A Pellegrino Parmense la  rete delle associazioni della val Ceno si è confrontata con l’amministrazione per proporre nuove soluzioni. Al centro delle necessità il servizio civile e la presenza di personale sanitario.

Una festa non deve solo essere occasione per parlare di belle storie. Deve essere anche il momento per capire come crescere e rendere efficace la risposta della comunità alle esigenze di una popolazione che invecchia. E da questo punto di vista, Pellegrino Parmense, ha colto nel segno con la sua 38° festa del Parmigiano Reggiano di Montagna.

Un momento dell’incontro con il sindaco di Pellegrino Parmense, Alberto Canepari

Perché dobbiamo segue la storia di un piccolo comune dell’appennino remoto?

Il 19 luglio, all’interno dell’anfiteatro dell’Ostello San Francesco, storico edificio già sede ospedaliera ed ex sede della Pubblica Assistenza, si è tenuto un importante incontro, con un messaggio chiaro: “Cittadinanza attiva, emergenza territoriale e volontariato sanitario: esperienze a confronto”. L’appuntamento ha rappresentato un momento di riflessione collettiva sul futuro del soccorso extraospedaliero e dell’assistenza sanitaria nelle aree interne più remote (che distano cioè più di 60 minuti da ospedali maggiori, con unità coronatiche e trauma center). L’invito per questo evento è stato inviato a Rescue Press ed a IRCOMUNITA. Promosso dalla Pubblica Assistenza di Pellegrino Parmense in occasione del suo 46° anniversario di fondazione, l’incontro ha visto la partecipazione delle pubbliche assistenze di Bore, Varsi e Bardi, rappresentate dai rispettivi presidenti o delegati, con la moderazione di Mario Robusti, direttore della rivista specializzata Rescue Press.

La sopravvivenza del volontariato nelle piccolissime realtà remote

Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Pellegrino Parmense, che ha sottolineato il valore del volontariato locale nella gestione dei trasporti sanitari e dei servizi in convenzione con il sistema 118, il presidente della Pubblica Assistenza di Pellegrino, Giuseppe Carpana, ha offerto un excursus sull’evoluzione storica delle associazioni di soccorso. Particolare attenzione è stata dedicata all’accreditamento delle pubbliche assistenze presso la Regione Emilia-Romagna, un passaggio normativo e organizzativo che ha imposto elevati standard in termini di formazione, mezzi, strutture e operatività H24. Carpana ha evidenziato le crescenti difficoltà legate allo spopolamento delle aree interne, alla carenza di risorse e alla sfida quotidiana di garantire la presenza di mezzi e personale formato sul territorio.

A Pellegrino per discutere di futuro del territorio montano anche l’europarlamentare Stefano Bonaccini

Preparare e applicare un piano contro le difficoltà crescenti dell’invecchiamento

La realtà, oggi, mostra un sistema che è stato messo in crisi dalla doppia scelta delle amministrazioni di negare fondi per servizio civile alle associazioni di volontariato. Tutta la rete ANPAS che si appoggiava al servizio civile universale, sostenendo progetti di volontariato con giovani che coniugavano studio e turni in ambulanza, nel corso del 2025 è venuta a mancare in Emilia-Romagna. Senza questo sostegno tenere in vita le associazioni diventa estremamente difficile, con un legame esclusivo rispetto alle persone che sono andate in pensione e che quindi dedicano il proprio tempo alla comunità.

Senza giovani servono sanitari, a partire dagli infermieri

A questa situazione si è venuta a legare una crisi sanitaria innegabile, sottolineata dall’intervento del dott. Giovanni Martino, presidente della Pubblica Assistenza di Varsi. Martino ha illustrato l’esperienza positiva ed efficace del servizio sanitario con auto infermieristica integrata, un modello che prevede l’affiancamento di un infermiere professionista alle squadre di volontari in uscita su tutti i servizi 118. Un esempio concreto di potenziamento della qualità dell’intervento, particolarmente apprezzato dalla popolazione di ben sette comuni limitrofi. Il potenziamento inoltre garantisce una presenza sanitaria in posti dove non c’è nient’altro durante il giorno, a causa dello spopolamento e della mancanza cronica di medici (sia di medicina generale che di emergenza). “Ma – ha sottolineato Martino – è critico e oneroso sostenere economicamente questi progetti: recentemente, l’azienda sanitaria ha interrotto il finanziamento per il periodo estivo, costringendo l’associazione a farsi interamente carico dei costi”.

