Il 26 maggio 2026, all’Anteo Palazzo del Cinema, Associazione CAF ETS riunisce istituzioni, magistratura, clinici ed esperti per discutere tutela dei minori, prevenzione e buone pratiche. Al centro dell’incontro anche la presentazione del volume “Riparare l’infanzia”, dedicato al modello psicoeducativo sviluppato nelle comunità dell’Associazione.
Milano, 14 maggio 2026 – C’è una domanda che dovrebbe precedere molte altre, quando si parla di società, welfare, famiglie fragili e protezione dei minori: “E i bambini come stanno?”. È una domanda semplice solo in apparenza. Perché costringe adulti, istituzioni, servizi sociali, magistratura, educatori e comunità professionali a guardare dentro una realtà spesso poco visibile: quella dei bambini e degli adolescenti che crescono in contesti segnati da abuso, trascuratezza, violenza o grave fragilità familiare.
A questa domanda è dedicato l’incontro “E i bambini come stanno? Dialogo sul maltrattamento infantile”, promosso da Associazione CAF ETS, in programma martedì 26 maggio 2026 alle ore 10.30 a Milano, presso Anteo Palazzo del Cinema, Sala President. L’evento, patrocinato dall’Assessorato al Welfare e Salute del Comune di Milano e realizzato in collaborazione con ITA2030 e Close to Media, nasce con un obiettivo preciso: riportare il maltrattamento infantile al centro del dibattito pubblico, non come tema episodico o emergenziale, ma come questione strutturale di tutela, prevenzione e responsabilità collettiva.
I numeri richiamati dagli organizzatori indicano la dimensione del fenomeno. In Italia sono oltre 374 mila i minorenni seguiti dai servizi sociali e più del 30% di loro è vittima di maltrattamenti. Nell’87% dei casi le violenze avvengono all’interno del contesto familiare. La metà delle vittime ha un’età compresa tra gli 11 e i 17 anni, con un incremento di circa il 60% dei casi tra il 2018 e il 2023, secondo la III Indagine nazionale sul maltrattamento di bambini e adolescenti in Italia, realizzata da Terre des Hommes e CISMAI per l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza.
Sono dati che interrogano l’intero sistema di protezione. Non parlano solo di intervento dopo il danno, ma anche di capacità di riconoscere precocemente i segnali, sostenere le famiglie fragili, costruire reti efficaci tra servizi sociali, scuola, sanità, autorità giudiziaria e terzo settore. Nel lavoro quotidiano di chi si occupa di minori vulnerabili, la tutela non coincide mai con un singolo provvedimento: è un percorso che richiede tempo, competenza, ascolto e continuità.
Associazione CAF conosce questo percorso da oltre quarantacinque anni. Fondata nel 1979, ha accolto e curato nelle proprie comunità residenziali oltre 1000 bambini e adolescenti allontanati dal nucleo familiare a causa di abusi e gravi maltrattamenti. Nel tempo, accanto all’accoglienza, l’Associazione ha sviluppato servizi di prevenzione, supporto alle famiglie fragili e accompagnamento delle famiglie affidatarie, con l’obiettivo di interrompere quella catena che può trasformare la sofferenza subita nell’infanzia in nuove forme di trascuratezza o violenza in età adulta.
Il programma dell’incontro si apre con i saluti istituzionali di Giovanni Bassetti, Vicepresidente dell’Associazione CAF. Segue una tavola rotonda moderata da Sabina Fedeli, giornalista e filmmaker, con la partecipazione di Lamberto Bertolé, Assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano, Paola Ortolan, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Milano, e Adolfo Ceretti, professore di criminologia all’Università Bicocca e Segretario generale del Centro Nazionale di Prevenzione e Difesa Sociale.
Il confronto mette insieme prospettive diverse ma complementari. Da un lato il ruolo delle istituzioni locali e dei servizi sociali, chiamati a sostenere i minori e le famiglie prima che la fragilità diventi pericolo conclamato. Dall’altro il ruolo dell’autorità giudiziaria minorile, che interviene quando la protezione richiede provvedimenti specifici e percorsi di presa in carico più strutturati.
Come sottolinea Paola Ortolan, il Tribunale per i Minorenni è “uno dei punti della rete di aiuto”: ha il compito primario di emettere provvedimenti di protezione per bambini e ragazzi vittime di maltrattamenti e abusi, ma anche di sollecitare l’attivazione di percorsi socio-psico-terapeutici dedicati ai minori e, quando possibile, alle loro famiglie. L’obiettivo non è soltanto interrompere il rischio, ma anche comprendere se vi siano le condizioni per ricostruire relazioni familiari dopo il trauma oppure, quando questo non è possibile, sostenere percorsi individuali orientati all’autonomia o all’accoglienza in altri contesti familiari.
