Un piano pandemico che elimina gli insegnamenti dalle soluzioni. Un Sistema Sanitario martoriato da cui fuggono migliaia di medici e infermieri ogni anno. E un’attrattiva dell’emergenza-urgenza che è sempre più bassa. Cosa fare per risollevarsi?
Il 23 febbraio 2020 iniziò ufficialmente il lock-down in Italia. La messa in quarantena di 10 comuni dell’area lodigiana, in Lombardia, diede inizio al periodo più difficile e carico di paure in Italia dal dopoguerra. Da quel momento in avanti l’Italia diventò uno dei principali paesi colpiti dalla pandemia da COVID-19. Solo pochi giorni più tardi, il 4 marzo, il lock-down divenne generalizzato per tutto il Paese. Erano i giorni degli arcobaleni. I giorni del “andrà tutto bene”. Possiamo dire che in effetti la risposta sanitaria in maxi-emergenza è stata una lezione appresa bene. Quella reazione ha fatto maturare molto la consapevolezza nei sanitari di determinate regole. Ma non ha fatto maturare la stessa consapevolezza nel mondo civile.
Più soldi in sanità, meno in stipendi: cosa dice GIMBE?
Oggi, cinque anni dopo, se osserviamo la situazione con cui gli ospedali convivono non possiamo sorridere. I dati dell’osservatorio GIMBE spiegano chiaramente che il mondo post-covid non ha messo al primo posto il sistema di risposta sanitaria, nè quello di emergenza. La crisi del personale sanitario in Italia ha raggiunto livelli senza precedenti. La spesa pubblica in personale sanitario è scesa dal 31,7% al 30,6%. Nel 2012 spendevamo il 33,6%. In termini assoluti i soldi spesi sono maggiori, ma in proporzione non sono a sufficienza.
Errori di programmazione? Disaffezione? Scelte emotive?
Questa situazione è il risultato di varie scelte. Programmazione non adeguata, definanziamento, politiche con dinamiche che demotivano i professionisti a restare nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Se la percentuale di spesa sanitaria in redditi da lavoro continuasse a calare, l’offerta di servizi ospedalieri e territoriali rischierebbe di diventare sempre più rarefatta. Ma i bisogni della popolazione, la richiesta di risposte in emergenza-urgenza per prime, continuano a crescere. Come si preserva il diritto alla salute in questa situazione?
Aumentare la spesa per il personale dipendente?
Tra il 2012 e il 2023, la spesa per i redditi da lavoro dipendente nel settore sanitario è stata notevolmente ridotta. Dopo una diminuzione da 36,4 miliardi di euro nel 2012 a 34,7 miliardi nel 2017, la spesa è risalita a 40,8 miliardi nel 2022, per poi scendere a 40,1 miliardi nel 2023. La ripresa del trend pre-covid appare evidente, soprattutto per la GIMBE. In termini percentuali sulla spesa sanitaria totale, si è passati dal 33,5% nel 2012 al 30,6% nel 2023. Se la spesa per il personale fosse rimasta ai livelli del 2012, negli ultimi 11 anni ci sarebbero 28,1 miliardi di euro in più da spendere, di cui 15,5 miliardi solo tra il 2020 e il 2023.
Ridurre le disparità regionali nella dotazione di personale?
Nel 2022, il SSN contava 681.855 unità di personale dipendente, con una media nazionale di 11,6 unità per 1.000 abitanti. Tuttavia, esistono notevoli differenze regionali: si va da 8,5 unità per 1.000 abitanti nel Lazio e in Campania a 17,4 unità per 1.000 abitanti in Valle d’Aosta. Le regioni con una dotazione di personale inferiore alla media nazionale sono spesso quelle in Piano di rientro, nelle Regioni cioè dove la spesa sanitaria è stata considerata fuori controllo, e che le amministrazioni hanno deciso di aggiustare andando a fare tagli di entità molto forti.
Aumentare la spesa pro capite rispetto al personale medico-infermieristico?
Nel 2023, la spesa pro capite per il personale dipendente è stata di 672 euro, con variazioni significative tra le regioni: dai 1.405 euro nella Provincia autonoma di Bolzano ai 559 euro in Campania. In pratica, rispetto alle tasse che vengono pagate dai cittadini, a Bolzano un contribuente paga quasi uno stipendio base di un infermiere ogni anno. In Campania servono almeno tre cittadini per ottenere lo stesso risultato. Va di conseguenza interpretato il dato degli stipendi lordi, la RAL delle unità di personale sanitario italiano. La media nazionale è di 57.140 euro, con un range che varia da 49.838 euro in Veneto a 81.139 euro nella Provincia autonoma di Bolzano. Paradossalmente, le regioni in Piano di rientro mostrano valori superiori alla media nazionale. Attenzione però alle medie: significa che c’è chi prende molto meno e chi, paradossalmente, molto di più.
Diecimila piccoli infermieri indiani: il personale dall’estero è una soluzione
La carenza di personale sanitario, vista la scarsa attrattiva che oggi rappresenta, unita ai tetti di spesa che impediscono alle Regioni di aumentare le assunzioni, non ha portato solo al fenomeno dei “gettonisti”. I professionisti reclutati tramite agenzie interinali o cooperative, con costi contabilizzati come spese per beni e servizi, sono l’unica soluzione che le amministrazioni – a volte anche a sproposito – impongono al servizio pubblico per far quadrare i conti. Questa pratica, sebbene tamponi temporaneamente la mancanza di personale, solleva preoccupazioni sulla sostenibilità economica. In alcune Regioni è stata anche messa in discussione la qualità dell’assistenza nel lungo termine, come hanno testimoniato le indagini dei NAS. Ma il più delle volte il gettonista è una soluzione di mercato: se le condizioni di lavoro non sono sostenibili, il medico o l’infermiere preferiscono il rischio della libera professione, che permette di conciliare vita-lavoro in modo adeguato. In tanti, quindi, hanno scelto la via forse peggiore per tappare i buchi del sistema: assumere personale a gettone ma direttamente dai paesi in via di sviluppo. E’ ancora avvolta nell’incertezza l’arrivo dei famosi 10.000 infermieri indiani che da ottobre dovrebbero risolvere il problema del personale nei nosocomi italiani. Nel frattempo qualcuno si muove per fare assunzioni, come la Regione Emilia-Romagna. Ma senza un modello che faccia tornare attrattivo il sistema, sarà davvero complesso andare avanti.






Aumentare la spesa pro capite rispetto al personale medico-infermieristico?


