La divisa, una seconda pelle per il soccorritore, rappresenta tanti doveri. Ma bisogna sapere bene dove finiscono, e dove inizia invece l’assunzione di un rischio che non compete a questa figura.

Pur in assenza di una specifica indicazione normativa, il volontario soccorritore operante in emergenza è inquadrato nella figura dell’incaricato di pubblico servizio così come specificato nell’art. 358 del codice penale.

Pubblico servizio o Pubblico ufficio?

Tale qualifica ha carattere residuale rispetto a quella di pubblico ufficiale, il quale esercita una pubblica funzione dove concorre a formare o manifestare la volontà della Pubblica Amministrazione. Invece, l’incaricato di pubblico servizio è chi – a qualunque titolo – eserciti un’attività equiparabile alla funzione pubblica, ma senza i poteri tipici del pubblico ufficiale (ad esempio: un soccorritore può chiedere le generalità al paziente, ma non ha il potere di perquisirlo per controllare il documento).

Denuncia discrezionale o obbligatoria?

In capo a questa figura si può asserire che siano più i doveri rispetto ai diritti. Infatti, da una parte, l’operatore viene tutelato maggiormente nel caso di reati commessi contro di lui, ma dall’altra, egli ha obblighi legati alla denuncia, alla discrezionalità e all’intervento.

Obbligo o dovere di intervento?

Di particolare interesse risulta l’obbligo di intervento: il volontario in servizio non potrà infatti limitarsi ad allertare la centrale operativa del 118 (o 112), ma dovrà operare secondo modalità indicate nei protocolli di intervento predisposti dal proprio ente (dove sono specificate le manovre da effettuare rispetto alle singole situazioni da affrontare) sempre ricordando i limiti imposti rispetto alle manovre di competenza del sanitario professionale.

Preme quindi sottolineare ad ogni soccorritore volontario che operare in questo campo non è facile e richiede un aggiornamento continuo onde evitare conseguenze giuridiche assai spiacevoli.”