Anche il dato milanese aiuta a comprendere il lavoro quotidiano dei servizi. Milano conta oltre 191 mila residenti minori. Secondo l’Assessore Lamberto Bertolé, i servizi sociali milanesi hanno in carico circa 11 mila under 18, nella quasi totalità dei casi sostenuti all’interno della propria famiglia, anche in un’ottica di prevenzione e contrasto alla povertà minorile. Solo quando emerge un pericolo conclamato il Tribunale dispone l’allontanamento. Bertolé ricorda che questi casi sono residuali, inferiori allo 0,3% rispetto al totale dei residenti minori, e sottolinea il lavoro di servizi sociali ed enti come Associazione CAF per ricostruire condizioni di sicurezza, stabilità e crescita.
La parte conclusiva della tavola rotonda è affidata a Gustavo Pietropolli Charmet, psicoterapeuta e Presidente onorario dell’Associazione CAF, e a Laura Calabresi, Consigliere Delegato e Responsabile Clinico CAF. Il loro intervento prende le mosse dal volume “Riparare l’infanzia. Il modello psicoeducativo nelle comunità dell’Associazione CAF per la cura dei minori vittime di maltrattamento”, redatto dall’équipe psicoeducativa dell’Associazione.
Il libro rappresenta un passaggio importante perché prova a codificare, rendere leggibile e condivisibile un patrimonio di prassi costruito in oltre 45 anni di esperienza clinica ed educativa. Non si tratta solo di raccontare un metodo, ma di mettere a disposizione una riflessione professionale sulle pratiche di cura rivolte a bambini, bambine, ragazzi e ragazze che hanno vissuto trascuratezza materiale, educativa ed emotiva, maltrattamenti o abuso.
Nelle parole di Laura Calabresi, parlare di infanzia maltrattata significa “portare alla luce una realtà complessa e dolorosa” e riconoscere che non tutti i bambini crescono in ambienti sicuri, capaci di proteggere e nutrire il loro sviluppo emotivo e fisico. Significa, soprattutto, assumersi una responsabilità collettiva davanti a una ferita che riguarda l’intero tessuto sociale.
Il concetto di “riparazione” è centrale. Non indica una promessa semplice, né l’idea che il danno possa essere cancellato. Indica piuttosto la possibilità di costruire un ambiente adulto affidabile, coerente e competente, in cui il minore possa ritrovare protezione, fiducia, autostima e continuità relazionale. Un lavoro che richiede équipe integrate, formazione, supervisione e capacità di tenere insieme dimensione educativa e dimensione clinica.
È in questa prospettiva che il modello CAF valorizza il ruolo delle comunità residenziali come luoghi di cura strutturata. Non semplici spazi di accoglienza, ma contesti professionali in cui educatori, coordinatori e psicologi lavorano con un impianto condiviso, orientato a proteggere il minore, leggere i suoi bisogni, contenere gli effetti del trauma e sostenere nuove traiettorie di crescita.
Come scrive Gustavo Pietropolli Charmet nel volume, il progetto educativo della comunità consiste nel “riparare i danni arrecati dall’incuria e dal maltrattamento degli adulti nei confronti della mente e del corpo del bambino”, avendone cura e pretendendo che tutti rispettino l’integrità di menti e corpi che non possono più essere violati, trascurati o abusati.
Per chi lavora nel sociale, nella pedagogia, nella sanità, nella scuola o nella tutela giudiziaria dei minori, il tema non è soltanto specialistico. Riguarda la qualità complessiva della rete. Un bambino maltrattato può entrare in contatto con molti adulti prima di essere realmente protetto: insegnanti, pediatri, operatori sanitari, vicini di casa, allenatori, assistenti sociali, forze dell’ordine, magistrati, educatori. La differenza spesso sta nella capacità di riconoscere, ascoltare, segnalare correttamente e attivare percorsi appropriati, senza semplificare e senza voltarsi dall’altra parte.
L’incontro del 26 maggio si colloca quindi in uno spazio necessario: quello del dialogo tra istituzioni ed esperti, ma anche tra comunità professionali diverse. Perché il maltrattamento infantile non può essere affrontato da un solo attore. Richiede una cultura comune della protezione, fondata su competenze, responsabilità e continuità di intervento.
La partecipazione all’evento è libera fino a esaurimento posti. Per confermare la presenza è possibile compilare il form indicato dagli organizzatori o scrivere a eventi@associazionecaf.org.
All’iniziativa si affianca anche una campagna di brand awareness e sostegno alle attività dell’Associazione CAF attraverso la destinazione del 5×1000. Il titolo resta lo stesso, “E i bambini come stanno?”, a confermare il senso dell’intero progetto: trasformare una domanda in uno spazio di attenzione, responsabilità e azione concreta.







