La Gazzetta di Parma dedica un’intera pagina all’evento di giovedì 27 febbraio. Un uomo è stato portato in ROSC grazie all’allerta sull’app. Un “allineamento di pianeti” costruito con il tempo e il gioco di squadra può salvare la vita delle persone. 

Una storia di tempestività, formazione e collaborazione. La racconta in prima pagina la Gazzetta di Parma. E dentro c’è un pizzico di Rescue Press. Giovedì notte, a Parma, un uomo colpito da arresto cardiaco è stato salvato grazie a un intervento coordinato, applicando alla lettere quelle linee guida sull’arresto cardiaco che parlano di “defibrillazione precoce”. L’allarme è partito poco dopo le 23:30 da un condominio in strada Casa Bianca, zona est della città. A chiamare il 118 è stata la moglie del paziente, trovandolo privo di sensi nel bagno di casa. Al suo fianco, il figlio ventenne, che ha avviato immediatamente il massaggio cardiaco, guidato telefonicamente dagli operatori della Centrale Operativa 118 Emilia Est.

Foto PIER LUIGI VASINI (copyright) fotovasini@libero.it

L’allerta su Dae RespondER e l’intervento di Virginia

Nel frattempo è scattato l’allarme su Dae RespondER, l’app che mobilita i soccorritori certificati più vicini. Tra loro c’è Virginia Di Vivo, formatrice di primo soccorso di Rescue Press e Ircomunità,  residente a pochi passi dal luogo dell’emergenza. «L’app suona almeno due volte al mese – racconta Virginia – e ormai sono intervenuta più volte. Giovedì ho accettato immediatamente la richiesta, ero vicina. La Centrale mi ha chiamato subito per dirmi di portare il defibrillatore, perché la situazione era gravissima. L’ho recuperato in piazzale, e sono partita». Virginia in piazzale Lubiana recupera il DAE installato da Comune, Assistenza Pubblica e Croce Rossa, ma capisce che a piedi perderebbe minuti preziosi. Si ferma al Lubiana Lounge Bar, chiede aiuto a un amico che le offre un passaggio in auto.

Il riconoscimento e la corsa in casa

Arrivati sotto al condominio, un momento di incertezza: decine di appartamenti e il rischio di sbagliare porta. Ma proprio in quel momento, la moglie del paziente scende in strada. Virginia la riconosce subito: è la mamma di un ex compagno di scuola. Conoscendo già la casa, sale senza esitazioni. In bagno, trova il figlio del paziente ancora impegnato nel massaggio cardiaco. Senza perdere tempo, Virginia applica le piastre del defibrillatore e avvia le scariche.

Un soccorso da manuale

«Abbiamo lavorato insieme – racconta Virginia – alternandoci tra compressioni toraciche e scariche, in uno spazio strettissimo, fra il water e il bidet. Quel ragazzo ha massaggiato per almeno sette minuti da solo. E’ stato bravissimo». Dopo la scarica, il mugugno, il segno che il circolo è ripreso. L’arrivo dei sanitari del 118 completa l’intervento: ventilazione e stabilizzazione. Poi il respiro, un suono flebile. L’uomo torna cosciente. «È vivo! È vivo!» ripete il figlio, tra le lacrime. Trasportato d’urgenza al Maggiore, l’uomo è ora ricoverato ma fuori pericolo.

Il valore di essere pronti

«Conoscevo bene quella famiglia – racconta Virginia – e questo ha reso l’intervento ancora più intenso, ma anche più chiaro il senso di tutto ciò che insegno ogni giorno. La formazione non è un accessorio: è una possibilità concreta di salvare vite umane». Ogni anno in Italia, più di 60mila persone vengono colpite da arresto cardiaco e ancora oggi il tasso di sopravvivenza fuori dall’ospedale non supera il 10%. Ma quando un testimone sa cosa fare e agisce subito, le possibilità di sopravvivenza triplicano. Lo confermano i numeri della rete DAE in Emilia-Romagna: nel 2024, sono stati oltre 600 gli allarmi attivati tramite Dae RespondER nella regione, con interventi tempestivi e defibrillatori utilizzati in quasi il 40% dei casi.

Il valore di una rete di defibrillazione capillare

A Parma, la rete conta 37 defibrillatori pubblici gestiti dall’Assistenza Pubblica, collocati in parchi, piazze, strade e luoghi strategici. Entro il 2025, la gestione si estenderà ad altri 48 dispositivi, installati in scuole e associazioni grazie al progetto del Comune. Un passo avanti che punta a rendere la città un modello nazionale di cardioprotezione diffusa. «Non è solo questione di fortuna – sottolinea Antonio Pastori, coordinatore del 118 e del 112 dell’Emilia-Romagna – è il risultato di una rete che esiste e funziona, frutto di anni di programmazione, investimenti e formazione continua».

Aumento dei sopravvissuti da arresto cardiaco

Nel 2024, grazie al sistema integrato tra Centrale Operativa, rete DAE e Dae RespondER, in Emilia-Romagna sono stati registrati oltre 200 casi di pazienti sopravvissuti dopo arresto cardiaco grazie a un intervento precoce con defibrillatore. Un dato che racconta molto più di una statistica: dietro ogni numero c’è una persona che ha ripreso a respirare, una famiglia che ha riabbracciato un proprio caro, un soccorritore volontario che ha messo in pratica quello che aveva imparato in un corso. «Ogni DAE installato, ogni cittadino formato, ogni secondo guadagnato – conclude Pastori – è un pezzo di futuro restituito. E questa storia lo dimostra, una volta di più».