Sono passati sei anni dall’inizio della pandemia da COVID-19, e noi riteniamo necessario fermarci. Non per celebrare, ma per ricordare.
Ricordare che, in uno dei momenti più drammatici della storia recente del nostro Paese, il sistema sanitario ha retto grazie all’impegno straordinario di donne e uomini che hanno continuato a garantire assistenza anche in assenza di adeguate tutele, spesso in condizioni operative critiche e con livelli di esposizione al rischio biologico che non trovavano precedenti nella storia clinica contemporanea, almeno alle nostre latitudini.
Operatori dell’emergenza territoriale, infermieri, medici, psicologi , autisti-soccorritori, tecnici, volontari: professionisti che hanno contratto la malattia durante il servizio, che hanno subito conseguenze permanenti, che in troppi casi hanno perso la vita nel tentativo di salvare quella degli altri.
In quei mesi, la narrazione pubblica li ha, ci ha, definiti “eroi”. Una parola enorme, nel suo significato, che meriterebbe un rispetto altrettanto enorme.
Oggi, a distanza di tempo, assistiamo con crescente preoccupazione a un’inversione culturale: aumento delle aggressioni al personale sanitario, delegittimazione del ruolo professionale, progressiva erosione delle condizioni di sicurezza operativa e, in un certo qual modo, una sostanziale rimozione collettiva di quanto accaduto.
Per questo motivo, l’Accademia Italiana Emergenza Sanitaria promuove la campagna #nonsaremoeroi2volte.
Non si tratta di uno slogan. Si tratta di una presa di posizione.
Non saremo eroi una seconda volta perché il funzionamento di un sistema sanitario moderno non può fondarsi sull’eroismo individuale, ma deve poggiare su organizzazione, competenze, tutele, responsabilità condivise e rispetto istituzionale.
Ricordare ciò che è accaduto durante il periodo pandemico non è un esercizio retorico: è un dovere etico e un passaggio necessario per orientare le scelte politiche future in materia di sicurezza degli operatori, dotazioni, modelli organizzativi e riconoscimento delle competenze, in particolare nell’ambito dell’emergenza-urgenza territoriale, che ha rappresentato uno degli snodi più esposti dell’intero sistema.
Con #nonsaremoeroi2volte, AIES intende:
sensibilizzare l’opinione pubblica sul rischio di normalizzazione della violenza nei confronti degli operatori sanitari;
richiamare le istituzioni alla responsabilità di garantire condizioni di lavoro sicure e sostenibili;
promuovere una memoria attiva che riconosca il sacrificio professionale di chi ha operato in prima linea;
riaffermare che la resilienza del sistema non può essere affidata al sacrificio individuale.
Il rispetto non è un tributo simbolico. È una condizione essenziale. Senza rispetto, nessun sistema di emergenza può dirsi realmente sicuro.
Dr. Roberto Romano, RN, MSc
Presidente Accademia Italiana Emergenza Sanitaria – AIES







