Sport estremi, attività all’aperto sotto il sole e con tassi di umidità altissimi, poca idratazione, pazienti pediatrici: Entriamo nel cuore di una patologia che con le condizioni climatiche attuali va ripresa, ripassata e gestita nel migliore dei modi. Grazie anche al podcast Podcare di AIES, scopriamo meglio come affrontare il colpo di calore da soccorritori.
Con l’innalzamento delle temperature medie stagionali, il colpo di calore (heatstroke) si conferma una delle maxiemergenze ambientali più insidiose per i sistemi di emergenza-urgenza preospedalieri e intraospedalieri. Non si tratta di una semplice forma di disidratazione o di spossatezza da calore (heat exhaustion), ma di una vera e propria patologia tempo-dipendente gravata da una mortalità che può superare il 50% se non intercettata e trattata in modo adeguato e deciso nella prima ora di insorgenza. Per il professionista del soccorso, saper distinguere la fisiopatologia di questo evento e applicare i corretti protocolli di cooling sul campo è l’unico fattore in grado di condizionare l’outcome del paziente.
L’Inquadramento Clinico: Fisiopatologia del Collasso Termoregolatorio
Dal punto di vista strettamente clinico, il colpo di calore si definisce attraverso una diade patognomonica ben precisa. Da un lato abbiamo la chiara presenza di ipertermia severa: Temperatura corporea centrale (core temperature) che è vicina o superiore ai 40 gradi centrigradi. Ci sono differenze basilari in base alla tipologia del paziente, con un pediatrico che generalmente “regge” fino a temperature molto elevate. Il secondo segnale grave è la disfunzione del Sistema Nervoso Centrale (SNC): Parliamo quindi di una alterazione dello stato mentale che può spaziare dall’atassia, confusione e delirio, fino alle convulsioni e al coma profondo.
La distinzione epidemiologica: Classico vs Exertional
A livello cellulare, la permanenza prolungata sopra la soglia critica dei 40 gradi determina la denaturazione proteica, il danno alle membrane cellulari e la liberazione di citochine infiammatorie. Questo avvia una SIRS (Sindrome da Risposta Infiammatoria Sistemica) che può degenerare rapidamente in rabdomiolisi, insufficienza renale acuta, CID (Coagulazione Intravascolare Disseminata) e insufficienza multiorgano (MODS). Abbiamo in genere due tipologie, due classi di questa patologia:
- Colpo di calore classico (non-exertional): Colpisce tipicamente soggetti fragili, anziani o neonati, durante le ondate di calore prolungate. In questo caso, il sistema di termoregolazione fallisce a causa dell’età, di patologie croniche concomitanti o dell’assunzione di farmaci (es. diuretici, beta-bloccanti, antichatartici).
- Colpo di calore da sforzo (exertional heatstroke): Colpisce soggetti giovani e sani (atleti, militari, lavoratori outdoor) che producono calore endogeno in quantità superiore rispetto alla capacità di dispersione ambientale. In questo scenario, la sudorazione può essere ancora presente al momento del soccorso.
Gestione sul Campo: Cosa Fare (e Cosa Evitare)
Nello scenario preospedaliero, la priorità assoluta segue l’approccio ABCDE, standardizzando le manovre di raffreddamento secondo il principio “cool first, transport second” (raffredda subito, trasporta dopo), purché le condizioni della scena lo consentano in sicurezza.
1. Riconoscimento e Valutazione Neurologica
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Valutare immediatamente lo stato di coscienza. Qualsiasi alterazione neurologica in un contesto di alta temperatura ambientale deve far sospettare il colpo di calore.
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Rilevare la temperatura. La temperatura ascellare o timpanica standard è spesso inaccurata in queste condizioni; se disponibile, la temperatura rettale rappresenta il gold standard per il monitoraggio della temperatura centrale.
2. Tecniche di Cooling Evaporativo e Conduttivo
Il tempo di permanenza in ipertermia è direttamente proporzionale al danno d’organo. Bisogna abbassare la temperatura sotto i 39 gradi il più rapidamente possibile:
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Raffreddamento evaporativo (Strip and Soak): Spogliare completamente il paziente, bagnare l’intera superficie corporea con acqua tiepida o fresca (evitando l’acqua ghiacciata che causerebbe vasocostrizione periferica e brivido, aumentando la produzione di calore) e favorire l’evaporazione ventilando attivamente il paziente (es. con aria condizionata al massimo o ventilatori).
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Raffreddamento conduttivo: Applicare impacchi di ghiaccio (ice packs) protetti da un panno esclusivamente nelle zone di passaggio dei grandi vasi arteriosi: collo (carotidi), ascelle e inguine.
3. Supporto Emodinamico
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Posizionare un accesso venoso periferico di grosso calibro.
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Somministrare cristalloidi (Soluzione Fisiologica o Ringer Acetato). Se possibile, i liquidi dovrebbero essere freschi ($4^\circ\text{C}$). Tuttavia, l’infusione deve essere eseguita con estrema cautela nei pazienti anziani (colpo di calore classico) per evitare il rischio di edema polmonare acuto dovuto alla disfunzione miocardica da shock termico.
Gli Errori Comuni da Non Commettere
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NON somministrare antipiretici: Il paracetamolo e l’aspirina sono inutili e controindicati. Il colpo di calore non è una febbre biologica mediata dai pirogeni sul centro ipotalamico, ma un collasso fisico del sistema di dispersione del calore. Gli antipiretici non abbassano la temperatura in questo contesto e rischiano di aggravare la tossicità epatica e renale già in atto.
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NON sottovalutare il brivido: Se il raffreddamento è troppo violento e il paziente inizia a manifestare brividi, la produzione interna di calore aumenta per via muscolare. In ambito avanzato (medico/infermieristico), può rendersi necessaria la sedazione o l’uso di benzodiazepine per controllare il brivido e facilitare il cooling.
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