Durante il Convegno organizzato dalla SEUS 118 a Palermo si incontrano i sistemi di 5 Regioni e 7 società scientifiche. Menarini: “Federare tutte le società scientifiche per portare avanti proposte coordinate ed efficaci”
Palermo, 27 marzo 2025 – La splendida cornice di Palazzo dei Normanni, e in particolare la Sala Mattarella, ha ospitato il convegno “118. Prospettive del sistema emergenziale”, organizzato da SEUS 118 per celebrare i 33 anni del servizio di emergenza territoriale in Italia. La Regione Siciliana ha portato dati di partenza molto positivi rispetto all’efficiacia del 118 in Sicilia. Nel 2024 sono stati superati i 427.000 interventi, con 252 postazioni attivate e più di 364 mezzi disponibili per operare sul territorio. Un numero che testimonia l’impatto vitale del servizio nella vita quotidiana dei cittadini, per il quale sono impegnate 3.030 operatori.
Il 118 che evolve in tutta Italia fra NUE112 e telemedicina
Il presidente di SEUS 118 dott. Riccardo Castro, ha ospitato ben 5 Regioni che hanno accolto l’invito al confronto. Al tavolo dei relatori si sono quindi alternati la ARS con il DG dott. Salvatore Iacolino, la Regione Piemonte con il DG di Azienda Zero Adriano Leli, la Regione Lazio con la dott.ssa Stefania Iannazzo (Direttore Sanitario), Il Direttore della C.O. 118 di Cagliari AREUS dott. Daniele Barillari e il dott. Maurizio Migliari, direttore del dipartimento sanitario di AREU Lombardia. Da Nord a Sud quindi sono stati evidenziati sviluppi del servizio, puntando sul potenziamento tecnologico e sul rafforzamento del personale. Tanta attenzione è stata focalizzata sulla risoluzione dei problemi logistici del 118 e nuovi strumenti per coordinare meglio formazione, interventi e diagnosi. Un messaggio di rinnovamento molto forte è stato lanciato anche dalla dott.ssa Daniela Faraone, assessore alla sanità della Regione Siciliana.
Un presente difficile per i soccorritori, ma come creare uniformità nella cura del richiedente?
Gli spunti operativi delle varie Regioni sono stati il punto di partenza per dare voce ai problemi di chi lavora in 118 e in Pronto Soccorso. A portare un punto di vista nazionale è stato il dott. Maurizio Menarini, presidente della FEU – Fondazione per l’Emergenza e l’Urgenza. “Oggi dobbiamo valorizzare i professionisti dell’emergenza e lavorare su un modello organizzativo uniforme in tutta Italia. Solo così possiamo affrontare un futuro incerto con strumenti adeguati. Attenzione però: uniforme non vuol dire unico”. Sulla stessa linea di pensiero hanno esposto i propri punti di vista anche la SIMEU, con il dott. Giovanni Noto: “Noi dobbiamo lavorare perché il medico nella realtà di 118 e Pronto Soccorso sia unico e riconoscibile. Ci sono parole chiave da rispettare che parlano di competenza, formazione e ascolto”. Sulla stessa linea di pensiero anche la SIIET con le parole del Presidente dott. Andrea Andreucci: “I numeri della situazione che abbiamo di fronte sono oggettivi. Il modo in cui facciamo 118 va cambiato, vanno aggiornate le leggi e coinvolti di più medici, infermieri e tecnici come gli autisti-soccorritori. C’è un discorso operativo che deve integrare soluzioni più efficaci perché non sia sempre e solo il 118 la risposta scelta dai cittadini che hanno bisogno di cura”.
Guardiamo al futuro: dagli autisti-soccorritori ai Medici di Emergenza-urgenza
A chiudere le relazioni e le posizioni della comunità scientifica sono stati COES Italia con il ruolo degli autisti-soccorritori e la COSMEU rispetto ai futuri medici di Pronto Soccorso e 118, quegli specializzandi che rappresentano la nuova generazione clinica che opererà sulle automediche e negli elisoccorso: “Per l’autista-soccorritore la partita è aperta da troppo tempo. E’ ormai dal 1992 che siamo definiti con un ruolo primario nel soccorso, ma non abbiamo un inquadramento legislativo o legale. La proposta presentata in Parlamento dell’Onorevole Cappellacci è in esame alla Commissione Lavoro della Camera. Dobbiamo arrivare ad una definizione perché serve una formazione precisa, comune e integrata. La responsabilità dell’autista-soccorritore non è solo nella guida del mezzo, come quella del soccorritore o del sanitario non è solo nell’atto che compiono. C’è una squadra ed è per questo che dobbiamo lavorare” ha dichiarato Daniele Orletti della COES. Sullo stesso tono anche il dott. Bruno Barcella di COSMEU: “Se dobbiamo pensare ad un sistema dove il medico di Pronto Soccorso e quello di 118 non litigano ma seguono percorsi virtuosi insieme, dobbiamo pensare a specializzandi che lavorano ruotando fra tutti i setting insieme. Solo così il 118 – che in tanti vogliono fare – tornerà ad essere attrattivo e non più a spaventare”.
“Muoviamoci, perché rischiamo di restare senza sistema 118”
Se da un lato l’intervento del dott. Alessio Lubrani di Sismax ha sottolineato la necessità di integrare tecnologie e competenze nuove in tutti i ruoli, per non fermarsi a ciò che abbiamo ma per preparare il futuro del soccorso pre-ospedaliero, dall’altro il presidente della HEMS Association dott. Angelo Giupponi ha lanciato un ammonimento: “In questo momento stiamo prendendo troppe strade diverse, che ci stanno facendo sprecare tempo e soldi. E non abbiamo più nè l’uno nè l’altro. Fare sistema non vuol dire essere tutti uguali. Vuol dire lavorare tutti per avere il meglio possibile con risorse e condizioni differenti. Noi che ci occupiamo di elisoccorso lo sappiamo bene. Siamo in un momento critico dove la parte amministrativa deve ascoltare di più la parte sanitaria, perché non possiamo occupare le posizioni di chi lavora – per esempio – in elisoccorso con i primi medici che arrivano. Ci vuole selezione, preparazione e attenzione”. Il rischio di arrivare presto ad una società che non rispetta più il 118 pubblico è reale. Ci sono già realtà a cui si rivolge il cittadino per una risposta rapida. E sono realtà private. E finire con un sistema di emergenza privato non è un’opzione.
“La Federazione è una soluzione per dire tutti insieme quello che serve”
Da tutto questo nasce la proposta della FEU, la Fondazione per l’emergenza-urgenza, che si propone dall’8 al 10 maggio di lavorare insieme a tutti gli operatori per definire un futuro possibile a questo mondo: “La Fondazione per l’Emergenza e l’Urgenza nasce per mettere assieme gli attori del sistema e farci ascoltare sempre di più dalla politica che oggi deve prendere decisioni importanti. Il nostro è un mondo in grave sofferenza, che fatica a reperire personale e risorse. Ma è un mondo che dobbiamo risollevare insieme in futuro. Si può valorizzare il professionista medico o infermiere. Si può dare un inquadramento più chiaro al volontariato e al tecnico autista-soccorritore. Le parole chiave sono di certo unità nelle diversità. Solo uniti, e la nostra proposta è quella di federarsi, possiamo portare nei tavoli dei decisori proposte chiave sostenute da tutti”. Non resta che dare appuntamento al prossimo Congresso CEU2025 di Rimini, dove ci saranno diverse sessioni dedicate alle proposte di sviluppo per il 118 e la gestione dell’emergenza-urgenza.







