Torna l’appuntamento con gli articoli di Francesco Carè su Rescue Press. Un post che si concentra su una parte invariabile del discorso e… del soccorso!

In un articolo precedente, avevo affrontato per sommi capi, quelli che erano i punti a mio avviso più interessanti e importanti sul ruolo dell’autista e soccorritore di ambulanza. Attenzione, la mia non è una svista né tantomeno un errore quando scrivo autista e soccorritore anziché “autista-soccorritore”. Vorrei che questo fosse chiaro.

Ma quale differenza c’è tra l’una e l’altra definizione?

Perché è meglio puntualizzare? Bisogna sapere che la mansione dell’Autista Soccorritore, così com’è scritto nel DDL S. 1127 (disegno di legge) è questione di dibattimento al Senato della Repubblica. E’ un tema presentato per la prima volta in data 6 marzo 2019, in quanto giuridicamente tale figura – l’Autista Soccorritore – ancora non esiste. Ecco dunque perché definisco e puntualizzo Autista e Soccorritore.  Chi si pone alla guida di un’ambulanza, proprio per non incappare in errori puramente normativi, è entrambe le cose. È indiscutibile la questione: il soccorritore o la soccorritrice volontari d’associazione possono porsi alla guida dell’autoambulanza o dell’automedica, purché abbiano 21 anni compiuti e siano in possesso della patente di guida (B) da almeno 3 anni. Personalmente aggiungo inoltre: purché siano dimostrate le reali capacità di condurlo e preferibilmente dopo avere frequentato un corso specifico di guida sicura per mezzi d’emergenza.

Una scelta non solo di vocabolario, necessaria per legge

Dunque se il vocabolario della lingua Italiana non ci inganna, l’autista è chi guida un veicolo come lavoro. Ovvero, un conducente o conduttore. Si dice di chi è alla guida di un autoveicolo per conto di privati. L’autista può tranquillamente essere un semplice soccorritore o soccorritrice d’associazione, che, nell’insieme dell’equipaggio, si incarica di condurre l’ambulanza durante gli interventi o servizi, pur non avendone ancora un’identità giuridica riconosciuta. Questa precisazione, vale anche per gli autisti e soccorritori dipendenti, appartenenti cioè a società operanti nel settore del trasporto e soccorso con ambulanza.

Una differenza c’è, ed è importante da ricordare…

L’unica differenza per alcune di queste realtà consiste nella richiesta – quale prerogativa indispensabile – del possesso da parte del futuro conducente del certificato di abilitazione professionale (CAP) KB. Spesso le ambulanze in dotazione a società private vengono immatricolate come “autoveicolo per uso speciale – trasporto da noleggio conto terzi con conducente”. Questo significa che sono erroneamente equiparate o assoggettate alla legge 21/92 conosciuta come “Legge quadro per il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea”. Le stesse sono oltremodo identificate da scudetto o stemma, riportante l’identificazione N.C.C. (noleggio con conducente). Ma dopo questo preambolo puramente (normativo) volevo introdurre una questione che tocca invece la sfera personale di chi si pone alla guida di un’ambulanza.

A livello di assicurazione, il conducente chi è?

Parlo dell’aspetto strettamente assicurativo (RCA) in caso di incidente con colpa ed eventuali danni fisici al conducente. Dico e scrivo questo perché ho sentito troppo spesso colleghi autisti discutere sui rischi che tale ruolo comporta. Il mancato risarcimento economico, nel malaugurato caso di sinistro stradale con colpa, nel quale si subiscano danni fisici (anche permanenti, o peggio in caso di decesso) sembra essere la preoccupazione maggiore. È dunque buona norma, quando si intraprende questo tipo di incarico (autista e soccorritore), prendere preventivamente visione presso l’associazione in cui si presta o si andrà a prestare servizio delle relative coperture assicurative obbligatorie sui mezzi (RCA) e accessorie (Polizza infortuni conducente).

La polizza accessoria è assai importante. Tutela l’autista in caso di incidente stradale con colpa, garantendone un “adeguato” risarcimento economico, qualora lo stesso subisca conseguenze fisiche cagionate dall’evento stesso. Potremmo inoltre discutere sulla tutela della patente di guida personale. Sappiamo infatti che al momento (salvo eccezioni più uniche che rare) solo la Croce Rossa fornisce agli autisti in servizio una patente supplementare d’istituto. Ma di certo non lo affronteremo oggi questo tema, magari diventerà argomento per un approfondimento futuro, chissà potrebbe essere interessante.