Riceviamo e pubblichiamo l’appello di un operatore dell’emergenza-urgenza delle Marche: depositata un’istanza formale alla Regione e lanciata una petizione nazionale per chiedere tutele uniformi e l’applicazione della Legge 113/2020.
Chi sale su un’ambulanza sa di dover affrontare la sofferenza, la gravità clinica, il tempo che scorre implacabile. Ma non dovrebbe mai mettere in conto di dover affrontare la violenza di chi è chiamato a soccorrere. Eppure, la cronaca recente ci consegna una realtà drammatica: gli episodi di aggressione verbale e fisica ai danni del personale del 118 sono in costante e preoccupante aumento. L’ultimo campanello d’allarme arriva dalle Marche, in particolare dal territorio del Fermano, teatro di gravi episodi che hanno spinto un operatore in prima linea a rompere il silenzio e a muoversi per vie ufficiali, facendosi portavoce di un malessere ormai diffuso in tutta Italia.
L’istanza formale e il silenzio delle istituzioni
In data 28 aprile 2026, alle ore 16:12, è stata depositata un’istanza formale tramite PEC indirizzata alla Giunta Regionale delle Marche, all’ARS (Agenzia Regionale Sanitaria) e all’AST di Fermo. Il documento, supportato dalla normativa vigente, richiede interventi immediati:
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L’adozione sistematica di Bodycam per il personale del 118.
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L’aggiornamento e l’applicazione rigorosa dei protocolli di sicurezza ai sensi della Legge 113/2020 (Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie).
Ad oggi, nonostante la gravità della situazione e la formalizzazione della richiesta, dalle istituzioni regionali è arrivato solo il silenzio. Un silenzio non più tollerabile per chi rischia la propria incolumità a ogni turno di servizio.
Perché la tecnologia può fare la differenza: il ruolo delle Bodycam
L’introduzione delle bodycam nell’equipaggiamento standard dei soccorritori non è un vezzo tecnologico, ma una misura di protezione pratica, immediata e ampiamente collaudata a livello internazionale.
“Le bodycam rappresentano uno strumento di trasparenza e responsabilizzazione reciproca. Nei contesti in cui sono già state adottate, hanno dimostrato di ridurre drasticamente le aggressioni, fungendo da formidabile deterrente psicologico e fornendo, ove necessario, prove incontestabili in sede giudiziaria.”
Sicurezza e Privacy: un binomio possibile
Il progetto proposto si muove nel perimetro della legalità e del rispetto del cittadino. L’adozione dei dispositivi è infatti prevista secondo criteri rigidi:
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Pieno rispetto delle normative GDPR sulla tutela dei dati personali.
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Protocolli di attivazione mirati, limitati esclusivamente alle situazioni di pericolo accertato, a tutela sia della dignità del paziente che della sicurezza dell’operatore.
Parte la Petizione Nazionale: “Proteggiamo chi ci protegge”
Di fronte all’immobilità istituzionale, la base dei lavoratori ha deciso di unire le forze. È stata lanciata una petizione nazionale su Change.org rivolta a tutti i professionisti dell’emergenza-urgenza ed extra-ospedaliera: soccorritori, autisti, infermieri e medici, operanti sia sul territorio che nei Pronto Soccorso d’Italia.
L’obiettivo è ambizioso ma vitale: ottenere tutele uniformi su tutto il territorio nazionale, superando la frammentazione regionale e garantendo che nessun operatore della salute si senta mai più solo o abbandonato all’interno di uno scenario violento.
✍️ Come sostenere la battaglia
Ogni firma rappresenta un passo avanti verso un ambiente di lavoro sicuro. Perdere un soccorritore a causa di un’aggressione significa togliere una risorsa vitale a tutta la comunità.
👉 CLICCA QUI PER FIRMARE LA PETIZIONE SU CHANGE.ORG
Rescue Press si schiera da sempre al fianco di chi opera sul campo. Condividete questo articolo, firmate la petizione e fate sentire la vostra voce. La sicurezza dei soccorritori è la sicurezza di tutti noi.