La campagna di screening e check-up gratuito, un momento importante delle feste di paese locali per avere uno screening della salute della popolazione

Il ruolo delle istituzioni e delle aziende: un’alleanza possibile?

Proprio su questo punto si è aperto un dibattito sul ruolo delle istituzioni e delle imprese nel sostenere il volontariato strutturato. Il sindaco ha citato alcune convenzioni attive, ad esempio per il supporto al medico di base da parte dei volontari della pubblica assistenza, ma ha anche riconosciuto l’esigenza di un maggiore sostegno economico e organizzativo. In questo contesto sono state portare diverse esperienze, con coinvolgimento delle aziende che possono ottenere sgravi e contratti specifici per i propri dipendenti. Come accade nel Soccorso Alpino, nel volontariato organizzato del Trentino, o in altre grandi aziende come la Ducati a Bologna, i dipendenti volontari di associazioni convenzionate con il sistema di emergenza hanno diritto a permessi o turnazioni compatibili con l’attività di soccorso. “Si tratta di forme di incentivazione per le imprese coinvolte, che creano rapporti con il territorio e migliorano l’efficacia della risposta sanitaria” ha spiegato il direttore di Rescue Press Mario Robusti. “Questo è un terreno ancora poco esplorato nelle aree montane, dove la presenza imprenditoriale è rarefatta e le realtà produttive sono spesso piccole e a conduzione familiare. Ma sgravi fiscali e convenzioni specifiche possono incrementare la presenza e la diffusione del servizio, in particolare su attività secondarie indispensabili per assistere gli anziani”.

La persona al centro: formazione, consapevolezza, empowerment

Uno dei contributi più densi è stato quello del dott. Leonardo Braschi, presidente di IRComunità, che ha illustrato le attività formative svolte in ambito BLSD, stop-the-bleed e primo soccorso laico. Il focus è stato posto sul singolo cittadino come first responder, ovvero colui che, in assenza di personale sanitario, può attivare la catena del soccorso e intervenire nei primi minuti critici di un evento sanitario. Braschi ha ribadito l’importanza di sollecitare una coscienza civica diffusa, formando le persone nei contesti scolastici, aziendali e comunitari, anche in funzione della loro disponibilità e capacità. Il volontariato strutturato, ha sottolineato, nasce spesso proprio da un primo contatto con la cultura del soccorso.

I giovani e il ricambio generazionale: una sfida ancora aperta

Significativo anche l’intervento di Nicole Ramelli, giovane volontaria entrata nel consiglio direttivo della pubblica assistenza dopo un’esperienza di servizio civile. Ramelli ha raccontato come l’adesione sia avvenuta grazie al passaparola familiare, lamentando tuttavia una mancanza di informazione strutturata nelle scuole e nei contesti giovanili sulle opportunità offerte dal volontariato sanitario. Su questo punto, i presenti hanno concordato sull’urgenza di rafforzare i rapporti con le istituzioni scolastiche per avviare progetti di educazione civica e sensibilizzazione al soccorso, creando un circolo virtuoso che coinvolga non solo gli studenti, ma anche le famiglie.

Quali conclusioni? La rete che cresce va sostenuta

Nel momento conclusivo dell’incontro si è discusso di sistemi di collaborazione già attivi tra le associazioni della Valceno, grazie anche al sostegno della Fondazione Cariparma. L’idea emersa è quella di creare un “upgrade” del progetto esistente, includendo al suo interno:
  • Azioni coordinate di comunicazione verso i giovani e le scuole
  • Dialoghi strutturati con le imprese locali per valorizzare i volontari nei luoghi di lavoro
  • Promozione dei benefici fiscali e formativi per le aziende coinvolte
  • Rafforzamento delle reti di formazione e preparazione dei cittadini come first responders
Un incontro denso, che ha posto al centro l’alleanza tra volontariato, istituzioni e comunità, con l’obiettivo di garantire che, anche nei luoghi più remoti, nessuno resti solo in caso di emergenza.