante, sui rami, il miscuglio di profumi della resina, dell’erba, dei pini, ti fa tornare bambino per un secondo. Un secondo di riposo, di respiro, prima di rialzarsi, prima che il vento cambi direzione. Prima che il tuo sguardo salga, e veda di nuovo quella nuvola impazzita e assurda, che copre qualsiasi porzione di cielo. L’unica differenza è lì. E nel rumore. Il rumore del bosco che brucia è una cosa senza senso. Un misto di silenzio fragorso e di scoppi. Di comunicazioni. E’ strano raccontare come funziona la macchina dei soccorsi durante un incendio boschivo. E’ sicuramente difficile. Spesso parliamo di soccorso, ma raramente ci capita di essere nella zona di rischio, come in questo racconto fotografico di Alessandro Conti. Ancora una volta, dopo l’Ucraina, dopo il Covid-19, entriamo con lui in un mondo fatto di sudore, fatica, sguardi, vita, pericolo, paura, coscienza, limiti. Non sappiamo se queste immagini, e queste parole, vi faranno cogliere fino in fondo la realtà di un servizio anti-incendio boschivo in Toscana. Ma sappiamo cosa fa dire a noi: grazie a tutti quei volontari, tecnici, Vigili del Fuoco e piloti che agiscono con tempestività ogni volta che c’è bisogno di loro, per salvare abitazioni, persone, vite.
Sul Monte Faeta, tra la fine di aprile e l’inizio di maggio 2026, il fuoco ha percorso circa 660 ettari e disegnato un perimetro complessivo di quasi 20 chilometri. Per cinque giorni ha impegnato il sistema antincendi boschivi della Toscana, portando all’evacuazione preventiva di migliaia di persone, senza causare feriti.
Ma quell’incendio non è stato soltanto un’emergenza da spegnere. È diventato un banco di prova per un intero sistema: la capacità di coordinare uomini e mezzi, la tenuta della catena di comando, l’efficacia della prevenzione, la sicurezza degli operatori e il valore della formazione costruita prima che il fuoco si manifesti.
In un incendio boschivo complesso, l’intervento non è mai un singolo gesto. È una sequenza di azioni tecniche e operative: avvistamento, valutazione, attacco iniziale, contenimento, stabilizzazione, bonifica e sorveglianza. Ogni fase dipende dalla precedente e prepara quella successiva. Ogni ritardo può aumentare la superficie percorsa dal fuoco, il rischio per chi opera, il danno ambientale e la pressione sulle comunità coinvolte.
Sul fronte del Monte Faeta, questa complessità è apparsa con chiarezza. Le fiamme avanzavano nella vegetazione, il fumo riduceva la visibilità, il calore aumentava e il vento poteva modificare in pochi istanti la direzione del fronte. In uno scenario simile, chi interviene a terra deve muoversi con lucidità, disciplina e prudenza. La sicurezza non è un dettaglio: è parte integrante dell’azione.
Sul fronte di un incendio boschivo non basta il coraggio. Servono ruoli definiti, comunicazioni efficaci, conoscenza del territorio e capacità di leggere l’evoluzione del fuoco. Gli operatori AIB lavorano in squadra, si controllano a vicenda e mantengono sempre chiaro un principio fondamentale: nessuno opera da solo. Ogni movimento deve tenere conto della posizione delle fiamme, delle vie di accesso, della possibilità di arretrare e della presenza di una via di fuga sicura.
L’incendio, però, non termina quando le fiamme più alte scompaiono. Ai margini del fronte, dove l’immagine è meno spettacolare, comincia spesso una delle fasi più importanti: la bonifica. È il lavoro sul terreno annerito, sulle ceppaie ancora calde, sui tronchi segnati dal calore e sui piccoli focolai nascosti sotto la cenere. In questa fase gli operatori raffreddano, controllano e verificano. L’obiettivo è impedire che l’incendio riparta.
La bonifica è una soglia operativa decisiva: segna il passaggio dallo spegnimento alla messa in sicurezza. Non c’è enfasi, non c’è retorica. C’è il lavoro concreto di chi sa che un incendio boschivo non è davvero concluso quando non si vedono più le fiamme, ma quando il territorio non è più in grado di riaccendersi.
In un’altra parte del fronte, la scena può essere opposta. Il fuoco avanza basso nel sottobosco, tra arbusti, foglie secche, rami caduti e vegetazione minuta. Può apparire contenuto, ma, in presenza di vento, pendenza e combustibile continuo, può trasformarsi rapidamente in un fronte più ampio. È una delle condizioni più insidiose per chi opera a terra: il pericolo non dipende soltanto dall’altezza delle fiamme, ma dalla velocità con cui lo scenario può cambiare.

