Il corso di ecografia realizzato da SIIET a Trieste ha confermato un concetto importante. Per servire al meglio le necessità dei pazienti in Pronto Soccorso, in 118 e nelle strutture di emergenza gli strumenti devono essere a portata di tutti.

L’ecografia è da tempo uno strumento importante e diffuso nella gestione del paziente di media gravità e nel paziente critico. Questo strumento garantisce un approccio pratico, non invasivo e chiaro a situazioni dove i fattori confondenti possono rendere difficile un primo approccio alla cura.  Nel sistema pre-ospedaliero contemporaneo e in tutti i Pronto Soccorso saper trovare liquido libero addominale in caso di trauma, tamponamenti cardiaci (che in caso di arresto potrebbero essere cause reversibili) o avere uno strumento che aiuta a reperire una vena può essere decisivo per le cure tempo dipendenti, ma non solo.

Primo corso SIIET: pratica e teoria per il miglior training sanitario possibile

Su queste basi SIIET (Società Italiana degli Infermieri di Emergenza) ha costruito un corso ECM che si è tenuto a Trieste, dove la pratica e la teoria si sono fuse per dare un quadro completo agli infermieri rispetto alle potenzialità d’utilizzo degli ultrasuoni. Per avvicinarsi a questo strumento senza paure e senza remore infatti serve una fase di pratica ben definita, che solo il training permette di realizzare.

Obiettivo: vedere lo stato del paziente, senza ipotesi

Gli istruttori SIIET coordinati dall’infermiere Enrico Scabardi hanno concentrato la loro attenzione sulle basi che in tutto il mondo vengono eseguite anche dall’infermiere. I topic affrontati nel corso sono stati tanti:

  • Ecografia toracica in emergenza-urgenza (mirata al riconoscimento di PNX e linee B)
  • Ecografia cardiaca mirata alla valutazione della presenza di liquido pericardico e del movimento del cuore
  • Finestre del protocollo E-FAST e supporto negli accessi vascolari periferici.

In questo contesto, capire le differenze e l’utilità di sonde convex e sonde lineari, nonostante la complessità dell’argomento, è stato meno complesso grazie agli strumenti e alle tecnolgie messe a disposizione durante il corso:” La parte pratica in questo corso è preponderante. Ci poniamo l’obiettivo di far capire davvero con la manualità come si gestiscono questi strumenti, che non devono avere padroni. Ci piacerebbe davvero che in futuro la sonda venisse trattata allo stesso modo dell’ECG: uno strumento che, come tale, va utilizzato, in supporto della clinica, senza padroni”.

Appoggiare una sonda per arricchire la clinica quando serve

Nella spiegazione di Enrico Scabardi c’è molta della filosofia che SIIET sta mettendo in questi corsi: la pratica infatti non può e non deve creare uno scoglio, ma evitare errori. L’ecografia – con la sua accessibilità, ripetibilità e velocità di feedback – risulta davvero un alleato utile. Anche e soprattutto per il feedback con la Centrale Operativa e il medico supervisore. Pensiamo ai nuovi strumenti wireless, che con un tablet o uno smartphone permettono di inviare in pochi secondi video o foto prelevate con sonde di altissima qualità visiva. Queste immagini diagnostiche possono davvero cambiare l’esito di un evento, ed è già capitato in passato che aiutassero il clinico responsabile a prendere decisioni più adeguate, riducendo i rischi per il paziente.

Se vedi interpreti, non fai ipotesi cliniche

Ed è tutta qui la forza dell’ecografia: nella sua capacità di far vedere qualcosa al sanitario, senza permettergli di fare ipotesi ma dando conferme precise. L’ecografia sull’addome può far vedere la colica renale, oppure la perforazione della milza, o magari il PNX accumulato, o il tamponamento cardiaco che impedisce al cuore di battere. La e-fast può suggerire la presenza del liquido libero, modificando la destinazione del paziente. Oppure, l’individuazione di un PNX – ancora stabile – permetterebbe un trasporto più adeguato e sicuro, con un presidio più adeguato. L’ecografia toracica prima di effettuare trasporti su lunghe distanze può modifcare la scelta terapeutica del paziente, con la CPAP, per esempio. Per non parlare del tamponamento cardiaco: vederlo durante un arresto modificherebbe il percorso della persona assistita. L’ecografia è un esame che può dare una prima indicazione e che può essere ripetuto facilmente anche dal medico, indifferentemente dal posto in cui si trova.

Una visione impensabile anni fa, oggi a portata di mano

La mentalità di accettazione e condivisione dello strumento ecografico sta entrando pian piano anche nel mondo sanitario italiano. Ci sono protocolli ed esempi di uso – in alcuni Pronto Soccorso – dove l’ecografia E-FAST viene usata in fase di post-triage per confermare le ipotesi di primo accesso. E si tratta di esempi con ampi feedback positivi sia da parte degli infermieri che da parte dei medici. Le sonde ecografiche di nuova generazione si accendono in pochi secondi, funzionano tramite app che hanno alti livelli di protezione dei dati, e portano a condividere i contenuti in un attimo. Perché non usarle?

La necessità di focalizzare un modus operandi per l’ecografia pre-ospedaliera

Ora che solo da fare un cambio di mentalità, e organizzare il quando, il dove e il come far diventare utili questi strumenti. Perché se è vero che il fatto più importante è far capire come si usa uno strumento, come si impugna, c’è anche un altro aspetto. Indiscutibile: qualsiasi sanitario deve avere delle finestre di utilizzo chiare quando si parla di diagnostica extra-ospedaliera, dove il tempo è poco. Questa capacità di scelta deve essere allenata, e può davvero far diventare l’ecografo uno strumento salva-vita nelle diagnosi più critiche. Ma anche questo tassello, presto o tardi, sarà messo al suo posto.

L’evento SIIET è stato realizzato in collaborazione con Rescue Press. La nostra società editoriale è a disposizione per supportare iniziative formative che permettano agli operatori sanitari di migliorare il proprio approccio all’emergenza e al soccorso, sia con eventi online che con eventi di formazione in presenza.