La formazione nel settore dell’emergenza-urgenza è un tema cruciale che richiede un approccio integrato e uniforme su tutto il territorio nazionale. Questo è emerso chiaramente durante il webinar organizzato da Rescue Press durante i Rescue Days di Cremona. Medici, infermieri e volontari concordano su diversi temi: Vediamo quali.

Il mondo del soccorso in emergenza pre-ospedaliera non può più restare fermo ad una riforma avvenuta nel 1992 e deve in ogni modo crescere dal punto di vista formativo e delle competenze. 32 anni fa le competenze del soccorritore erano molto minori e molto meno impattanti sulla salute e sull’outcome di un paziente di quanto non sia oggi. Il miglior sviluppo delle tecniche BLSD, dei modelli di gestione del trauma e delle valutazioni per segni e sintomi ha cambiato radicalmente ciò che il soccorritore può fare, insieme al team composto da infermieri e medici.

Il futuro: formazione comune, su livelli differenziati

A parlare di questi temi sono stati gli ospiti del webinar di Rescue Press durante i Rescue Days. Esponenti del mondo medico, infermieristico, responsabili formativi regionali e volontari si sono trovati tutti attorno a un tavolo, per discutere di cosa fare e come indirizzare i sistemi per renderli migliori. Il Dott. Andrea Paoli, direttore del 118 di Padova e membro della Fondazione Emergenza Urgenza, ha sottolineato l’importanza di una formazione a 360 gradi che coinvolga sia il personale sanitario che i volontari. La Regione Veneto, ad esempio, ha implementato dal 2007 un sistema formativo strutturato, culminato con una delibera nel 2022 che definisce i percorsi formativi per tutte le figure coinvolte nel soccorso, dai volontari agli autisti soccorritori, fino ai medici. Ognuno con le sue competenze, ma tutti sulla stessa strada finalizzata al bene del paziente.

Formazione sanitaria: il collante per creare un buon servizio 118

Nicoletta Fulgoni, anestesista rianimatrice dell’ASL di Piacenza e consigliera della HEMS Association ha evidenziato come la formazione sia il “collante” che permette alla macchina dell’emergenza di funzionare in modo armonioso. Ha inoltre sottolineato l’importanza di una formazione trasversale che coinvolga tutti gli operatori, considerando la crescente necessità di integrazione tra il sistema sanitario e il mondo del volontariato. Un mondo che copre tantissime necessità oggi presenti nel sistema pre-ospedaliero, a partire dalla capillarità delle ambulanze, garantita spesso solo dal volontariato. Proprio su questo Niccolò Mancini, presidente di ANPAS, ha riportato dati significativi sull’impegno formativo del volontariato: negli ultimi 9 anni, il sistema di formazione delle pubbliche assistenze ha formato circa 13.000 operatori. Mancini ha anche sottolineato la necessità di sviluppare percorsi condivisi e sostenibili, che tengano conto delle diverse realtà regionali e delle diverse figure professionali coinvolte nel soccorso. Ma – soprattutto – dei costi. Un tema che ha affrontato direttamente Gionata Fatichenti, direttore dell’area Emergenze di Misericordie.

Cosa stanno proponendo le Regioni più attente alla formazione uniforme?

Il punto di vista delle amministrazioni, inoltre, segna la strada del futuro formativo. In Lombardia – per esempio – è stata recentemente introdotta una legge regionale (n. 10 del 2024) che norma la formazione dei soccorritori, un elemento distintivo non presente in altre realtà. Michele Pirovano – responsabile della formazione in AREU – ha spiegato il funzionamento di questa regola: “La legge regionale parla del soccorritore, dell’autista-soccorritore e anche del tecnico delle centrali di soccorso, definendo per la prima volta il percorso formativo per questa figura professionale. L’auspicio è che altre regioni seguano l’esempio lombardo, mantenendo una certa uniformità nei contenuti formativi”. Sottolinea questa necessità anche Stefano Sironi direttore del centro IR&TeC AREU: “E’ fondamentale mantenere uno standard minimo armonizzato nella formazione, che permetta di condurre le principali procedure in maniera corretta in tutta Italia. La necessità di ridurre le disparità tra regioni in termini di pacchetto formativo, ore di formazione e funzioni dei soccorritori va di pari passo con l’esigenza di trovare un equilibrio tra competenze standard e sostenibilità del pacchetto formativo, specialmente per il mondo del volontariato”.

Algoritmi: futuro infermieristico e non solo

La sostenibilità del sistema è al centro della riforma di un’altra Regione come il Piemonte, che sta superando i vecchi protocolli. Partendo dagli infermieri, Marco Pappalardo ha spiegato l’idea di sistema che vorrebbero sviluppare:”Stiamo investendo tantissimo e finalmente c’è accordo sul ruolo e sulle competenze infermieristiche. Ma anche su quello che è il mondo del volontariato dobbiamo fare passi in avanti. Come sapete di fatto sono loro, quantomeno in Regione Piemonte, che tengono attive l’ottanta per cento del sistema dell’emergenza sanitaria preospedaliera.”Questa affermazione sottolinea l’importanza del volontariato nel sistema di emergenza sanitaria in Italia e l’impegno nella loro formazione. Proprio l’infermiere può essere un fulcro in questo modello, anche secondo la SIIET: “L’infermiere è protagonista con il medico e il soccorritore di base, sia esso dipendente o volontario – ha spiegato Paolo Mariani, responsabile SIIET Formazione -. Abbiamo investito energie sulla formazione perché è solo questa che dona skill ulteriori ai soccorritori. Vorremmo una formazione non settoriale, ma congiunta. Il team deve essere formato in modo omogeneo perché le figure devono essere abituate a lavorare insieme, partendo dalla formazione fatta insieme”.

Sfide e prospettive future: dai Rescue Days al CEU2025

Bisogna però anche guardare avanti, e il primo momento di incontro e collaborazione sarà proprio il Congresso di Emergenza Urgenza 2025, organizzato dalla Fondazione Emergenza Urgenza. “Stiamo cercando di portare avanti un discorso comune – ha spiegato il presidente della fondazione e direttore del 118 Romagna Maurizio Menarini – perché le singole regioni si sono mosse, alcune Regioni, non tante, si sono mosse con dei programmi formativi. Però forse bisognerebbe fare un discorso più ad ampio respiro e trovare una formula che metta d’accordo i sistemi da nord a sud”.  Sono queste le sfide principali emerse durante la discussione. E’ evidente la necessità di uniformare i percorsi formativi a livello nazionale, garantendo standard qualitativi elevati in tutte le Regioni. Tutto questo deve passare tramite l’integrazione formativa del personale sanitario con quella dei volontari, assicurando un linguaggio comune e una collaborazione efficace sul campo. La Fondazione Emergenza Urgenza sta lavorando su progetti formativi che possano essere condivisi e implementati a livello nazionale, superando le attuali differenze regionali. In conclusione, il futuro della formazione nel 118 si prospetta come un percorso di integrazione e standardizzazione, dove la collaborazione tra enti pubblici, privati e volontariato giocherà un ruolo fondamentale per garantire un servizio di emergenza-urgenza sempre più efficace e di qualità su tutto il territorio nazionale.