Il primo punto da cui ripartire è la nostra realtà e la nostra storia.
Come enti non profit, la più grande difficoltà con cui spesso ci scontriamo è quella legata al come ci raccontiamo. Possiamo avere la causa più bella del mondo, ma nel momento in cui non siamo in grado di comunicarla e, soprattutto, condividerla tutto diventa estremamente complesso.
La narrazione è, in primo luogo, un tema di contenuti. Molto spesso gli enti non profit tendono a raccontarsi in relazione agli obiettivi raggiunti o agli eventi. Questo storytelling, immediato e contemporaneo, però non dà giustizia all’ente. Raccontare qualcosa di molto puntuale ed estemporaneo (i risultati posso raccontarli una volta al mese/ogni due mesi non tutti i giorni) non ci permette di condurre il nostro sostenitore nel nostro ente. Proprio per questo, il primo punto da cui ripartire è la nostra realtà e la nostra storia.
Il fatidico: da dove è iniziato tutto?
Mission, vision e valori rappresentano una prima linea comunicativa per farci conoscere. Questi elementi, identificati magari da locuzioni o parole chiave, devono diventare un vero e proprio mantra per rendere subito chiara e immediata la nostra identità e ciò che ci rende realmente “noi”. Sembrerà un discorso forse banale, eppure, se ci fermiamo a riflettere di enti che si occupano di soccorso e che, magari, hanno anche ambulanze o mezzi adibiti al soccorso ne esistono tanti.
Ciò che ci rende davvero unici e degni di fiducia per qualcuno che è dall’altro lato della barricata è identificare in noi un metodo di lavoro unico, dei valori cui si sente connesso e delle operatività che condivide e sente proprie. Insieme a questi elementi di merito, un’altra linea comunicativa da non trascurare sono le persone: utenti, operatori, volontari, membri del direttivo.
Per natura, noi esseri umani, siamo attratti da ciò che è simile a noi e quindi, nel momento in cui condividiamo una storia o ci prendiamo il giusto tempo per mostrare che l’ente è fatto di persone comuni, magari, anche dal tuo vicino di casa, si riesce a costruire una maggiore empatia e un senso di comunità attorno a volti, sorrisi e obiettivi comuni.
Chiedere dev’essere una costante sulle nostre pagine
Le azioni, anzi gli stessi progetti, non devono essere assolutamente dimenticati: dall’operatività quotidiana a quella straordinaria, narrare in maniera concreta ed efficace ciò che il mio ente fa è fondamentale per portare nella realtà di tutti i giorni quello che per molti è lontano o “altro”.
Mission, vision, valori, storia, persone afferiscono a quella che viene chiamata comunicazione istituzionale ovvero la comunicazione che racconta del nostro mondo ed è composta da un importante tesoro nascosto fatto di storia, valori e dei perché più profondi. Insieme a questa però, non dobbiamo mai dimenticare la comunicazione per la raccolta fondi. Chiedere dev’essere una costante sulle nostre pagine partendo dai problemi e costruendo delle richieste chiare, puntuali e concrete che spieghino quale sia l’impatto.
Le richieste possono spaziare da una richiesta economica fino all’unirsi a noi come volontari, basta rimanere ancorati alla regola di una sola richiesta per volta.
Comunicazione differente. Regole comuni
A prescindere dal tipo di comunicazione che facciamo le regole sono sempre le stesse. Ogni comunicazione, deve trattare un argomento ben specifico altrimenti rischiamo di confondere le persone che ci leggono/ascoltano. Manteniamo quanto più possibile una comunicazione chiara, semplice e corta che vada dritta al punto e che utilizzi le nostre parole chiave o i nostri elementi caratterizzanti.
Una comunicazione strutturata in termini di colori, locuzioni e costrutti può aiutarci a definirci e a renderci riconoscibili. Può essere utile in questo senso, fare una lista di tutte quelle parole e quelle espressioni che non ci appartengono e non sono nostre. Non usiamo parole complesse o tecniche, qualora ve ne fosse bisogno spieghiamole sempre a monte in modo da rendere fruibili e comprensibile la narrazione per chi si trova a leggerci.
Raccontare le emozioni
Soprattutto quando si stratta di una comunicazione online, la narrazione legata alle emozioni e ai sentimenti è sempre complessa. Un buon escamotage per renderla comprensibile e fruibile è quello di raccontarla per metafore e/o di provare a descrivere il sentimento in termini di “come ci fa sentire o di come ha fatto sentire qualcun altro”.
Parlando di emozioni, il nostro ente è fatto di persone e quindi è vita. Per questo è composto da “cose belle” e “cose brutte”. Anzi, sono proprio queste ultime che danno al nostro sostenitore la possibilità di rendersi utile e di attivarsi per costruire con noi il cambiamento.
Ringraziamenti: manuale d’uso
Questi medesimi elementi sono quelli che dobbiamo riportare nei nostri ringraziamenti. A ogni donazione ricevuta, grande o piccola che sia, impegniamoci nel fornire un ringraziamento immediato e puntuale che, laddove possibile, tenga conto degli elementi di personalizzazione (e.g. ammontare donato/causa scelta). Elaboriamo, soprattutto nel momento in cui si tratta di lettere, degli schemi narrativi che tocchino questi punti: la nostra storia e i nostri obiettivi, il rapporto tra sostenitore con l’ente, che cosa realizzeremo insieme, la promessa di continuare ad agire.
Anche per i ringraziamenti, scegliamo delle locuzioni dedicate e, laddove possibile, usiamo delle formule fisse. Ringraziamo volontari e donatori mostrando loro come e dove il loro impegno riesca a impattare.
Condurre un interlocutore per mano tra le nostre persone, i nostri valori e la nostra storia è il primo passo per costruire un rapporto di fiducia e di valore che possa portare ad alleanze e sinergie.
Articolo di Isabella Lalli. Sono cresciuta nel non profit. A 8 anni vendevo le uova di Pasqua per i bambini in Kenya, oggi accompagno le piccole organizzazioni nel sostenere le loro cause in maniera efficace e professionale.
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