L’autista-soccorritore è una figura essenziale nel sistema di emergenza sanitaria, ma la sua regolamentazione è ancora frammentata e soggetta a interpretazioni regionali. Sono state tantissime le proposte di regolamentazione: a che punto siamo della nottata?
ROMA – La figura dell’autista-soccorritore continua a navigare in un limbo normativo che, da anni, ne impedisce il pieno riconoscimento professionale. Il disegno di legge A.C. 274, attualmente in discussione alla Camera, potrebbe colmare questa lacuna, garantendo una regolamentazione uniforme su tutto il territorio nazionale. Ma a che punto siamo davvero? Mentre alcune Regioni come la Lombardia veleggiano verso una regolamentazione più strutturata, tante realtà vivono ancora di una formazione fatta dalle chiavi dell’ambulanza e la divisa da soccorritore. Una situazione intollerabile, in un periodo dove la qualità del servizio fornito è al centro dell’attenzione di tutti.
«Oggi il ruolo dell’autista-soccorritore è fondamentale nel sistema di emergenza preospedaliera», si legge nel Dossier nato grazie all’interesse dell’on. Ugo Cappellacci. «Non si tratta solo di guidare un’ambulanza, ma di essere parte attiva del team di soccorso, interagendo costantemente con medici e infermieri nella gestione del paziente». Eppure, a livello legislativo, la figura dell’autista-soccorritore resta priva di una definizione chiara e di un percorso formativo uniforme, con una frammentazione che varia da regione a regione e da azienda sanitaria a azienda sanitaria.
Una figura fondamentale per la sicurezza, senza un’identità giuridica chiara
Il testo della proposta di legge presentata dall’On. Cappellacci punta a introdurre una regolamentazione dettagliata della professione. L’articolo 1 stabilisce che l’autista-soccorritore sarà «un operatore abilitato, a seguito del conseguimento di uno specifico attestato professionale, a svolgere attività di conduzione e manutenzione dei mezzi di soccorso, garantire la sicurezza del personale e collaborare nelle fasi dell’intervento sanitario». Il problema è che, ad oggi, questi compiti vengono svolti senza un riconoscimento ufficiale e con percorsi formativi che variano da territorio a territorio. Il risultato? Una professione essenziale, ma trattata in modo disomogeneo. Nel documento parlamentare si legge: «Attualmente, le attività dell’autista-soccorritore esulano da quanto stabilito nel contratto collettivo nazionale di lavoro per la figura dell’autista operatore tecnico specializzato, poiché alcune di esse comportano un approccio diretto al paziente e richiedono quindi una specifica preparazione». Una preparazione che tocca la parte di soccorso, e che quindi oggi varia da standard che prevedono formazioni di 240 ore, fino ad aree dove basta un corso di 8 ore per salire in ambulanza. Un dettaglio non trascurabile, soprattutto se si considera che, nella pratica, gli autisti-soccorritori spesso si trovano a dover gestire situazioni critiche senza avere la copertura (e le competenze) per farlo.
Formazione e competenze: cosa cambierebbe con la nuova legge?
La proposta di legge alla Camera introdurrebbe standard chiari di formazione. L’articolo 4 prevede infatti che le Regioni e le Province Autonome individuino i percorsi formativi, con corsi che dovranno comprendere sia aspetti tecnici (conduzione in sicurezza, manutenzione, gestione del paziente) sia aspetti sanitari di base (come già previsto in tante Regioni rispetto ai soccorritori). «Per l’accesso alla formazione – si legge nel dossier – sarà necessario il diploma di scuola secondaria di primo grado e il possesso della patente adeguata alla guida dei mezzi di soccorso». Una definizione che non collima con l’attuale situazione operativa. La patente adeguata per guidare i mezzi di soccorso infatti varia fra Croce Rossa e le altre realtà. Ma il punto più dibattuto riguarda il riconoscimento delle esperienze pregresse. Il testo prevede infatti un esonero dalla formazione per chi già svolge il ruolo da almeno 1.500 ore di servizio, un aspetto che mira a garantire continuità operativa senza escludere chi ha anni di esperienza sulle spalle. Ma il ricambio generazionale in corso – e l’erosione della base di volontari – potrebbe non garantire queste ore di servizio per tutti.
Coperture assicurative e indennità: un altro punto critico?
Un altro nodo centrale riguarda le indennità. Il comma 4 dell’articolo 3 stabilisce che agli autisti-soccorritori spetteranno le stesse indennità di rischio, pericolo e danno riconosciute agli altri operatori sanitari delle attività di soccorso. Un punto chiave, considerando che oggi questi lavoratori operano in condizioni di rischio senza le adeguate tutele economiche o giuridiche. Ma è difficile pensare che anche l’autista-soccorritore debba rientrare nelle necessità assicurative che tutelano i sanitari. L’iter legislativo è ancora in corso e il cammino appare lungo. Il disegno di legge, attualmente all’esame della Commissione Affari Sociali della Camera, dovrà superare diversi passaggi prima di diventare legge. Ma il dibattito è aperto e il consenso sembra crescere. Se approvato, il testo prevede anche l’istituzione di un registro nazionale degli autisti-soccorritori, un passo necessario per garantire trasparenza e un reale riconoscimento della professione. Per ora, la categoria resta in attesa. Nel frattempo, le associazioni di settore continuano a fare pressione affinché il processo non si areni. «È tempo di riconoscere l’importanza di questa figura – si legge nelle note stampa della COES Italia – e di dare agli autisti-soccorritori la dignità professionale che meritano».
Iniziare la formazione subito, in ogni modo!
Nel frattempo però i pazienti devono sempre essere trasportati in ospedale, e formarsi come autisti-soccorritori è un dovere civico, oltre che una tutela rispetto ai problemi che assillano l’operato quotidiano di imprudenza, imperizia e negligenza. Rescue Press, per questo motivo, ha deciso di anticipare i tempi. Da gennaio è disponibile un corso su ACADEMY dedicato alla sicurezza degli autisti soccorritori. Si tratta di un corso della NAEMT (la più grande associazione di soccorritori al mondo) e si chiama EVOS: Emergency Vehicle Operator Safety. Si tratta di un punto di riferimento per la formazione sulla conduzione in sicurezza dell’ambulanza, e tratta in modo continuativo gli aspetti fondamentali della guida sicura. Questo corso ogni sei mesi avrà un aggiornamento con approfondimenti e lezioni aggiuntive, perché crediamo che la capacità di fornire qualità e sicurezza in ambulanza non passi solo da momenti di formazione con il volante in mano, ma possa arrivare anche e soprattutto grazie alla soddisfazione della curiosità quotidiana dei soccorritori.







