Un professionista moderno, aggiornato e competente. Questi sono i tre aggettivi che vengono in mente quando si accosta la figura del soccorritore al concetto di futuro.

 

Da troppi anni la figura del soccorritore (volontario o dipendente che sia) come molti altri aspetti dell’emergenza-urgenza, è rimasta ferma. Quando il servizio di 118 prevedeva solo (o quasi) la mera attività di stabilizzazione “pratica” e di trasporto del paziente in Pronto Soccorso, rigorosamente il primo e non sempre il più indicato, c’era un tipo di formazione che – giusta o sbagliata – era allineato alle necessità del sistema.

Con l’avvento della società contemporanea, della globalizzazione, delle tecnologie e degli studi comparativi in sanità, si è iniziato a notare come la figura del soccorritore, arretrata rispetto al resto d’Europa, sia sempre più necessaria ed anzi fondamentale per garantire i LEA essenziali. Soprattutto in zone remote dove è difficile realizzare presìdi sanitari con mezzi avanzati a tal punto da garantire la presenza h24 di un sanitario, il soccorritore è fulcro indispensabile e salva-vita. Sono tante le Regioni che basano il proprio sistema di Emergenza-Urgenza extra ospedaliero sulla sinergia tra volontariato ed enti pubblici, avvalendosi di mezzi di base costituiti da soli soccorritori che operano sotto il controllo della Centrale Operativa. Sfruttare al massimo queste figure potrebbe essere la “chiave di volta” per consentire al sistema EMUR Italiano di fare il così tanto atteso “salto di qualità”. Ma come fare? Se il soccorritore non è sanitario, come dargli competenze di gestione del paziente in condizioni critiche o clinicamentes fumate?

Una questione di sopravvivenza del sistema sanitario

E’ risaputo, come indicavamo precedentemente, che ogni Regione ha un sistema sanitario a sé stante. In Italia, nelle 20 amministrazioni, esistono e convivono più di 35 modelli 118 diversi. Ci sono Regioni dove i protocolli variano sensibilmente di Provincia in Provincia. A volte l’amputazione di un arto sulla sponda destra o sinistra di un fiume può voler dire avere un soccorritore di base equipaggiato con Tourniquet, oppure no. Il primo passo, sicuramente, sarà l’unificazione del sistema di Emergenza Territoriale al fine di definire linee guida operative condivise, basate su evidenze scientifiche e soprattutto identiche per ogni regione e per ogni provincia.

Possiamo pensare all’istituzione di un “118 Nazionale”? E questo modello consentirebbe di uniformare mezzi, dotazioni e procedure di soccorso o di garantire (realmente) i così detti LEA in ogni angolo del Paese? L’idea che le chances di sopravvivenza di un paziente colto da Arresto Cardio-Circolatorio siano radicalmente differenti a seconda di dove ci si trovi e dal mezzo intervenuto, è qualcosa che nel 2024 non può più accadere. La vita di una persona, non può essere affidata alla geolocalizzazione di mezzi avanzati, protocolli avanzati o altro. In determinate situazioni, per determinate patologie, sarà necessario rendere i soccorritori maggiormente consapevoli e soprattutto autonomi nell’erogare cure salvavita inderogabili. Insomma, creare figure maggiormente formate e capaci di compiere in pochi ma fondamentali casi azioni salvavita, sarà una sfida fondamentale dei prossimi anni.

Più formazione e più responsabilità per un futuro migliore

Traumi, immobilizzazione, estricazioni complesse e decisioni strategiche. Queste sono solo alcune delle competenze più dibattute quando si parla di volontariato. La figura del soccorritore futuro, dovrà essere capace di gestire in autonomia la scena e la sua evoluzione, dedicando il massimo delle attenzioni al paziente ed alle sue criticità, indicando in sinergia con la Centrale Operativa tutte le possibili complicanze al fine da concordare le giuste strategie di intervento e di trasporto.

Occorrerà strutturare i corsi in maniera differente, per fare in modo che siano centrati sul paziente anziché sui classici precetti del “carica e porta”. E’ ormai noto come il 118 debba non solo farsi carico del paziente ma anche della sua criticità principale ed è altrettanto noto come ormai sia sempre più importante il “giusto trasporto” in contrapposizione con il “mero trasporto”; centralizzare un trauma, laddove fosse possibile, consente al paziente di avere livelli assistenziali maggiormente indicati per la sua patologia e questo è soltanto uno dei tanti esempi fattibili. Occorrerà ascoltare e dare maggiore rilievo e formazione alla figura del soccorritore, specie in aree rurali, al fine di garantire al paziente le medesime chances di sopravvivenza indipendentemente dalla sua posizione geografica. In un sistema che vuole mettere il paziente al centro, occorrerà parlare necessariamente di Task Shifting ed atti medici delegati. Ma come?

Somministrazione di farmaci salvavita e Atti Medici Delegati

L’esperienza del Ticino, con la realizzazione di protocolli AMD per Soccorritori diplomati, ha garantito negli anni l’istituzione di uno standard qualitativo elevato. I mezzi di soccorso che vengono inviati, sono tutti in grado di offrire quelle che vengono ritenute “cure di base” al fine di garantire al paziente le migliori chances di sopravvivenza indipendentemente dal contesto e dalla figura professionale disponibile. Anche l’analgesia fa parte delle attività di queste figure professionali.  La somministrazione di Adrenalina nell’ACC, di Amiodarone nell’FV persistente, il protocollo sul Naloxone nelle overdose e la gestione delle crisi anafilattiche sono solo alcuni degli aspetti trattati dal documento approvato dall’FCTSA (Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze) che, però, nelle prime pagine degli AMD fa una precisazione chiara e “moderna”: L’obiettivo degli AMD è garantire al paziente un trattamento avanzato preospedaliero, omogeneo e unificato sulla base dei più recenti sviluppi e delle conoscenze della medicina d’urgenza preospedaliera.

In determinate situazioni, dove i segni clinici sono evidenti ed altrettanto evidente è la prognosi infausta, non ci si può limitare alla discussione relativa a limiti e figure  soprattutto se il vero obiettivo è la vita del paziente.

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