Una campagna difficile

Lunga, ripetitiva e incontrollabile. Questi gli aggettivi da usare per descrivere una campagna di 5×1000. Campagne che durano mesi, che ripetono sempre le stesse cose e che non hanno mai un esito certo.

Partendo dal principio, la campagna di 5×1000 è di per sé una campagna difficile:

  • nel momento in cui si inizia a lavorare su di essa non vi sono indicazioni su come sia andata quella dell’anno precedente e quindi non si sa se le azioni messe in campo abbiano funzionato o meno,
  • non si hanno nominativi o indicazioni di sorta su chi ci abbia scelti e quindi non si ha idea di quale sia la provenienza delle firme,
  • è una campagna di comunicazione non di donazione, la richiesta da fare è molto più complessa e non sappiamo effettivamente ogni quanto arrivi a segno.

Partire a scatola chiusa (o quasi)

La campagna è di per sé lunga e prevede una calendarizzazione a partire dal mese di marzo/aprile e che duri con un ritmo più sostenuto fino a giugno. Da luglio a novembre, periodo in cui vi sono le ultime scadenze invece, la campagna continua in maniera più blanda.

Avere una campagna in partenza tra marzo e aprile, e per di più così lunga, prevede che le attività di brainstorming e di messa a terra della stessa (materiali di comunicazione, testi, scelta dei canali) vengano effettuate almeno tra gennaio e febbraio.

Uno strumento utile per guidarci, dato che non si hanno i dati dell’anno precedente, è questo qui che permette di monitorare l’andamento del 5×1000 negli anni.

Lavoriamo sulla nostra comunicazione. Sì, ma perché?

Questa campagna è solitamente l’occasione giusta per guardare al nostro ente, in termini di vision e di mission in maniera diversa e più approfondita. Dover condensare in poche righe la nostra essenza, in un periodo in cui tutte le realtà non profit dicono la stessa cosa, è estremamente utile per lavorare sulla nostra comunicazione sulla raccolta fondi e, soprattutto, per domandarci come siamo percepiti all’esterno.

Le prime due azioni che possiamo mettere in campo sono: 

  1. l’invio dei riepiloghi di donazione ai propri sostenitori grandi o piccoli che siano con la richiesta di destinare il 5×1000 in sede di dichiarazione dei redditi
  2. se abbiamo contatti con aziende, entro metà marzo possiamo comunicare ai nostri referenti (HR, ufficio marketing, ecc.) il codice fiscale (CF) della nostra realtà affinché venga comunicato agli operatori.

Tra canali e piani editoriali

Detto ciò, una volta selezionati i canali su cui attivare la comunicazione. In primo luogo scegliamo il concept della nostra comunicazione ovvero il nucleo su cui verterà la stessa. 

A questo punto, costituiamo un piano editoriale che abbia cadenza bisettimanale da aprile a giugno per poi andare a scemare da luglio a novembre. Per quanto riguarda le newsletter, la comunicazione deve prevedere mensilmente almeno il richiamo alla destinazione del 5×1000 magari riportando un fac-simile del pezzo di dichiarazione dei redditi in cui dev’essere inserito il CF.

Se si ha un po’ di budget si possono prevedere delle sponsorizzazioni sui social network con l’immagine di campagna e con indicazioni chiare. All’interno della Suite di Meta costruiamo sponsorizzate indirizzate a una determinata area geografica o a un pubblico interessato alle nostre tematiche.

All’interno della newsletter o della nostra pagina sito possiamo dare l’opportunità di attivare dei promemoria inserendo un contatto e-mail o telefonico affinché il donatore abbia sempre con sé le indicazioni necessarie. 

5×1000 e influencer marketing

All’azione sui donatori, possiamo aggiungere quella su influencer” di settore come commercialisti, CAF o centri dedicati alle dichiarazioni dei redditi. Con loro le azioni da portare avanti sono un po’ più complesse: partiamo con lo scrivere un’email o una lettera agli studi che riteniamo più vicini a noi, sia in termini territoriali sia in termini di sensibilità.

Nella lettera o e-mail che inviamo presentiamo la nostra realtà e raccontiamo che cosa facciamo quotidianamente. All’interno della stessa deve esservi una richiesta bene specifica in cui invitiamo il professionista, qualora il loro cliente non abbia dato indicazioni in merito, di suggerire la nostra realtà come destinataria del 5×1000. Diamo sempre disponibilità per un incontro o semplicemente per portare loro materiale cartaceo dalle brochure alle locandine passando dai bigliettini per il 5×1000.

All’incirca una settimana dopo, se non abbiamo avuto alcuna risposta, chiamiamo gli studi contattati e chiedendo se hanno piacere nell’avere del nostro materiale nei loro uffici. In questi contesti, è sempre buona norma avere con sé oltre al materiale del 5×1000 del materiale più generico sull’associazione che ne descriva obiettivi e azioni oltre che a un piccolo regalo che può dimostrare la nostra buona volontà e potrebbero essere l’inizio di un rapporto che non si limiti al solito 5×1000.

Obiettivo fidelizzazione

Insieme alle cerchie più esterne, lavoriamo su quelle più strette: volontari, sostenitori e simpatizzanti. Costruiamo delle comunicazioni ad hoc che parlino a chi già ci conosce, come ad esempio dei Whatsapp con un breve testo che abbia al suo interno la nostra immagine di campagna e un testo che riporti il codice fiscale e magari le scadenze per le varie dichiarazioni dei redditi. In questo senso, ingaggiamo i volontari/sostenitori con delle vere e proprie sfide: chi coinvolge più persone? Chi riesce a contattare più CAF/commercialisti?

Un buon modo per coinvolgere ulteriormente le persone è fare degli appelli firmati da membri di riferimento dell’associazione come il Presidente o il Direttore che sottolineano l’importanza di un gesto di questo tipo.

La garanzia di un fondo cassa per la nostra associazione

Infine, se se ne ha la possibilità economica e un buon radicamento sul territorio potete comprare degli spazi su quotidiani locali o fare delle affissioni nel vostro comune. Inoltre, in questo periodo dell’anno non esitate a rifare appelli in occasione di eventi, interviste, articoli di giornale e quanto più sia possibile.

La campagna del 5×1000 è lunga, ma anche la campagna che permette di costruire un fondo cassa che aiuti a strutturare e far funzionare al meglio la nostra piccola organizzazione.

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Articolo di Isabella Lalli. Sono cresciuta nel non profit. A 8 anni vendevo le uova di Pasqua per i bambini in Kenya, oggi accompagno le piccole organizzazioni nel sostenere le loro cause in maniera efficace e professionale.