Riceviamo una testimonianza da un nostro lettore e la usiamo per fare una importante distinzione fra presidi medici e sistemi di sicurezza. Cosa cambia e perché sono fondamentali in ambulanza?

Quello che vi raccontiamo, purtroppo, è una quotidiana routine fra gli equipaggi del 118. Esistono infatti diversi momenti in cui il contesto genera talmente tanti stress che le condizioni di lavoro e di sicurezza nel servizio sanitario vengono lasciate da parte. Questa vicenda potrebbe accadere dovunque, anzi: questa vicenda accade dovunque: Napoli, Roma, Trento, Udine, Torino, Milano, Parma. Non importa: è la classica situazione in cui una persona del team sanitario rifiuta di mettere le cinture di sicurezza o di farle mettere al paziente. Una situazione in cui scatta automaticamente un contrasto e, successivamente, al termine del turno, una sfuriata. Cerchiamo di fare ordine e di capire la situazione.

Il casus belli: il paziente critico e l’ospedale vicino

Questa discussione nasce grazie ad una fonte che preserviamo, di un’associazione di volontariato italiana. Dopo l’ennesimo servizio chiuso con dei “battibecchi” sulla sicurezza del paziente, l’associazione ha chiesto dei chiarimenti. Di chi è la responsabilità del paziente durante il trasporto? Cosa devono fare gli addetti al trasporto del paziente, rispetto all’uso dei sistemi di ritenuta oppure all’uso dei dispositivi pediatrici di trasporto? Il tema principale della discussione è: “Siccome sono io, nel vano sanitario, ad avere la responsabilità del paziente, scelgo io se farlo viaggiare in barella allacciato con le cinture e con i presidi oppure se lasciarlo senza cinture per la sua comodità e il suo comfort”. Questa scelta è, ovviamente, in aperto contrasto con il codice della strada, con il codice penale e, pure, con qualsiasi deontologia professionale.

Le cinture della barella come dispositivi medici

Al primo posto nelle contestazioni rispetto all’uso delle cinture sui pazienti c’è la questione dei dispositivi medici. I vari sistemi di ritenuta, infatti, vengono spesso scambiati per dispositivi con una funzione medicale precisa. In realtà bisogna fare un distinguo chiaro e preciso. I sistemi di immobilizzazione sono una cosa. I sistemi di ritenuta sono un’altra cosa. I primi hanno una funziona all’interno del protocollo sanitario. I secondi hanno una funzione all’interno del protocollo di sicurezza. I vari pedi-mate, pedi-loc, FIXO-KID e simili sono prodotti realizzati da aziende medicali, con certificazione di presidio medico, ma la loro funzione è quella di assicurare un trasporto in barella sicuro e certificato ai pazienti pediatrici. Non hanno una funzione terapeutica in sè, perché non garantiscono – per esempio – l’immobilizzazione del paziente. Ma hanno una funzione nel momento in cui sono solidali con la barella, perché la trasformano in un presidio adeguato alla movimentazione dei bambini.

Le cinture della barella che diventano dispositivi di sicurezza

Ed è qui che viene il punto più importante. Nel momento in cui la barella – dispositivo medico di trasporto – viene agganciata all’ambulanza, che cosa diventa? Diventa una seduta per il trasporto di un paziente. Ed essendo una seduta, le sue cinture di sicurezza devono essere utilizzate quando il veicolo è in marcia. Non esiste discussione: o il paziente viene agganciato con le cinture di sicurezza alla barella e quindi diventa “solidale” al mezzo, oppure rimane un potenziale proiettile che si sposterà nell’ambulanza colpendo e ferendo chiunque. E qui torniamo alle responsabilità: senza cinture non si provvede alla sicurezza del passeggero, lo si espone ad un pericolo di danno, e si aumenta il rischio che il paziente possa subire un peggioramento clinico. Ma di chi è la responsabilità?

La responsabilità dell’equipaggio e del paziente è solo in capo a chi guida!

Ovviamente l’autista-soccorritore è il primo della catena! Poniamo il caso di un intervento in codice giallo in cui l’equipaggio sanitario non comunica (o comunica il falso) all’autista soccorritore, che si mette quindi in viaggio con un paziente slegato rispetto alla barella. Ad uno stop, un camion non rispetta la precedenza e l’autista è costretto ad una frenata improvvisa. Il paziente non legato supera il piano barella e si schianta contro il medico, che in quel momento aveva in mano un bisturi, rimediando ferite mortali o curabili con più di 30 giorni di prognosi. In quella situazione scatta in automatico il procedimento penale a carico dell’autista-soccorritore. Anche se l’autista potrà dimostrare di essere stato tratto in inganno dal personale che curava il paziente, verrà comunque sanzionato per non aver adempiuto al suo dovere di controllo e di responsabilità.

E RICORDATE: il codice della strada esime il personale dell’ambulanza, non il paziente, ad indossare le cinture di sicurezza in caso di emergenza. Il riferimento è all’articolo 172 del codice della strada. Ma gli interventi devono essere servizi di emergenza. E – nelle varie sentenze arrivate con gli anni – per il sanitario si intende servizio di emergenza quello in codice di massima gravità.

La terza via esiste?

Esistono sempre “terze vie”. Prima di tutto la comunicazione in centrale operativa, che però non ha peso né vincolo. Una volta che hai comunicato alla centrale operativa che il paziente non è correttamente agganciato alla barella e all’ambulanza, e che c’è un collega che ti impedisce di procedere, non hai scaricato le tue responsabilità su una persona che non è lì e non vede. Quindi, che fare? Secondo la legge, nulla. Quando un componente dello staff sanitario o il paziente sono sganciati dalle cinture, l’ambulanza deve essere ferma. Ci sono dei frangenti di “comprensione”? Se il paziente è critico ovviamente si. In minima parte però. Poniamo una situazione di paziente che deve vomitare. Come racconta un anziano autista-soccorritore la prudenza e diligenza non sono un parafulmine legale. Procedere in sirena a velocità di “prudenza e diligenza” (che come sappiamo è ben al di sotto della velocità da codice) riduce di gran lunga il rischio di incidenti, ma non lo elimina. Ha senso tutto ciò? Tirate voi le vostre conclusioni. La speranza è che non dobbiate far leggere questo articolo durante un servizio alla persona con cui state facendo servizio e che si oppone all’uso delle cinture di sicurezza. Passategli perlomeno il link!