Il dato del Monte Faeta è significativo non solo per quanto ha bruciato, ma anche per quando ha bruciato. Un incendio di queste dimensioni alla fine di aprile è stato indicato dalla Regione Toscana come un evento eccezionale. È un segnale che impone attenzione: la stagione del rischio può anticipare i suoi tempi tradizionali e richiede un’organizzazione capace di operare anche fuori dai periodi percepiti come più critici.
La Toscana è una regione ad alta vocazione forestale. La superficie boscata regionale è di circa 1.086.000 ettari, pari al 47 per cento del territorio. Questo dato conferma un punto centrale: la difesa del bosco non è un settore marginale, ma una funzione strategica di tutela ambientale, territoriale e civile.
Il sistema antincendi boschivi regionale si fonda su una catena organizzativa strutturata. La Sala Operativa Unificata Permanente, la SOUP, coordina gli interventi in ambito interprovinciale e si raccorda con i Centri Operativi Provinciali AIB e con il Dipartimento della Protezione Civile per l’eventuale richiesta di mezzi aerei nazionali.
A livello territoriale operano i COP AIB, i Direttori delle Operazioni Antincendi Boschivi, gli operai forestali, il volontariato organizzato, i mezzi terrestri e la componente aerea regionale. La Regione descrive una struttura composta da una SOUP, sette COP AIB, 180 Direttori delle Operazioni AIB, circa 400 operai forestali, oltre 4.000 volontari, centinaia di mezzi operativi e una flotta elicotteristica regionale modulata in base al livello di rischio.
Il Direttore delle Operazioni AIB è una figura chiave. Sul campo coordina le squadre, integra l’impiego dei mezzi terrestri e aerei, valuta l’evoluzione dell’incendio e mantiene il raccordo con la sala operativa. In un incendio boschivo complesso, infatti, non basta “spegnere”. Bisogna interpretare il comportamento del fuoco, valutare il vento, la morfologia del terreno, la vegetazione, le vie di accesso, la sicurezza degli operatori e l’eventuale esposizione di abitazioni, strade o infrastrutture.
È qui che entra in gioco un elemento spesso meno visibile al grande pubblico, ma decisivo: la formazione.

Alle spalle di ogni intervento AIB c’è un lavoro preparatorio che comincia molto prima dell’emergenza. In Toscana un ruolo centrale è svolto dal Centro regionale di addestramento AIB “La Pineta di Tocchi”, nel comune di Monticiano, in provincia di Siena. La struttura rappresenta un punto di riferimento per la preparazione del personale impegnato nell’organizzazione antincendi boschivi regionale.
La Pineta di Tocchi non è soltanto un luogo di lezioni teoriche. È un centro di addestramento dove volontari, operai forestali, tecnici e figure operative possono acquisire e aggiornare competenze fondamentali per intervenire in sicurezza e in modo coordinato. Qui la formazione serve a costruire un linguaggio comune tra componenti diverse del sistema: Regione, enti territoriali, volontariato organizzato, operai forestali, Direttori delle Operazioni, sale operative e squadre sul campo.
In un incendio boschivo, conoscere le procedure non è un formalismo. È ciò che consente di ridurre l’improvvisazione nei momenti più critici. La formazione insegna a riconoscere il comportamento del fuoco, a valutare il combustibile vegetale, a leggere il vento, a osservare la pendenza del terreno, a individuare le vie di fuga, a comprendere quando è possibile avanzare e quando è necessario arretrare.
Sono nozioni tecniche, ma anche regole di sopravvivenza operativa: non lavorare isolati, mantenere il contatto con la squadra, rispettare la catena di comando, evitare esposizioni inutili, operare sempre con una via di rientro sicura. In condizioni di fumo, calore, stanchezza e vento instabile, gli automatismi costruiti in addestramento possono fare la differenza.
La formazione ha anche un altro valore: permette a persone provenienti da esperienze diverse di agire come parte di un unico sistema. Un volontario, un operaio forestale, un tecnico e un direttore delle operazioni devono potersi comprendere rapidamente, soprattutto quando lo scenario cambia. L’addestramento comune riduce le sovrapposizioni, migliora la comunicazione e rende più efficace l’integrazione tra squadre a terra, mezzi aerei e sale operative.
Questo aspetto è essenziale nei grandi incendi. Quando un evento interessa più fronti, richiede turnazioni prolungate, mobilita centinaia di operatori e coinvolge aree abitate, la disponibilità numerica di uomini e mezzi non è sufficiente. Serve personale preparato a muoversi dentro una strategia, a rispettare procedure condivise e a operare senza perdere di vista la sicurezza.
Nel caso del Monte Faeta, questa preparazione ha avuto un significato concreto. L’intervento ha richiesto continuità, logistica, coordinamento, turnazione e integrazione tra competenze diverse. La presenza di molti operatori sul territorio avrebbe avuto un’efficacia limitata senza una struttura di comando riconoscibile e senza una cultura operativa comune. La formazione serve proprio a questo: trasformare la risposta all’incendio da somma di interventi separati a macchina coordinata.

Il ruolo della Pineta di Tocchi va letto anche in prospettiva. Gli incendi boschivi stanno cambiando per intensità, frequenza, periodo di innesco e condizioni di propagazione. Temperature più elevate, periodi secchi, vento, accumulo di vegetazione e continuità del combustibile possono rendere più complesso il lavoro delle squadre. Per questo l’addestramento non può essere considerato un passaggio iniziale, concluso una volta per tutte. Deve essere continuo, aggiornato, aderente agli scenari reali e capace di incorporare l’esperienza maturata sul campo.
La formazione, dunque, è anche una forma di prevenzione. Non impedisce da sola l’innesco di un incendio, ma riduce il rischio che l’emergenza diventi ingestibile. Prepara gli operatori a intervenire prima, meglio e con maggiore sicurezza. Rafforza la capacità del sistema di leggere il fuoco, contenerlo, spegnerlo e sorvegliare il territorio fino alla chiusura effettiva dell’evento.
Fondamentale resta il rapporto tra componente terrestre e componente aerea. Gli elicotteri regionali operano a supporto delle squadre AIB e vengono impiegati in base alle condizioni di rischio e all’evoluzione dell’incendio. Quando la capacità regionale non è sufficiente, può essere richiesto il concorso della flotta aerea nazionale attraverso il coordinamento della Protezione Civile.
L’intervento aereo, tuttavia, non sostituisce il lavoro a terra: lo integra. Senza squadre formate e coordinate, il lancio d’acqua dall’alto non basta a chiudere un incendio, soprattutto nella fase di consolidamento e bonifica.
La risposta agli incendi, inoltre, non si esaurisce nell’intervento. Comincia prima, con la prevenzione e la previsione del rischio. La Regione Toscana, insieme al Consorzio LaMMA e al CNR-IBE, utilizza strumenti previsionali basati anche sull’indice canadese FWI, Fire Weather Index, per stimare quotidianamente la pericolosità di sviluppo e propagazione degli incendi sul territorio regionale.
Accanto alla previsione tecnica c’è la dimensione normativa. Gli abbruciamenti agricoli e forestali sono regolati in base ai periodi di rischio e alle condizioni operative. Nei periodi ordinari alcune pratiche sono consentite solo nel rispetto di regole precise; nei periodi critici possono essere introdotti divieti e limitazioni più stringenti. Anche il comportamento dei cittadini diventa quindi parte del sistema di prevenzione.
Il punto centrale è questo: la lotta agli incendi boschivi non consiste soltanto nello spegnere il fuoco. Significa impedirne l’innesco quando possibile, limitarne l’espansione quando si sviluppa, proteggere persone e beni esposti, ridurre il danno ambientale e mettere in sicurezza il territorio dopo il passaggio delle fiamme.
In questo quadro rientrano la manutenzione delle aree boscate, la gestione della vegetazione, il controllo delle zone più esposte, la formazione degli operatori, la responsabilità dei cittadini e la capacità delle istituzioni di mantenere attivo un sistema permanente. Un’organizzazione AIB efficiente funziona davvero solo quando prevenzione, previsione, formazione, allerta, intervento, bonifica e sorveglianza sono parti dello stesso processo.
Le immagini degli operatori nel fumo raccontano tutto questo meglio di molte formule tecniche. Mostrano la parte meno visibile dell’emergenza: non soltanto fiamme alte, ma terreno caldo, braci nascoste, fatica, attenzione e metodo. Mostrano che la sicurezza del bosco non dipende da un singolo gesto eroico, ma da una macchina collettiva fatta di competenze, disciplina, addestramento e presenza sul territorio.
Il Monte Faeta diventa così un banco di prova e, insieme, un avvertimento. Da un lato, il sistema regionale ha dimostrato capacità di mobilitazione, coordinamento e tenuta in un evento complesso. Dall’altro, la collocazione temporale dell’incendio conferma che il rischio boschivo non può più essere considerato soltanto una questione estiva.
In un contesto segnato da periodi secchi, temperature elevate, vento e continuità del combustibile vegetale, la prevenzione deve essere permanente. E permanente deve essere anche la preparazione di chi interviene.
Dentro il fumo, tra il fuoco basso e il terreno nero della bonifica, si vede la fragilità del bosco. Ma si vede anche la solidità di chi lo difende. È in quella zona di confine, quando l’incendio non è più spettacolo ma lavoro, che si comprende il valore reale dell’antincendio boschivo: proteggere ciò che resta, impedire che il fuoco riparta, restituire sicurezza a un paesaggio ferito.






















